Prima tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Prima tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

15 luglio 2015

SOGNANDO TRA LE RIGHE presenta:

DOTTOR MORSE/SPETTRO DI NEBBIA
VICTORIAN VIGILANTE Blog Tour PRIMA TAPPA

Prima tappa del BLOG TOUR VICTORIAN VIGILANTE, primo romanzo di una nuova serie scritta a quattro mani dalle inimitabili Federica Soprani e Vittoria Corella, già Autrici di Victorian Solstice (http://www.victoriansolstice.it/), uscito ultimamente anche in cartaceo.
In questa tappa, le Autrici mi hanno voluto accontentare, regalando ai lettori, il profilo dei due personaggi chiave di questo primo romanzo: Lo spettro di Nebbia (il mio preferito!) e il Dottor Morse.
Un consiglio, se vi piacciono le foschissime tinte della Londra Vittoriana, se vi piacciono i romanzi avvolti dal mistero e la suspense, non potete indugiare oltre, dovete leggere questa serie!
Ma per convincervi, ho chiesto alle Autrici di raccontare qualcosa dei loro personaggi.
PRIMA TAPPA
LO SPETTRO DI NEBBIA E IL DOTTOR MORSE

Prima di lasciare spazio a questi due affascinanti
quanto inquietanti personaggi,
vi presento il romanzo, edito in digitale da Nero Press Edizioni.

VICTORIAN VIGILANTE EP. 1
Federica Soprani
e Vittoria Corella


Editore: Nero Press
Collana: Intrecci
Genere: Steampunk/Horror
Pagine: 106
Ebook: 1.49

Trama

1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una guerra mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. A Londra s’innesca una battaglia senza quartiere tra il misterioso vigilante mascherato Spettro di Nebbia, il Sergente Malachy Murphy e la spietata Baba Yaga, una donna meccanica alle dipendenze del Dottor Anton Morse, genio della Meccagenetronica dai loschi fini. Nella lotta verranno coinvolti anche il giovane tagliatore di diamanti ebreo Mordecai Gerolamus, perseguitato da invisibili e inquietanti demoni, la giornalista d’assalto Catherine “Orlando” Swan e suo fratello Percy, direttore del Giornale.

QUI LA MIA RECENSIONE AL ROMANZO:
http://sognandotralerighe.blogspot.it/2015/07/victorian-vigilante-ep-1-federica.html

A QUESTO LINK LA BELLISSIMA BACHECA DEDICATA ALLA SERIE:
https://it.pinterest.com/victoriansolsti/victorian-vigilante-ovvero-le-infernali-macchine-d/

IL BLOG
http://www.victoriansolstice.it/victorianvigilante/

LA PAGINA FACEBOOK
https://www.facebook.com/victorianvigilantelibro

TWITTER
@VictorianGDN

E ADESSO, FEDERICA E VITTORIA,
SONO LIETE DI PRESENTARVI:

LO SPETTRO DI NEBBIA

“Sei ricordo e dimenticanza, polvere di un sogno infranto, il miraggio di un amore perduto.”
Di che sostanza sono fatti i fantasmi? Alcuni non sono che eco dolenti, brandelli di nulla fluttuante rapiti alle ombre di un vecchio castello. Altri sono rabbia crepitante, odio dirompente, un buio che consuma se stesso in un’eterna notte e brucia tutto ciò che tocca. Altri ancora sono sospiri dolenti, che raccontano di vite non vissute, o di un amore troppo grande e forte perché la morte possa esserne la fine.
Lo Spettro di Nebbia è fatto di acciaio. In molti sono convinti che sotto le pieghe del mantello non vi sia che metallo coperto da metallo, uno scheletro freddo rivestito di cavi lubrificati da pompe oleose, agitato dalla mano di un abile giocattolaio nascosto nell’ombra.
Lo Spettro è un uomo che non c’è, è l’eterno assente. Qualcuno per il quale il posto a tavola è stato lasciato molti anni fa, e da allora è rimasto vuoto, in un’inutile attesa. Non appartiene a nessun luogo, le leggi del tempo degli uomini non lo riguardano. Ma così è giusto che sia, così deve essere.
Il mondo ha un bisogno disperato di eroi, ne ha sempre avuto. Eroi oscuri, com’è oscuro il mondo, figli di un crepuscolo fumoso, che fanno quasi più paura dei criminali che sono chiamati a fermare. Vigilano nella notte, come sentinelle silenti, combattono nelle tenebre senza sapere se meriteranno la luce. Perché qualcuno lo deve fare.
Lo Spettro pattuglia le notti londinesi, veglia sul sonno degli innocenti. La sua maschera è l’incubo dei malvagi, l’ultima speranza di chi ancora crede nella giustizia. Cosa ci sia dietro di essa non ha importanza. Non si può stringere tra le braccia un ideale, imprigionare un’aspirazione assoluta in un legame terreno. Lo Spettro non appartiene a nessuno. Neppure a se stesso.

