What is Victorian Vigilante?

What is Victorian Vigilante?

1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una Guerra Mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. In una Londra pervasa dalla nebbia e dai vapori del nuovo secolo un misterioso Vigilante mascherato pattuglia il Tamigi, una terribile ‘donna meccanica’ porta ovunque morte e distruzione e uno Scienziato Senza Dio trama per sconvolgere le sorti dell’Europa e del mondo intero con l’arma definitiva che cambierà il volto della Guerra per sempre…

Steampunk 101 Di G.D. FALKSEN

Steampunk 101 Di G.D. FALKSEN

FONTE: www.tor.com

 

Steampunk 101
Di
G.D. FALKSEN

(tradotto per VS con il benestare dell’autore, cercatelo su Facebook e Twitter! I suoi libri steampunk sono acquistabili presso AMAZON)

Che cos’è lo Steampunk?
In due paroline, Steampunk è Fantascienza Vittoriana. Qui ‘vittoriano’ non è inteso a indicare una cultura specifica, ma piuttosto si riferisce ad un periodo storico e ad un’estetica: il diciannovesimo secolo industrializzato.
Storicamente, questo periodo ha visto lo svilupparsi di molti aspetti chiave del mondo moderno (Manifattura meccanizzata, urbanizzazione estensiva, telecomunicazioni, vita d’ufficio e traffico di massa), e lo Steampunk usa questa esistente tecnologia e questa struttura per immaginare un diciannovesimo secolo ancora più avanzato, spesso completato da meraviglie di ispirazione vittoriana come velivoli a vapore e computer meccanici.

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Da dove viene lo steampunk?
In un certo senso, lo steampunk esiste sin dal diciannovesimo secolo. L’Epoca Vittoriana aveva la sua fantascienza, i cui esponenti più famosi furono Jules Verne e H.G. Wells, e durante il ventesimo secolo ci sono state storie di fantascienza più tarde ambientate in epoca Vittoriana. In ogni caso, il termine ‘steampunk’ non è stato coniato fino alla fine degli anni ’80, quando l’autore K.W. Jeter l’ha usato a scopi umoristici per descrivere un gruppo di storie ambientate in epoca Vittoriana scritte in un periodo in cui il cyberpunk era la forma prevalente di fantascienza.

Cosa c’entra la fantascienza?
La linea tra ‘Steampunk’ e ‘epoca vittoriana’ è estremamente sottile, e spesso le due cose sono inseparabili. Sono separate solo dallo status di ‘fantascienza’ dello Steampunk, benché fantascienza pesantemente inspirata dal fatto storico Vittoriano. Questo si verifica in uno di due modi: le Storie ‘proto-steampunk’ del diciannovesimo secolo possono venir viste come parallele alla nostra stessa Fantascienza, ovvero una visione del futuro dal tempo presente.
Per i vittoriani significava immaginare un futuro che ai nostri occhi moderni appare drammaticamente non-moderno. Sottomarini, viaggi spaziali, velivoli e vita meccanizzata erano stati immaginati dai Vittoriani, queste cose poi sono andate molto vicine alla realtà, ma comunque differivano da come il futuro è andato davvero.
Per gli scrittori moderni, con il beneficio della scienza moderna, lo Steampunk diventa un re-immaginare il diciannovesimo secolo con una visione più esatta di dove andrà la scienza un giorno. In questo modo, lo Steampunk spesso si trova a tradurre concetti moderni quali la rivoluzione informatica, thriller spionistico, mystery e addirittura Internet in un contesto Vittoriano utilizzando tecnologia Vittoriana.
Lo Steampunk diventa la mescola perfetta di storia alternativa e fantascienza.

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G.D. Falksen, looking Very Victorian & Steampunk. Cute.

… cosa c’entra il vapore?
Lo ‘steam’ in Steampunk, il ‘vapore’, non si riferisce unicamente alla tecnologia in se stessa, sebbene Le macchine alimentate dal vapore siano un aspetto vitale nel mondo dello steampunk. Lo ‘Steam/Vapore’ rappresenta un mondo in cui la tecnologia del vapore è sia dominante che prolifica. Durante l’epoca Vittoriana, la potenza del vapore ha rivoluzionato quasi ogni aspetto della vita.
La Macchina a Vapore ha reso possibile l’industrializzazione su larga scala e ha prodotto forza meccanica in maniera più efficiente e in una quantità tale da essere irraggiungibili dalla forza lavoro umana e animale. Produzione industriale e coltivazioni meccanizzate causarono agitazione nella struttura della vita lavorativa, ma aumentarono significativamente la produttività della società e ‘liberarono’ un’intera sezione della stessa dal lavoro di sussistenza affinché potesse andare a formare una classe moderna di professionisti e impiegati. I cambiamenti introdotti dall’industrializzazione del vapore permisero sviluppi mai sognati prima nel campo delle scienze, nel sociale e nelle merci che vennero poi associati con l’epoca vittoriana. Lo Steampunk trae ispirazione da questi cambiamenti e li applica a qualsiasi cultura influenzi.

