da jonas | Giu 17, 2013 | personaggi
Nome: Imogene
Cognome: Tipperary
Età: 18
Aspetto: 1,55 cm di energia adolescienziale a stento trattenuta, Imogene sembra un folletto, incapace di restare ferma nello stesso posto per più di pochi minuti. Sembra dimenticare spesso le sue dimensioni ridotte, assumendo atteggiamenti piuttosto arroganti in una creatura della sua altezza. E’una graziosa bambola tascabile, sempre attenta all’ordine, alla pulizia, senza scadere mai nella leziosità. Ci tiene a presentarsi bene e a far fare bella figura al signor Westfall, ma in generale preferisce la praticità all’eleganza. Non ha tempo da perdere con certe frivolezze, lei!… Visetto estremamente mobile, a tratti delicato e fine come un cameo, a tratti espressivo in modo quasi comico.
Carattere: Pulita, sincera, leale, fin troppo diretta nelle proprie affermazioni ed istintiva nella azioni, e capace anche di una saggezza disarmante in una ragazza così giovane. L’ossessione per l’ordine e la pulizia degli ambienti è specchio di un rigore interiore, di un desiderio di stabilità e controllo che spesso cozza con la naturale inquietudine data dalla sua giovane età. Lunatica, facile alla collera quanto al riso, mutevole come un cielo primaverile, difende con ardore le proprie convinzioni, ed e capace del furore guerriero di un piccolo arcangelo, come di rese improvvise e assolutamente struggenti.
Storia: Cresciuta in una zona industriale nel mord dell’Inghilterra, senza futuro che non fosse la fabbrica e senza prospettive che non fosse un matrimonio più o meno combinato con un operaio o un minatore, Imogene se ne andò di casa a 15 anni, e da allora si mantiene lavorando come domestica.
Residenza: Fine del Mondo
da jonas | Gen 16, 2013 | personaggi
Nome: Kasimierz
Cognome: Binewski, ‘Kasimir il Magnifico’
Età:45
Aspetto: Uomo piccolo, dal fisico asciutto e nervoso da vero atleta. Kasimir è infatti un ex-acrobata ed ex-contorsionista: dei tempi magici della sua adolescenza, quando faceva il doppio salto mortale avvitato all’indietro o si faceva chiudere raggomitolato dentro una cassetta per la frutta cinquanta per settanta, ha conservato l’incredibile agilità, la forza sorprendente e l’elasticità quasi sovrannaturale. Se è dell’umore, ancora grazia le folle col doppio salto mortale, benché ora lo faccia vestito da Clown, zavorrato con voluminosi cuscini e imbottiture strategiche a simulare una pinguetudine che difficilmente Kasimir raggiungerà mai.
Ha un sorriso che si estende vertiginoso e crudele da orecchio ad orecchio, una bocca infinita piena di denti che raggiunge latitudini facciali inaspettate quand’è esasperata dal trucco di scena. Ha una massa di riccioli neri foltissimi e ribelli, con qualche filo grigio che lui tinge regolarmente con l’hennè. Quando leva parrucca arancione e naso rosso, Kasimir indulge in un trucco da ‘divina’, disegnando drammatici chiaroscuri con la cipria bianchissima, il kajal liquido e l’ombretto nero. Adora il rouge a levres rosso fuoco ed il profumo francese.