IL DOTTOR MORSE

Dunque. Ecco Morse. Ha la faccia di un elegante Vincent Price, il suo aplomb nobiliare e aristocratico. Guardi e vedi mani lunghe e curate. Vedi giacche di elegante fattura. Barba perfetta, nemmeno fosse finta, ancora nera nonostante l’età non più giovanissima. Se lo guardi bene è il diavolo di certe pubblicità, di certi film di una volta. Barba a punta, sopracciglia arcuate. Affascinante, ma lo sai subito che non va bene parlare con lui, che lui non è rispettabile come sembra.
Morse forse è russo, forse no. Forse non viene da nessuna parte. Nella storia non ha origini, però parla russo, ceco, ucraino e comprende l’yddish. Il Diavolo parla molte lingue.
Morse ha molto difetti. Noi li chiamiamo difetti, per lui sono pregi. E’ nato amorale e questo è un vantaggio: quello che può fare non ha limiti e lo dimostrerà. Vuole una cosa, una persona, il mondo? Bene, troverà il modo di prendersela.
Lo vedi, raffinato e aristocratico, profondamente erudito, non capire nulla dei sentimenti umani, perché forse ne ha solo letto nei libri. Ci sono solo lui e il suo Genio. Solo una persona è migliore di lui, andando avanti scopriremo chi è. E lui, visto che non si fa scrupoli, questa persona se l’è presa e l’ha fatta sua.
Morse studia lo Spettro che è la sua Nemesi. Lo Spettro è moralità, porta giustizia a costo di farsi male. Morse lo guarda e sa di averlo ucciso, così, subito. Eppure eccolo. Il suo negativo. Il suo gemello ectoplasmatico. Entrambi hanno il gusto della teatralità, dello Show.
Morse forse vuol fare paura, Forse vuole solo creare scalpore, perché Morse è avido e la pubblicità è l’anima del commercio.
“Ti avevo già ucciso” potrebbe dire Morse allo Spettro. Ma in questa storia lo Spettro è vivo più che mai e non lascerà mai che il diavolo elegante vinca.
O almeno ci proverà.

Io sono rimasta folgorata dallo Spettro di Nebbia, durante la lettura del romanzo, tornavo spesso indietro e rileggevo i passaggi dove lui compariva all’improvviso, ora come un’ombra, ora come fumo. Come hanno scritto le Autrici: “Il mondo ha un bisogno disperato di eroi, ne ha sempre avuto. Eroi oscuri, com’è oscuro il mondo, figli di un crepuscolo fumoso, che fanno quasi più paura dei criminali che sono chiamati a fermare. Vigilano nella notte, come sentinelle silenti, combattono nelle tenebre senza sapere se meriteranno la luce. Perché qualcuno lo deve fare”.

Un romanzo imperdibile, non solo per le atmosfere, ma per quella misteriosa inquietudine che attraverso i personaggi si espande direttamente all’immaginario del lettore. Nel panorama steampunk, vittoriano, horror italiano, Federica e Vittoria non hanno rivali.
Come ho scritto nella recensione, scrivono adattando il loro stile al genere trattato, e in questo romanzo si percepisce tutta quell’atmosfera tipica del genere gotico horror delle origini, è proprio per questo che aspetto sempre con trepidazione ogni loro scritto. Un duetto unico e irripetibile nella narrativa di genere italiana.

