da jonas | Mar 1, 2013 | personaggi
Nome: Valentina
Cognome: Casanova (è un nome d’arte, ma lei sostiene che sia un nome vero)
Età: 25
Aspetto: Valentina è la bambola più bella che c’è in negozio. Ha un viso grazioso dall’aria perennemente imbronciata, ma solo perché tutti le dicono che in realtà è più carina quando fa il muso. Sorride, senza mai dischiudere le belle labbra rosa perché ha gli incisivi leggermente distanziati che la rendono buffa quando ride. Capelli lunghi e biondi. Occhi tra il verde e l’azzurro. Un’espressione sfrontata, sembra una statuina fatta di porcellana o marzapane.
Questo accadeva mille anni fa.
Ora Valentina è una bambola di stracci informi, in una cella imbottita a Bedlam.
Carattere: Sfacciata. Smorfiosa. Sicura di sé. Un po’ cafoncella. Sulla scena è una vera professionista: sorridente come un mattino di maggio e perfezionista fino all’ossessione. Come il suo Mago, non esita a provare e riprovare i numeri decine di volte finchè tutto non è assolutamente perfetto.
E’ convinta di essere un’ottima illusionista, forse migliore di Safire, ma il mondo non è ancora pronto per una donna che lotta con una camicia di forza su di un palcoscenico. Per cui Valentina verifica che i meccanismi dei macchinari di Safire siano ben oliati e funzionanti, sorride e fa vedere le gambe. Prima o poi il suo momento verrà, ne è sicura.
Storia: per metà francese e per metà italiana, sosteneva di discendere da Giacomo Casanova, di essere la bis-nipote di uno dei molti bastardi che il libertino italiano ha disseminato per tutta Europa. Lavorava come assistente di scena per Cristophe Safire da quando aveva diciotto anni. I suoi genitori non approvavano né il suo lavoro né il suo stile di vita, ma era impossibile imporre qualcosa a Valentina, perché Valentina faceva solo e sempre quello che voleva. Alla fine Cristophe Safire la sposò, e poi morì. Fu lei a sabotare un numero di escapologia, condannandolo a morire incatenato in una vasca piena d’acqua. Rinchiusa a Bedlam, ha partorito i due figli Cristoph e Virginie. Poi un medico aperto alle nuove sperimentazioni l’ha lobotomizzata, riducendola a un vegetale.
Residenza: Bedlam
da jonas | Gen 5, 2016 | Schegge

Mr Honeybunny, il Maggiordomo di Belial & Lancelot Mercyful
Mercyful & Sons Butcher shop, Londra
1887
12
Piccolo uomo, con piccoli piedi e piccole mani.
Di fronte alla porta della macelleria, si aggiustava la maschera sulla maschera. Servo-che-soffoca-giudizi su uomo-che-non-è-una-donna. No. Honeybunny è, era, sarà. Un maggiordomo fedele. Un uomo completo. Una grossissima bugia ambulante.
Toccare la maniglia non gli avrebbe sporcato i guanti. O almeno non si sarebbe notato. Perché li aveva indossati neri. I bianchi da maggiordomo mal si accompagnavano alla macelleria. La sua coscienza, pure.
Honeybunny spinse l’uscio e l’uscio scampanellò il suo arrivo. Era tutto così gelido, con la pietra bianca che rivestiva il bancone e il pavimento. S’indovinava sozzura marroncina nelle fughe delle piastrelle sul muro. Tutto sapeva di metallo.
“Buon mattino, giovane Lancelot” disse il Maggiordomo evitando di guardare il ragazzo angoloso che si studiava assorto il palmo della mano .
“Mi hanno detto che venivi” Lancelot percorreva la linea della vita della mano sinistra con l’indice della mano destra. Trovato un punto di suo gradimento, spinse. Il palmo prese a sanguinare. Spinse ancora, piegando la faccia in un sorriso doloroso. Dal palmo uscì un ago da imbastitura, con la capocchia piatta come quella di un chiodo. Honeybunny continuò a non guardare.
“Sono venuto ad informare tuo padre che c’è stato un contrattempo. Il cliente di cui sapeva non è più interessato all’acquisto”
“Mi hanno detto che venivi. Hanno detto anche questo, che non volevi più il bambino”
Honeybunny nascose un moto di fastidio: Lancelot il veggente. Lancelot il visionario. Lancelot che sa tutto. O finge di sapere tutto. Che parla con la gente che abita dentro ai suoi stessi occhi di vetro e latte.
“E’ stato doloroso?” chiese Lancelot, osservando la punta dell’ago che gli era uscito dalla mano.