…e cosa c’entra il ‘punk’?
Ironia, non c’entra niente. Come detto poc’anzi, il termine ‘steampunk’ si riferisce in modo semiserio al cyberpunk piuttosto che al punk in sé e per sé. Inoltre, ‘punk’ nel contesto punk rock fu il prodotto di circostanze molto specifiche seguite alla Seconda Guerra Mondiale, il che lo rende avulso dall’estetica Vittoriana che invece ispira lo steampunk. In ogni caso, chi fosse interessato ad esplorare l’equivalente steampunk del punk del ventesimo secolo può trovare materiale nei gruppi di controcultura del diciannovesimo secolo, dai Ludditi agli Utopisti ai delinquenti irlandesi (hoolingans). Aggiungete un’oncia di Street Culture Vittoriana, un poco di ragtime ed il punk ‘steampunk’ prende forma.

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…e gli ingranaggi?
L’ingranaggio è un simbolo facilmente riconoscibile dello steampunk, ma non è di esclusiva pertinenza del genere, ovviamente. E’ stato inventato molto prima del diciannovesimo secolo e rimane in uso tutt’oggi. L’ingranaggio collega dispositivi correlati come volani e pistoni, le ‘linee di forza’ dell’età del vapore. Il Potere del Vapore è potere meccanico e la sua trasmissione esige un sistema di parti mobili nello stesso modo in cui il potere elettrico ha bisogno di fili elettrici. Gli ingranaggi non sono ‘steampunk’ in se stessi, ma quando vengono utilizzati nei macchinari del 19esimo secolo, diventano l’icona di un genere.

Che ci dici degli ‘occhialoni’?
Gli ‘occhialoni’ si incontrano spesso nell’abbigliamento steampunk, e questo può creare l’impressione errata che in qualche modo siano fondamentali per uno ‘steampunk look’. Di certo, i goggles (occhialoni) vengono associati sia alla scienza che al viaggio meccanizzato, entrambe le cose sono temi molto comuni nello steampunk. Comunque questo non significa che chiunque nello steampunk indossi gli occhialoni; infatti, solo chi ha effettivo motivo di indossarli li indossa, e solo perché gli servono. Così come per sciarpe, giacconi da viaggio, grembiuli e camici, gli occhialoni sono un accessorio che può aiutare a dare vita ad un mondo steampunk, a patto che venga usato in maniera moderata e propria, poiché confina pericolosamente col ridicolo, se usato come fine e non come mezzo.

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Qual’ è il fascino dello Steampunk?
Un genere ampio come lo steampunk esercita un richiamo per molti. Alcuni ne sono attratti per l’amore che già nutrono verso l’epoca vittoriana. Altri ammirano l’approccio singolare dello steampunk verso la tecnologia: il re-immaginare le possibilità moderne con macchinari del 19esimo secolo. Moltissimi sono attratti dalla moda steampunk, che permette di combinare una gamma di stili e accessori del 19esimo secolo. Un aspetto cruciale dello steampunk è proprio l’attrarre persone con interessi così diversi, visto che offre qualcosa a tutti. Lo Steampunk è supportato anche dai movimenti neo-vintage, che si diffondono nella moda, nei film e nell’estetica, ma anche questo non permette di capire appieno il fascino dello steampunk. Il genere possiede una sua vita propria che attira fans da diverse direzioni e diversi campi e li porta in un mondo dove la moda è fatta su misura, le cose sono fatte per durare ed il macchinario è ancora visto come una maestà.

Lo steampunk sembra grandioso! Da dove si può cominciare?
La regola di base per lo steampunk è: “inizia dal periodo storico e poi aggiungi”. Uno dei grandi vantaggi dello steampunk è che si ispira all’epoca in cui vennero inventate fotografia e cinema. Questo permise di registrare dati visivi di gente di ogni classe sociale, di ogni cultura e origine e fornisce ora una massa senza precedenti di materiale di studio. La gente che cerca idee per la moda o per creare personaggi oppure scene da descrivere può trovare una quantità di punti di partenza nelle infinite foto d’epoca e pellicole sopravvissute. Quel che rimane da fare è aggiungere o modificare le immagini secondo il proprio gusto, benché si debba ricordare che molti aspetti del mondo steampunk e della sua gente rimangano virtualmente inseparabili dal periodo storico (epoca vittoriana) che li ha ispirati.

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G. D. Falksen è uno scrittore, studia storia e ha tenuto lezioni sullo steampunk come genere e sottocultura. Ammette di avere un debole per il ragtime. Dettagli ulteriori su www.gdfalksen.com

The Hellfire Chronicles: Blood in the Skies

The Hellfire Chronicles: Blood in the Skies

blood.in.the.skiesThe Hellfire Chronicles: Blood in the Skies
By
G.D. Falksen

 

Oh. Blood in the Skies. Ci diamo allo steampunk.