Il BLOG TOUR prosegue con questo calendario, in ogni tappa,
tanti altri interessanti particolari su personaggi, origini e leggende.

15 Luglio – Sognando tra le righe
Due personaggi a confronto: Morse e lo Spettro di nebbia

19 Luglio – La biblioteca di Drusie
Leggende cui si fa riferimento nel romanzo

22 Luglio – Rosa del deserto
Recensione

28 Luglio – Il rumore dei libri
Excursus Personaggi

2 Agosto – I miei sogni tra le pagine + Liber Arcanus
Intervista doppia

5 Agosto – Aquila reale
Approfondimento su Vassilissa

Buon Viaggio lungo questo tour, alla scoperta della Narrativa di qualità di Federica e Vittoria, che ringrazio ancora una volta, per la fiducia sempre dimostrata nei confronti del blog e della mia persona, che le adora!!! Non smettete di farmi viaggiare negli oscuri meandri della vostra materia grigia!!!

Seconda tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Seconda tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Blog tour Victorian Vigilantes. Seconda tappa

VICTORIAN VIGILANTE BLOG TOUR

Federica Soprani e Vittoria Corella
SECONDA TAPPA

Buon giorno e buona bollente domenica estiva a tutti!
Oggi giorno speciale.
Le due splendide autrici di una delle serie del nostro cuore (Victorian solstice) ci hanno contattate per sapere se eravamo disponibili ad ospitare una piccola tappa dedicata al loro ultimo lavoro: Victorian vigilantes, edito da Nero press e in uscita in questi giorni. Ve lo presentiamo!

VICTORIAN VIGILANTE EP. 1
Federica Soprani e Vittoria Corella

Editore: Nero PressCollana: Intrecci

Genere: Steampunk/Horror
Pagine: 106
Ebook: 1.49
Trama

1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una guerra mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. A Londra s’innesca una battaglia senza quartiere tra il misterioso vigilante mascherato Spettro di Nebbia, il Sergente Malachy Murphy e la spietata Baba Yaga, una donna meccanica alle dipendenze del Dottor Anton Morse, genio della Meccagenetronica dai loschi fini. Nella lotta verranno coinvolti anche il giovane tagliatore di diamanti ebreo Mordecai Gerolamus, perseguitato da invisibili e inquietanti demoni, la giornalista d’assalto Catherine “Orlando” Swan e suo fratello Percy, direttore del Giornale.

Per saperne di più:
SU PINTEREST [QUI]  UNA BACHECA DEDICATA ALLA SERIE

Lo sappiamo, abbiamo rifiutato spesso di partecipare ai blog tour, ma per queste due splendide signore abbiamo fatto una piccola eccezione.
Cosa raccontiamo ai nostri (e loro) lettori?
Una cosa che ci incuriosisce sempre nei romanzi: miti e leggende a cui gli autori eventualmente si ispirano.
Stavolta ne abbiamo per tutti i gusti.
Vittoria e Federica hanno spaziato dalla più comune cultura pop, fino ad arrivare ad elementi di alta cultura.

Il nostro piccolo viaggio parte dalla prima e, nello specifico, dai supereroi Marvel e DC che tanti adulti e bambini hanno affascinato e ancora catturano.
In particolare sembra che a fare colpo siano stati gli uomini in calzamaglia, Batman e il capostipite del genere: The Phantom.

Batman (in italiano ‘Uomo pipistrello’) nasce nel 1939 dalla penna di Bob Kane e Bill Finger e approda in Italia nel 1945. Viene soprannominato Il giustiziere o il cavaliere oscuro, e in Italia anche come Ala d’Acciaio, Il Fantasma e l’aquilotto o Pipistrello.