“Non so di cosa tu stia parlando. Per favore, dì a tuo padre che verrà pagato ugualmente, ma l’articolo non ci serve più. Lo ringraziamo per la pazienza con cui ha aspettato un nostro cenno…”
“Morire in quel modo. Venire fatto a pezzi. La mano, per prima cosa. Con cui ha chiuso la scatola. Gli si è staccata di netto. Mi chiedo se abbia sentito dolore”
Honeybunny si concentrò sul suo compito, non sullo straparlare del figlio maggiore dei Mercyful. Era convinto che quel ragazzo non fosse affatto pazzo. Che lo facesse apposta ad inventarsi tutte quelle storie, solo per metterlo a disagio. Che quelle cose senza senso le dicesse solo per divertirsi alle sue spalle.
“Sii gentile, giovane Lancelot” tirò fuori un portamonete di pelle dalla tasca interna della redingote: “consegna questo denaro a tuo padre, insieme alle nostre più sentite scuse. E’ inclusa la cifra del mantenimento dell’articolo negli ultimi tredici giorni”
Lancelot si portò il palmo alle labbra. Succhiò il sangue. Quando gli sorrise, Honeybunny s’accorse del rosso che gli macchiava i denti: “Sai, non abbiamo mai tenuto tanto un bambino con noi. Siamo diventati amici, ormai. Dice che si chiama Ansel e la sua mamma ha dei cavalli. Ora ci toccherà smaltirlo.”
Honeybunny tese il braccio e porse il denaro. Non c’era niente che desiderasse di più al mondo che pagare il servizio al suo padrone ed andarsene da lì. Voleva andarsene prima che Lancelot dicesse altro. Non voleva spiegazioni sullo smaltimento. Voleva uscire di lì. Non voleva sapere il nome di quel bambino. Prioprio no.
“Lancelot, dai questi soldi a tuo padre, sii gentile.”
“Non posso toccare i soldi. I soldi sono sporchi.”
“Allora chiama qualcuno che li possa toccare, ti prego” mosse un passo oltre Lancelot e chiamò: “Signor Mercyful? Ci siete?” la sua voce finto baritonale s’incrinò nel falsetto di donna. Stava perdendo il controllo. Colpa di Lancelot, come sempre. ”C’è nessuno qui dentro, oggi?”
(Vittoria Corella)
On the twelfth day of Christmas
my true love sent to me:
12 Drummers Drumming
11 Pipers Piping
10 Lords a Leaping
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree
da jonas | Gen 4, 2016 | Schegge

Noel Cadogan, terzogenito del Vecchio Drago & Eldred Grosvenor, suo blasonato commilitone
Westminster Abbey, Londra
1887
11
L’Equazione era: esemplare di sesso maschile (più che piacente o, a detta delle signore, Che bell’uomo!) sommato a militare graduato, elevato a potenza da un Blasone confezionato su misura da un padre ambizioso per un figlio ahinoi privo di ambizioni.
E il risultato era Noel Cadogan, che amava indugiare nelle sfumature del cuore quanto un gatto amava sedere sotto la pioggia.
D’altronde, tra i molti lussi di Cadogan Hall, l’unico non concesso ai suoi abitanti era l’avere dei sentimenti. Lord Henry – più che un uomo, un busto di marmo – aveva sempre guardato con disprezzo alle manifestazioni pratiche di anima. Secondo quest’ottica, Milord il Quarto Conte aveva confezionato suo malgrado un primogenito che non dimostrava sentimenti, un secondogenito che li dimostrava anche troppo e un terzogenito a cui non importava un fico secco della questione ‘pene d’amore perdute’.
O quasi.
Noel si guardò intorno. Meno male che la giornata era orribile e nessuno bighellonava fuori dall’Abbazia, concedendo ai due uomini un po’ di tranquillità. Intanto un fuciliere ubriaco non era una scena né edificante, né rassicurante. E poi questa storia del cuore spezzato! Non erano discorsi da soldato e da uomo. O da inglese.
“L’Amore è una roba da damigelle, Grosvenor. Quante volte te l’ho spiegato? Forse questo amico tuo non ha avuto la fortuna che hai avuto tu, ad avere uno come me che gli ha insegnato che certi piagnistei li deve lasciare alle sguattere. E’ uno coi tuoi gusti?”
Noel Cadogan di Eldred Grosvenor conosceva tutto. Anche quella cosa. E cioè che al Tenente, beh, non piacevano le donne, mettiamola così. Ci aveva provato Noel ha riportarlo sulla retta via. Nottate nel West End, con file di belle figliole compiacenti che guardavano i due militari biondi e belli e credevano di aver vinto alla lotteria. Pellegrinaggi nei bordelli migliori, annaffiati di champagne e affumicati d’oppio. Ma Eldred persisteva nella sua follia.
“Che diavolo ci trovi nei maschi, Grosvenor?”