Carattere: Kasimir è il padre-padrone del Circo Binewski. Nato con la vocazione dell’imprenditore senza scrupoli, il Magnifico Direttore e Proprietario del Circo Binewski nasconde dietro il suo vertiginoso sorriso il calcolo dell’uomo d’affari e la crudeltà di certi dittatori sudamericani. Come il migliore dei padri, protegge come cuccioli tutti i suoi artisti (che chiama tutti ‘Figlio mio’ anche se a volte sono più vecchi di lui) ma da essi pretende assoluta fedeltà, impegno e soprattutto incassi. Il Circo è il suo Regno, in cui vige una monarchia INcostituzionale e NON-illuminata. Lo amministra, lo gestisce e lo protegge. Si narra che certi rappresentanti delle forze dell’ordine troppo intransigenti, giunti al Circo con l’ordine di farlo sbaraccare immantinente, siano stati rinchiusi accidentalmente nelle gabbie dei leoni (ma con Kasimir poco più in là che si godeva allegro la scena, mangiando uvette) e ne siano usciti molto più collaborativi, permettendo il regolare svolgimento dello spettacolo quella sera stessa. Si narra inoltre di furfanti che avevano tentato di taglieggiare il Circo richiedendo un ‘pizzo’, poi misteriosamente scomparsi nel nulla mentre le tigri del Bengala beneficiavano quella sera stessa di tagli di carne extra particolarmente pregiati.
Storia: Figlio di Otto Binewski, il grande padre fondatore del circo Binewski, è nato da qualche parte sulla strada tra Varsavia e Parigi (ma più verso Parigi, dice Kasimir). Otto Binewski creò il circo quarant’anni fa, raccogliendo intorno a sé artisti di strada, saltimbanchi e persino qualche criminale fuggiasco. Comprò gabbie ed animali esotici. Cucì con le sue mani gran parte del primo tendone. Fu Otto ad impersonare il primo pagliaccio detto ‘Kasimir’ inventandone abbigliamento e trucco, e lo impersonò fino alla sera della sua morte, quando si accasciò stroncato da un infarto poco prima di entrare in scena.
Lo Spettacolo deve continuare, è la dura legge del Circo.
Fu Kasimierz, allora splendido e giovane acrobata in calzamaglia, a prendere in mano la situazione: indossata parrucca, naso e trucco, diede la migliore interpretazione del Pagliaccio Kasimir che i comuni mortali avessero mai visto, tanto che tutti affermarono che Kasimr il Clown quella sera aveva dato il meglio di se stesso. Nessuno diede l’annuncio della morte di Otto ai giornali: semplicemente venne sostituito dal figlio Kasimierz sia in scena che nella gestione del Circo stesso.
Kasimir è il Principe Pagliaccio del Grande Tendone, ma non solo.
Quando qualcuno si ammala (o è in prigione) Kasimir lo sostituisce, sia egli il Domatore di Leoni, il Giocoliere o l’uomo che arrostisce le caldarroste all’ingresso. A volte sostituisce anche le donne: memorabile fu la sua interpretazione di Madame Safire la Chiaroveggente la notte che quest’ultima diede alla luce Cristophe e fu quindi costretta a disertare le scene.
Residenza: Circo Binewski
da jonas | Feb 22, 2013 | personaggi
Nome: Ignoto. Conosciuto come il Re dei Topi
Cognome: Ignoto
Età: Potrebbe avere 40 come 60 anni, il suo volto reca cicatrici solo in parte imputabili al tempo.
Aspetto: Il Re dei Topi dà l’impressione di non essere mai stato diverso da com’è ora, di non poter mutare mai. Non lo si può immaginare più giovane o più vecchio, non si può provare a ripulire quel volto, a domare quei capelli simili ad erba bruciata, striati d’oro e argento, e a vederlo in vesti diverse dagli stracci con cui si copre, in uguale maniera d’estate e d’inverno. E’ alto e secco come un vecchio albero nodoso, con la pelle olivastra, gli occhi simili a frammenti di vetro, alla neve quando si scioglie. Si dice possano leggere nell’anima degli uomini, quegli occhi. Si dice che le sue orecchie siano state la tomba di infiniti segreti. Di certo il suo corpo è segnato come vecchia una mappa. Una mappa che conduce ai confini del mondo e oltre.