Da Wikipedia: Dietro la maschera del giustiziere Batman si nasconde il miliardario Bruce Wayne, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo. Il medico Thomas Wayne si reca al Monarch theatre con la moglie Martha e il figlio di otto anni Bruce, per vedere il film Il segno di Zorro. All’uscita dalla sala, i tre vengono rapinati da un balordo, Joe Chill, che però spara, uccidendo i coniugi di fronte al bambino. Traumatizzato, il piccolo promette un giorno di iniziare a combattere i criminali, con lo scopo di rendere la città di Gotham City un luogo sicuro dove la giustizia sia realizzata correttamente. Bruce, erede di una fortuna miliardaria, viene cresciuto da Alfred Pennyworth, maggiordomo di casa Wayne, e raggiunta la maturità gira il mondo, apprendendo arti marziali e tecniche investigative dai migliori maestri del mondo. Di ritorno a Gotham City, un pipistrello irrompe da una finestra della casa di Bruce, che decide allora di utilizzare un oscuro travestimento ispirato all’animale per spaventare i criminali.
« I criminali sono codardi e superstiziosi. Il mio travestimento dovrà infondere terrore nei loro cuori. Dovrò essere una creatura della notte, nera, terribile… »
(Bruce Wayne/Batman)
Grazie al suo patrimonio mette a punto un sofisticato equipaggiamento dotandosi di prototipi della Wayne Enterprises con l’aiuto di Lucius Fox, collaborando con il commissario di polizia James Gordon nella lotta alla malavita. Oltre alla mafia, Bruce, chiamato Batman, combatte terribili criminali come lo psicopatico Joker, l’acuto Enigmista, l’ex procuratore distrettuale Harvey Dent (ora conosciuto come Due Facce), il Pinguino, Mister Freeze e moltissimi altri.

L’Uomo mascherato (The Phantom, in inglese il fantasma), conosciuto anche come l’Ombra che cammina, nasce nel 1936 (tre anni prima di Batman) dalla fantasia di Lee Falk (autore anche del famoso Mandrake il Mago).

Da wikipedia: L’Uomo mascherato è conosciuto per essere il primo “supereroe in calzamaglia”, il primo giustiziere dei fumetti a indossare il tipico costume che diventerà prerogativa dei supereroi, di cui rappresenta un prototipo. Altri combattenti mascherati del crimine appartenenti al mondo della fantasia, come ad esempio Zorro, non erano stati ideati specificamente per i fumetti e non indossavano calzamaglie. 
A differenza della maggior parte degli eroi in costume, però, non conduce una doppia vita sebbene fin quasi a metà del primo episodio la storia apparisse congegnata in modo da convincere i lettori che sotto la maschera si celasse Jimmy Wells, un ricco perdigiorno amico e corteggiatore di Diana Palmer. È solo verso la fine dell’episodio che si cominciano a citare il “giuramento del teschio” e il fatto che L’Uomo Mascherato esista da secoli; nel secondo episodio lui stesso racconterà a Diana l’origine della storia risalente al 1525.
Indossa una maschera e un costume viola attillato. La base di Phantom è nella foresta profonda dell’isola Eden appartenente allo stato di Bangalla o Bengalia o Bangolia, una nazione di fantasia (il cui presidente è Luaga, un suo amico. In una nazione confinante con Bangalla si trova una città chiamata Bengasi (ma non quella reale); risiede sempre sull’isola Eden che è sede del comando segreto della Jungle Patrol (Pattuglia della Giungla). E’ naturalmente dotato di caratteristiche psicofisiche al limite del sovrumano: oltre ad eccellere in tutte le caratteristiche fisiche come velocità forza e precisione, eccelle in tutte le caratteristiche psichiche come intelligenza, logica ed intuizione, ed in tutte le caratteristiche morali come giustizia, lealtà e stoico coraggio, in più può vantare una concentrazione ed un autocontrollo estremo, ad esempio riuscendo a sopportare colpi, dolori, lesioni e ferite per altri mortali, senza battere ciglio. In questo senso L’Uomo Mascherato non appartiene alla categoria dei supereroi dotati di speciali poteri sovrannaturali ma manifesta il suo eroismo attraverso il carisma frutto delle sue capacità di affrontare le difficoltà e di sconfiggere nemici ed avversari.
Nella giungla della storia, Phantom, l’Uomo mascherato, viene chiamato L’ombra che cammina (o semplicemente Ombra) ma anche L’uomo che non può morire perché, nella semplicità ed ingenuità degli abitanti indigeni della foresta, sembra essere apparentemente in circolazione da generazioni. In realtà, ciò è dovuto a una dinastia di Uomini Mascherati che interpretano a turno lo stesso personaggio. Quando per successione di vecchiaia o di uccisione in azione subentra un nuovo “Phantom” (solitamente un figlio o un affine), questi è tenuto a pronunciare la formula coniata dal Primo Uomo Mascherato Originale, ovvero il “giuramento del teschio”: «Dedico la mia vita alla distruzione di tutte le forme di pirateria, avidità e crudeltà. I miei figli e i loro figli seguiranno le mie orme.». Frequentemente le strisce presentano avventure ambientate nel passato, incentrate su Uomini mascherati antenati dell’attuale caratterizzati da un numero romano indicante la genealogia della successione, che li colloca lungo la linea temporale delle epoche storiche più o meno tra il 1500 ed il futuro prossimo, ad esempio in alcune pubblicazioni europee quando sono comparsi i figli dell’Uomo mascherato come futuri giustizieri.