“E voi, Cadogan, che diavolo ci trovate nelle femmine?”
“Tanto per cominciare, non hanno la barba.”
“Ah, non è del tutto spiacevole, in verità. E poi un uomo sa come maneggiare un uccello con grazia. Ha più esperienza!”
“Buon Dio, Grosvenor!”
E via così.
Eldred era una specie di fratellino, con un po’ di figlio dentro e molto di migliore amico. Noel non riusciva neppure ad immaginarsi di fare bisboccia senza di lui. E, benché non lo avrebbe ammesso mai con nessuno, gli voleva anche bene. E a volte aveva paura che la sua condotta scellerata lo facesse finire male, magari addirittura in prigione.
Che Dio non voglia: Eldred ai lavori forzati. Noel detestava anche il solo pensiero.
(Vittoria Corella)
On the 11th day of Christmas
my true love sent to me:
11 Pipers Piping
10 Lords a Leaping
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree
da jonas | Gen 3, 2016 | Schegge

Gordon Cadogan & George Cadogan, il Drago
Londra
1887
10
Gordon aveva indossato la sua uniforme da Colonnello.
Lo aveva fatto perchè sapeva che sua fratello avrebbe apprezzato un tentativo di legalizzare la sua presenza, e con essa la sua stessa esistenza, agli occhi dell’High Society. Ma lo aveva fatto soprattutto perchè sapeva che a Beatrix piaceva vederlo vestito così. Era stato solo un istante, quando la donna si era recata in cima alle scale per salutarli tutti, prima che si avviassero. Era stata lei a insistere per alzarsi, George si era opposto, naturalmente, ma alla fine Bea l’aveva spuntata. Avvolta nella camicia da notte, nella voluminosa vestaglia e nello scialle, sembrava una bambina sorpresa mentre vagava per le sale di un vecchio castello, in una notte senza fine.
La pena che gli attanagliava il petto da giorni, da quando si era sentita male durante il ricevimento, gli aveva strappato il respiro. Non poteva tollerare di vederla così pallida, così debole, una ballerina di filigrana in procinto di spezzarsi. Come poteva sopportarlo suo fratello?
“La devi mandare via. Non può affrontare l’inverno inglese, George”.
Da quanto tempo Gordon Cadogan non aveva osato sfidare apertamente suo fratello maggiore? Da quanto non osava esprimere un suo parere, una sua volontà che coinvolgesse anche qualcun altro, oltre a se stesso? Perché finché si era trattato di sè era stato più facile. Decidere di ripartire per l’Africa, di restare lontano per mesi, per anni, era stata una scelta solo sua, una faccenda tra sè e il suo egoismo, la sua viltà.
Ma ora era diverso, ora Gordon aveva deciso che doveva essere diverso.
“Dove dovrei mandarla, Gordon?”
Il volto di suo fratello era una maschera di pietra e pioggia, un’ombra chiara nella stanza in penombra. Nemmeno il fuoco che ruggiva nel camino sembrava in grado di sciogliere quella maschera da sfinge, di svelare cosa si celasse dietro l’apparente, imperturbabile padronanza di sè che indossava così dannatamente bene. Perfino ora che sua moglie stava male. Gordon avrebbe voluto colpirlo, avrebbe voluto ferirlo abbastanza profondamente da vedere se anche lui aveva sangue nelle vene, e non solo pioggia inglese, ma era suo fratello, lo amava, e in fondo la rabbia che provava era solo paura, solo debolezza.
“Forse suggerisci di mandarla in Africa, Gordon? Ti faresti tu carico di accompagnarla, immagino…”
Era stato George a colpirlo, alla fine, poche parole scelte con accuratezza, scandite, letali, accompagnate da quello sguardo che esigeva tutto senza chiedere nulla, che pretendeva una resa immediata, assoluta.
Gordon si era sentito assolutamente inerme, vinto, messo al muro come il traditore che era, e per un attimo aveva desiderato che suo fratello sferrasse il colpo mortale, che ponesse fine alle sue sofferenze e alla sua vergogna una volta per tutte.
Ma George non l’aveva fatto, lo aveva lasciato solo ancora una volta a fronteggiare la propria impotenza, la propria ignavia.
O forse no? Forse era una possibilità quella che gli aveva offerto suo fratello, l’opportunità di essere finalmente un uomo? Gordon stava riflettendo su quell’eventualità, ci stava riflettendo seriamente. In fondo, cosa poteva perdere? Lui e Beatrix avrebbero potuto meritare quella felicità che troppo a lungo si erano negati, che lui aveva preteso di negare entrambi.
L’avrebbe portata in Africa, l’avrebbe vista rifiorire, finalmente, fuori da quella serra fredda che troppo a lungo l’aveva imprigionata. Sarebbe stata bene. Sarebbe stata felice. Sarebbe stata sua.