Carattere: Spesso parla per enigmi, eppure in pochi metterebbero in dubbio la sua parola, nel suo regno di fango. Il Re non segue la morale dei più, per lui concetti come “giusto” e “sbagliato” non sono che sciarade pronunciate per ingannare l’udito e confondere la mente. Il Re sa che esiste la fame, che esiste il dolore, la paura, il bisogno, spesso urgente, di soddisfare ciò che il corpo reclama, ciò che la mente invoca. Tutto il resto non riempie la pancia, non acquieta l’istinto. Imprevedibile nelle sue decisioni, sampre pacato nell’atteggiamento, nell’eloquio, a volte si perde in deliri e monologhi, apparentemente folli. Ma, in realtà, lui vi dirà che sta parlando coi topi…. Giusto, in un modo tutto suo, spietato, agli occhi del mondo civile, misericordioso come un arcangelo. E altrettanto crudele.
Storia:
Quando nel 1858 la Corona incaricò l’architetto Bazalgette di costruire le nuove fogne, non si diede certo pena di ripulire prima quelle vecchie. Parallelamente ai nuovi condotti che correvano sotto la metropoli, 1300 miglia di merda e rifiuti che si rimescolano in un lento e perpetuo scorrere fino al Tamigi, erano rimaste le vecchie gallerie chiuse e cieche, i vecchi pozzi asciutti. Accanto al sistema fognario vecchio e a quello nuovo, inoltre, presero a scorrere i tunnel della metropolitana, neri di carbone, perennemente odorosi di fumo e metallo rovente. Così, il ventre della città divenne un intersecarsi di budelli piccoli e grandi, che scorrevano a varie altezze, il più delle volte senza sfiorarsi, come le vene e le arterie di un sistema circolatorio in perpetuo mutamento. Un labirinto senza fine, dove era possibile vagare per giorni senza vedere la luce del sole, dove anche i più esperti potevano perdersi, finire intrappolati in pozzi senza fondo, in sistemi senza uscita, popolati da creature difficilmente riconducibili a specie note all’umanità, capaci di far vacillare le menti più salde. Una trappola mortale per i più, un rifugio sicuro e inespugnabile per pochi…
Qui il Re dà asilo e ospitalità a chi non ha trovato spazio nel mondo di sopra, perchè non perfetto, o improduttivo.
Dispersi, perseguitati, massacrati, usati come capro espiatorio per tutti i mali dell’umanità “sana” e bella: non c’è bisogno di essere “mostri” per essere rifiutati e gettati via. Dal dedalo di strade scure e sporche, dagli androni in cui riecheggia solo il silenzio, i loro occhi spiano, famelici e timorosi al tempo stesso. Tutta la corruzione e la degradazione della città viene qu ia figliare, dando vita a una stirpe sfortunata e nascosta, con occhi pieni di fame, corpi piegati dalla miseria e dalla malattia, storti, insani, consumati dagli istinti più bassi e brutali, esasperati dal bisogno, dalla paura e dalla disperazione. E c’è di più. Avanzano brancolando, annaspando, trascinandosi penosamente esseri troppo mostruosi per immaginare siano mai stati uomini, ogni arto una deformità, volti tumefatti, piaghe infette, i capelli grovigli arruffati, le unghie artigli protesi per ghermire, i denti zanne snudate. Una folla di abomini con fattezze di uomo, uomini abominevoli, emersi dal viscidume che scorre sotto la città ignara. Ma guai a chi si avventura in quel mondo all’incontrario, senza conoscerne le regole: la città ha zanne e artigli. E non ha cuore.
Residenza: Reclama come suo regno tutta la Londra sotterranea, ma l’ingresso alla sua Corte è situato sotto la stazione di King’s Cross St. Pancreas, laddove un tempo sorgeva un ospedale per i malati di vaiolo.
da jonas | Gen 16, 2013 | personaggi
Nome: Lancelot
Cognome: Mercyful
Età: più di venti e meno di trenta.