Quest’ultima parte ci è stata espressamente citata da Vittoria Corella. Uhm… Che abbia voluto dirci qualcosa?

Abbandonando i supereroi troviamo qualcosa di ancora più misterioso e affascinante. Nel libro infatti, viene citato il Talmud Ebraico nel commentario Tosefta (i commentari sono diversi).

Il Talmud è uno dei testi sacri dell’ebraismo. Il suo messaggio si presenta in due forme: quella della Halakhah (Via da seguire) che riguarda le prescrizioni legali, e quella della Haggadah (Racconto), consistente in racconti di episodi, alcuni dei quali possono parere immaginosi e in parabole, modalità che si si sono riflettute poi nei Vangeli e nella Sunna islamica. L’insieme costituisce una vera enciclopedia delle conoscenze dell’epoca (matematica, medicina, astronomia ecc.).
Sempre Vittoria ci ha regalato un’altra dritta per non tediarvi inutilmente con citazioni e didascalie fuorvianti. La leggenda che più l’ha ispirata sembra sia stata quella dei 36 uomini giusti:

Ogni generazione conosce l’avvicendarsi di 36 uomini giusti (lamedvavnikim), dalla cui condotta dipende il destino dell’umanità.”

La prima fonte contenente un riferimento specifico ai Lamedvavnik è il Talmud di Babilonia, una volta tramandato in forma orale, messo per iscritto in seguito alle guerre contro i romani e alla conseguente diaspora, per evitare che la sua tradizione andasse perduta. In esso si legge: «Ci sono almeno 36 uomini giusti (Tzaddikim) in ogni generazione che manifestano di contenere la Shechina (Presenza Divina). È scritto, felici coloro che attendono lui (lo) [il Suo arrivo]» (Abaye, IV sec., Talmud- Mas. Sanhedrin 97b).

Una seconda fonte da cui attingere è la Tosefta, un complemento della Mishnah (La Torah orale). «Quando il giusto viene al mondo, il bene pure viene e la sventura è scacciata ma quando il giusto se ne va, è catastrofe e il bene lascia questo mondo.» (Tosefta, Sofa 10:1).

[Fonte]

Quindi, ricapitolando, uomini giusti in calzamaglia che portano il bene…
Ok, se prima ero curiosa ora lo sono molto di più.
E voi?
Conoscevate questi personaggi?
Avevate mai sentito parlare del Talmud?

Dal nostro angolino è tutto e passiamo la penna al prossimo blog.