Una voce scaturì da qualche parte infondo alla navata, e fu come se un angelo avesse disteso le sue ali su tutti loro. Il silenzio cadde così improvviso che Gordon Cadogan temette per un istante che i suoi pensieri proibiti potessero risuonare assordanti, svelati a tutti. Ma l’incanto della musica e di quella voce misteriosa aveva già rapito l’attenzione di tutti, e Gordon poteva riporre in fondo al cuore i propri segreti, senza spezzarli.
(Federica Soprani)
On the t10th day of Christmas
my true love sent to me:
10 Lords a Leaping
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree
da jonas | Gen 2, 2016 | Schegge
Briar Krane, impresario del Drury & Valentina Casanova, assistente del Mago Safire
Drury Lane Theatre, Londra
1887
9
Nell’angolo più nero delle quinte, nella pancia del mostro di funi, carrucole, sacchetti di sabbia e fondali bucolici, c’era un fiore. Corolla rosso brillante. Tre giri di petali di organza, Uno di seta e uno di tulle. Ogni petalo era bordato da bottoncini di madreperla a forma di rosa ed era trapuntato di sequin color ciliegia, come tante goccioline di sangue su punture di spillo.
Briar Krane si corrucciò un poco, perché i fiori non crescono nella pancia del Drury.
I fiori non piangono.
“Mademoiselle Casanova?” chiamò, certo che fosse lei, più per il profumo di rosa damascena, che per l’averla riconosciuta. Da una settimana il Drury profumava di rose e polvere pirica. Era l’odore della pelle di bambola della Signorina Casanova, col potere di evocare la notte di Tangeri nel bel mezzo del grigio fumo di una Londra fin troppo triste.
Mademoiselle Casanova sollevò il capo. Dava le spalle all’impresario e lui la vide raddrizzarsi tutta, piccola schiena con piccoli muscoli e disegni d’hennè e argento in riccioli e arabeschi. Testa bionda, boccoli perfetti su collo un tantino troppo lungo e troppo sottile.
“Mademoiselle? Vi siete persa?” glissò Briar, che aveva suo malgrado l’orecchio allenato per le lacrime nascoste: “Permettete che vi accompagni di sopra. Mancano dieci minuti al sipario…”
“Conosco la strada. Non mi perdo mai nei teatri….sono tutti uguali. Il vostro non fa differenza”
Briar abbozzò un sorriso alla nuca di Valentina: “Avete ragione. Ma è così buio qui, lasciate che vi faccia strada…”
“Non serve, mercì”
Briar si strinse nelle spalle. Ma qualcosa stonava nel Terrore di tutti i Servi di scena e tutte le Modiste. Qualcosa in Valentina Casanova era terribilmente sbagliato.
“Miss Casanova… perdonate, ma voi stavate piangendo?”
Valentina inspirò. Si girò. Occhi enormi e blu, cerchi neri di kajal: “No”
Gli si avvicinò:”Fatemi strada, dunque, visto che ci tenete” e gli porse la mano. Briar la prese con delicatezza e le mostrò la via: “Di qua, prego”.
Scavalcarono rotoli di gomene degni di un veliero, scatole di carta mezze schiacciate, cestini e rotoli di tela: sembrava un bazar nella mente di un genio confuso.
“A volte girare così tanto il mondo ti fa sentire solo…” azzardò Krane, con la mente ai suoi molti anni perso per Europa e Asia: “Posso capire come vi sentite. Non c’è da vergognarsi…”
Valentina non disse nulla. Riemersero gradualmente alla luce artificiale, ma era ancora buio: “Signor Krane, siete innamorato?”
Krane la guardò incuriosito: “Io? Io….suppongo di sì”
Valentina si fermò per fissarlo negli occhi: “Non durerà. Signor Krane. Finisce. Anche in questo momento. Sta già finendo. E non ci si può fare nulla. Si può piangere un po’. Ci si può lamentare. Ma poi la persona che ami si allontana. Magari perché il tempo a tua disposizione è finito. Magari perché c’è qualcun altro che ha preso il tuo posto…”
L’impresario del Drury aggrottò le sopracciglia: “Non è sempre così…”
Valentina fece il suo bel sorriso: “Oh, sì. Proverete tanta rabbia. L’Odio vi farà marcire dentro. Vi trasformerete in qualcosa di nuovo. O di molto vecchio”.
Qualcuno chiamò:”Cinque minuti! Chi è di scena!”
Valentina prese il viso di Briar fra le mani, si alzò sulle punte e lo baciò sulle labbra. Poi lo lasciò lì, con la bocca macchiata di rossetto, a fissarle gli arabeschi d’argento disegnati sulla schiena che si allontanavano verso la luce.