Aspetto: tagliente come vetro e diamante, una geometria di linee dure e chiaroscuri altrettanto privi di dolcezza. Il bianco del viso, della sclera, dei denti stranamente non guasti. Il nero dei capelli, degli occhi, dei vestiti. Gli angoli acuti degli zigomi e del mento. Niente di dolce, ma qualcosa di bello come è bella una ragnatela perfetta col suo ragno nero al centro o un coltello da scalco appena lucidato dalla mola.
Carattere: Ferita aperta che aspetta ago e filo. Vuoto da riempire. Sonno della Ragione.
Storia: Allo scoccare della pubertà, qualcosa si è acceso in lui, e molto altro si è spento. Frequenti mal di testa hanno cominciato ad ottenebrargli vista e ragione. E lui cercava solo una cosa: sollievo. Vuoti di ore, poi di giorni. A volte intere settimane. Cerca buio e freddo. Notti dentro le cripte nei cimiteri, giorni nel fango del Tamigi. Il Dolore passa solo con altro dolore. Allora ecco che nelle sue carni si pianta aghi da cucito, che rimangono infitti e sepolti dentro di lui. Alcuni si infettano, altri semplicemente vengono divorati dalla carne. Amnesie. Bazzica i macelli di Whitechapel, cerca il gelo della carne morta nelle ghiacciaie e quello dei ganci da macellaio, il dolore dei morenti e l’odore metallico del sangue. E’ stato qualche tempo a Bedlam, dove gli hanno estratto diciotto aghi da cucito dal basso ventre e dai genitali. Poi è scappato.
Residenza: Blackfriars.
da jonas | Giu 17, 2013 | personaggi
Il Soldato si fingeva mendicante, razzolava mascherato da debole nelle immondizie e anche lui ogni tanto guardava i due investigatori. Jonas si chiese se avesse con se il suo revolver. Qualcosa gli diceva che il Soldato sapesse sparare bene. Ma a cosa? A chi? C’erano solo Londinesi. Cappelli a cilindro, pantaloni a scacchi, gonne col sellino, colli di volpe, colletti rigidi, cuffiette con le piume. Grigio. Nero. Marrone. A volte rosso e arancione. I Londinesi.
da jericho | Ago 1, 2013 | personaggi
Nome: Tristan
Cognome: Mercyful
Età: 50 (??)
Aspetto: Non molto alto, decisamente smilzo, un elfo fatto di giunchi e fuscelli nodosi. Nè giovane nè vecchio, ed entrambe le cose, in un connubio a volte curioso, spesso inquietante. Veste con ricercatezza, con abiti palesemente non suoi, raccattati chissà dove, chissà da chi, e non rinuncia mai al cappello e al bastone da passeggio, segni distintivi, a suo dire, di ogni gentiluomo degno di tale nome.
Carattere: Tristan sorride. Tristan si arrabbia. E spesso la sua espressioen non muta. Tristan + arrabbiato. Tristan è allegro. Ma vai a capire dove comincia un’emozione e ne finisce un’altra. Tristan fischietta spesso, a volte canta. E non è detto che lo faccia di gioia….
Storia: Atto primo: Tristan Mercyful vive felice a Inverness con la
moglie e due figli. Gestisce una piccola macelleria e la vita sembra scorrere
con dignità e soddisfazione
Atto secondo: approfittando di un viaggio improvviso della moglie Tristan
invita a pranzo un vicino e altri amici. Il vicino, la scomparsa del quale
viene denunciata dalla famiglia, verrà trovato morto appeso a un gancio nel
retrobottega della macelleria.
Atto terzo: Il macellaio viene condannato per l’omicidio e imprigionato. Su di
lui grava anche l’ombra della scomparsa della moglie e dei figli, che non
tornarono più dal loro viaggio.
Atto quarto: London bridge is falling down…. Tristan è a Londra. Commercia ancora in carne nell’East End. Non ha più una macelleria, ma ha una nuova famiglia.
Residenza: Da qualche parte a Blackfriars