Terza tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Terza tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Quarta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Quarta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

martedì 28 luglio 2015
Ciao a tutti. Oggi vi presento la quarta tappa del “VICTORIAN VIGILANTE BLOG TOUR” di Federica Soprani e Vittoria Corella. Nella nostra tappa presenteremo i personaggi.
Editore: Nero Press
Collana: Intrecci
Genere: Steampunk/Horror
Pagine: 106
Ebook: 1.49
Trama
1890. L’assetto europeo manifesta già i germi di una guerra mondiale e vede contrapposte due scuole di pensiero scientifiche: i Maniscalchi inglesi seguaci dell’Ergomeccatronica, che sfruttano esoscheletri potenziati per implementare le capacità di lavoratori e soldati, e i Senza Dio fautori della Meccagenetronica, localizzati nell’Europa dell’Est, che hanno sviluppato terrificanti ibridazioni uomo-macchina. A Londra s’innesca una battaglia senza quartiere tra il misterioso vigilante mascherato Spettro di Nebbia, il Sergente Malachy Murphy e la spietata Baba Yaga, una donna meccanica alle dipendenze del Dottor Anton Morse, genio della Meccagenetronica dai loschi fini. Nella lotta verranno coinvolti anche il giovane tagliatore di diamanti ebreo Mordecai Gerolamus, perseguitato da invisibili e inquietanti demoni, la giornalista d’assalto Catherine “Orlando” Swan e suo fratello Percy, direttore del Giornale.

Malachy Murphy 
Sergente di Scotland Yard, ha deciso di dedicare la propria vita alla cattura dello Spettro di Nebbia dal giorno in cui quest’ultimo causò il fatale incidente che gli fece perdere il braccio. I colleghi lo hanno soprannominato l’Automa, e non a caso: la Morphia da cui è dipendente lenisce il dolore che l’arto meccanico gli procura, ma annulla anche quelle infinite sfumature di emotività e empatia che fanno di un essere umano ciò che è. Un uomo che ha fatto del proprio tormento interiore la propria identità, eppure c’è qualcosa in fondo ai suoi occhi che palpita e brucia e lotta per emergere contro ogni annichilimento.

Mordecai Gerolamus
Un uomo, poco più che un ragazzo, senza un passato, in bilico tra due mondi. O forse molti di più. Mordecai è un tagliatore di diamanti, il migliore della Gilda di Clerkenwell. Lui guarda un diamante grezzo e vede ‘bellezza’ e ‘perfezione’. Lui vede molte cose, più di quante i suoi occhi innocenti possano ammettere.

Vassilissa Morse
Vassilissa è la bellissima protagonista di una fiaba, e ne è la più terribile antagonista, la feroce strega Baba Yaga. Come possano due creature così diverse convivere nella stessa persona è un mistero a cui solo il Dottor Morse, che l’ha ‘creata’, potrebbe dare una risposta. Guerriera implacabile, Vassilissa marcia su Londra con la violenza e la determinazione di un esercito. Programmata per uccidere, per distruggere, per compiacere ogni desiderio di annichilimento del suo padre-creatore. E’la Bella e la Bestia imprigionati nel medesimo incantesimo.