Svolgimento: G.D. Falksen, da bambino, secondo me guardava Bud Spencer e Terence Hill. Non so se questi film erano popolari negli USA, ma forse sì, se no non mi spiego Blood in the Skies. Non è Bruce Willis, non è Schwarzenegger, è Bud Spencer! Assolutamente! Ovvero: si va avanti a forza di cazzotti. Sparatorie alla Trinità. Risse alla ‘io sto con gli ippopotami’. Andiamo con ordine: presupposto niente male, ovvero nel 1908, i perfidi Russi a Tunguska conducono esperimenti con armi di distruzione di massa, ma siccome sono Russi e sappiamo che i Russi son buoni solo a far casino, distruggono il mondo. Letteralmente! Il nostro pianeta viene sbriciolato come un Oreo in tanti isolotti volanti di varia grandezza, dalla zolla erbosa al continente indiano. La tecnologia si resetta e tutti, per muoversi tra un isolotto e l’altro, volano coi dirigibili e i biplani della Grande Guerra. C’è una specie di Inghilterra postatomica chiamata Commonwealth e ovviamente loro sono i buoni, neanche da dire. I cattivi sono Pirati Volanti a metà strada tra quelli dei Caraibi e i cyborg di Terminator che parlano con marcato accento tedesco. Perché poi? Forse perché i tedeschi sono sempre cattivi.

I protagonisti di questa rissa continua di centinaia di pagine sono una donna pilota dotata delle grazie femminili di Obelix, Elizabeth Steele, e un agente segreto indiano strafigo e bonazzo, Ray.
Tunguska ha distrutto il mondo, ma NON la scheda perforata che serve a…boh. A qualcosa servirà, perché i cattivi la vogliono a tutti i costi e i buoni, Steele e Ray, non gliela vogliono dare. Così, per partito preso. Tanto per rompere le balle al prossimo. Ma si sa, i Buoni sono così.

Da pagina 5 a pagina XYZ assistiamo ad una sequela di combattimenti aerei, terrestri, a cazzotti, a fucilate, a insulti (no, a insulti no, Falksen è molto british e non credo sappia che esistono le parolacce) francamente un po’ estenuante.
Poi appaiono dei fantasmi. Poi degli zombi. Poi dei cyborg.
Poi il Dart Vader steampunk, Lord Bukhalter, si prepara a prendere a calci il Commonwealth.
Come non simpatizzare per lui?! Ha anche una civetta robot!

Poi il libro finisce. Così, senza un perché. Alla vigilia della Mother of all Battles, Falksen ci saluta tutti e alla prossima puntata. Ma porcatroia!

Mica per la battaglia eh, ma siccome Steele salterebbe addosso a Ray per tutto il libro, strappandogli i vestiti e possedendolo contro il muro, volevo vedere se le riusciva questa manovra.
Pazienza. Se vi piacciono i dirigibili e la gente con arti meccanici e donne cazzute che in confronto le eroine di Ken Follett sembrano la sorellina morta di Jo March, Blood in the Skies fa per voi. Se no, lasciate perdere.
Aspetto comunque l’episodio due: Falksen! E falli scopare a quei due! Cazzo!

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Paul di Filippo: la Trilogia Steampunk – Vittoria

Paul di Filippo: la Trilogia Steampunk – Vittoria

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Prima di leggere questo romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia), primo volume della trilogia steampunk di Paul Di Filippo, mi sfuggiva quale dovesse essere una delle caratteristiche fondamentali del genere: l’ironia.
E di ironia ce ne è davvero tanta, in questo volumetto (ma ho già iniziato anche il secondo romanzo, Ottentotti, e vi garantisco che promette altrettanto bene!!).
Qui lo steampunk non è il pretesto per sbrodolamenti vittoriani (tipo quelli che facciamo noi, per intenderci) o nostalgiche ambizioni guerrafondaie condite da tecnologie improbabili.
Lo Steampunk nasce innanzitutto come elemento di sovversione e sberleffo, presa in giro elegante e raffinata di un passato glorioso e irrimediabilmente perduto, di personaggi eruditi consacrati al loro ruolo di icone da così tanto tempo da aver ormai fatto le ragnatele.
La satira e la scrittura brillante di De Filippo ripulisce tutto, ripresentandoceli con intelligenza, in una chiave tutta nuova.
Nel primo romanzo la gloriosa e intoccabile Regina Vittoria, alla vigilia della sua incoronazione, scompare, e viene sostituita da un ibrido anfibio dai feroci appetiti sessuali creato da un eccentrico naturalista, che si prende caric odi ritrovare la vera sovrana prima che l’inganno venga scoperto. I personaggi di De Filippo, storici o inventati che siano, emergono dalle pagine vividi e prepotenti, costringendo il lettore a prendere parte ai loro discorsi che, nella loro assurdità, compongono una logica narrativa incontestabile. Molto steam, insomma, ma soprattutto molto punk, e nel più intelligente dei modi.
Il romanzo fila che è un piacere (a vapore, direi ;)), strappando un sorriso dopo l’altro, e lasciando con una sensazione di assoluto piacere, alla fine. E con la voglia insostenibile di saperne di più.