Dottor Morse
Dunque. Ecco Morse. Ha la faccia di un elegante Vincent Price, il suo aplomb nobiliare e aristocratico. Guardi e vedi mani lunghe e curate. Vedi giacche di elegante fattura. Barba perfetta, nemmeno fosse finta, ancora nera nonostante l’età non più giovanissima. Se lo guardi bene è il diavolo di certe pubblicità, di certi film di una volta. Barba a punta, sopracciglia arcuate. Affascinante, ma lo sai subito che non va bene parlare con lui, che lui non è rispettabile come sembra. Morse forse è russo, forse no. Forse non viene da nessuna parte. Nella storia non ha origini, però parla russo, ceco, ucraino e comprende l’yddish. Il Diavolo parla molte lingue. Morse ha molto difetti. Noi li chiamiamo difetti, per lui sono pregi. E’ nato amorale e questo è un vantaggio: quello che può fare non ha limiti e lo dimostrerà. Vuole una cosa, una persona, il mondo? Bene, troverà il modo di prendersela. Lo vedi, raffinato e aristocratico, profondamente erudito, non capire nulla dei sentimenti umani, perché forse ne ha solo letto nei libri. Ci sono solo lui e il suo Genio. Solo una persona è migliore di lui, andando avanti scopriremo chi è. E lui, visto che non si fa scrupoli, questa persona se l’è presa e l’ha fatta sua. Morse studia lo Spettro che è la sua Nemesi. Lo Spettro è moralità, porta giustizia a costo di farsi male. Morse lo guarda e sa di averlo ucciso, così, subito. Eppure eccolo. Il suo negativo. Il suo gemello ectoplasmatico. Entrambi hanno il gusto della teatralità, dello Show. Morse forse vuol fare paura, Forse vuole solo creare scalpore, perché Morse è avido e la pubblicità è l’anima del commercio. “Ti avevo già ucciso” potrebbe dire Morse allo Spettro. Ma in questa storia lo Spettro è vivo più che mai e non lascerà mai che il diavolo elegante vinca. O almeno ci proverà.
Lo Spettro di Nebbia
Di che sostanza sono fatti i fantasmi? Alcuni non sono che eco dolenti, brandelli di nulla fluttuante rapiti alle ombre di un vecchio castello. Altri sono rabbia crepitante, odio dirompente, un buio che consuma se stesso in un’eterna notte e brucia tutto ciò che tocca. Altri ancora sono sospiri dolenti, che raccontano di vite non vissute, o di un amore troppo grande e forte perché la morte possa esserne la fine. Lo Spettro di Nebbia è fatto di acciaio. In molti sono convinti che sotto le pieghe del mantello non vi sia che metallo coperto da metallo, uno scheletro freddo rivestito di cavi lubrificati da pompe oleose, agitato dalla mano di un abile giocattolaio nascosto nell’ombra. Lo Spettro è un uomo che non c’è, è l’eterno assente. Qualcuno per il quale il posto a tavola è stato lasciato molti anni fa, e da allora è rimasto vuoto, in un’inutile attesa. Non appartiene a nessun luogo, le leggi del tempo degli uomini non lo riguardano. Ma così è giusto che sia, così deve essere. Il mondo ha un bisogno disperato di eroi, ne ha sempre avuto. Eroi oscuri, com’è oscuro il mondo, figli di un crepuscolo fumoso, che fanno quasi più paura dei criminali che sono chiamati a fermare. Vigilano nella notte, come sentinelle silenti, combattono nelle tenebre senza sapere se meriteranno la luce. Perché qualcuno lo deve fare. Lo Spettro pattuglia le notti londinesi, veglia sul sonno degli innocenti. La sua maschera è l’incubo dei malvagi, l’ultima speranza di chi ancora crede nella giustizia. Cosa ci sia dietro di essa non ha importanza. Non si può stringere tra le braccia un ideale, imprigionare un’aspirazione assoluta in un legame terreno. Lo Spettro non appartiene a nessuno. Neppure a se stesso.

Percyval Swan
Percy è un uomo del suo tempo, il figlio di un mondo che cambia, forse troppo in fretta, come accade quando si cresce. Legato alle proprie radici, e tuttavia proteso verso il futuro. Tenacemente fedele a valori intramontabili di giustizia, onestà, lealtà, a costo di apparire stupido li persegue quotidianamente, con la naturalezza del respiro. Forse questo non giova molto alla sua vita privata, ma alla fine ciò che conta è essere coerenti con se stessi.

Catherine ‘Orlando’ Swan
Un mondo nuovo ha bisogno di nuovi eroi. E anche di nuove eroine. Catherine Swan non sa se ne ha la stoffa, ma il senso di giustizia in lei eguaglia solo la sua inesauribile curiosità. Giornalista d’assalto, dedita alla cronaca più nera della più nera tra le città, impugna la penna non solo per aprire gli occhi al mondo sui fatti, ma anche per raddrizzare i torti, denunciare i soprusi e assicurare i ‘cattivi’ alla giustizia. Già. Però a volte non è facile capire da che parte stare. Chi siano i veri ‘cattivi’. E poi c’è quel dannato Sergente, con quel suo sguardo malinconico, che riesce a farla tremare di paura, e forse non solo quella…

Sir Horatio Hastings
Figlio cadetto di una famiglia antica e potente, ha rinunciato alla ricchezza e al prestigio in nome dei propri studi e di una vita che gli permettesse di dimenticare se stesso e il dolore che reca con sè. Devoto all’Ergomeccatronica, abile ‘Maniscalco’, abita una casa infestata di ricordi, frequentata da spettri di carne e sangue e oscurità.

Beatrix Hastings
Lei è la fanciulla che aspetta. Da sempre, per sempre. Che in eterno aspetterà. Perché ha perduto qualcosa, Beatrix Hastings, qualcosa di prezioso, qualcosa di inestimabile, e in quella perdita vive, di quell’assenza si nutre, sentinella smarrita ai confini di sè. Ma per fortuna a Badhouse c’è sempre tanto da fare, c’è sempre qualcuno di cui occuparsi, dimenticando se stessi. Lei è la fanciulla che aspetta, la fanciulla che ama, nel silenzio, in stanze in cui danza solo il pulviscolo di giorni di sole di mille anni fa.

Vi ricordo di seguire la prossima tappa. 2 Agosto – I miei sogni tra le pagine + Liber Arcanus Intervista doppia.

Quinta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Quinta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

I miei sogni tra le pagine + Liber Arcanus

Cari lettori,
eccoci alla quinta tappa del blog tour dedicato al primo volume di Victorian Vigilante di Federica Soprani e Vittoria Corella!
Al contrario degli appuntamenti precedenti, abbiamo deciso di regalarvi un’intervista in tandem: il nostro blog intervisterà Vittoria, mentre sul blog di Liber Arcanus potrete trovare le risposte di Federica!
Passiamo ora la parola a VITTORIA CORELLA!
Ciao Vittoria!
1) Com’è nata l’idea per questa nuova storia? C’è stato un particolare di una foto/film/libro/ecc che ha messo in moto la vostra fantasia? O era una storia tenuta dal sacchetto?
VITTORIA: La genesi? Federica Soprani mi telefona ed esordisce con “Ciao Mordecai” Perché? Boh? Chiedetelo a Federica. Lo ricordo perfettamente, e ricordo che risposi: “Bel nome. Ci farò un personaggio, con questo nome. E’ un nome ebreo, quindi il personaggio sarà un ebreo, un tagliatore di diamanti ebreo a Londra.” Come siamo scivolate dentro lo steampunk poi è dipeso dalla mia folle idea di voler partecipare ad un concorso di fantascienza (strano, io detesto i concorsi, mi mettono ansia da prestazione) e siccome di solito Federica ed io scriviamo cose vittoriane e ottocentesche, l’unica fantascienza che si prestava al gioco era lo “steampunk”, la “fantascienza vittoriana” per eccellenza. Al concorso non riuscimmo a partecipare, perché non finimmo in tempo il romanzo. E così ci ritrovammo uno steampunk tra le mani, senza nemmeno sapere che farci. Per primo è venuto il titolo: Victorian Vigilante è una canzone del gruppo steampunk rock Abney Park. Per cui dovevamo metterci un tagliatore di diamanti ebreo e un vigilante che punisse i cattivi. Il resto è venuto man mano.
2) Come avviene la divisione dei compiti? Avete una preferenza di “scene” che amate scrivere o vi alternate?
VITTORIA: Abbiamo ognuna l’affido (congiunto) di determinati personaggi. Quando in scena compare un mio personaggio,(Mordecai, ad esempio, o Malachy) prendo io in mano le redini, scrivo io il pezzo. Quando la nostra telecamera mentale si sposta (per necessità narrative) su un personaggio di Federica (Catherine o Percy o chi per loro) allora il timone della narrazione passa a lei, ma siamo sempre e comunque in tandem. Siamo come i piloti dei robottoni di Pacific Rim, praticamente. Sempre in due per mandare avanti il bestione.
3) Ergomeccatronica e Meccagenetronica, quali sono le loro principali differenze e quali sono le “regole” su cui vi siete fondate per crearle?
VITTORIA: Semplice, l’Ergomeccatronica è una scienza non invasiva e non altera l’umanità dei ‘pazienti’ ma ne potenzia forza e agilità, mentre l’altra, la Meccagenetronica, interviene sul corpo e sulla mente dei soggetti. Diciamo che gli scienziati Meccagenetronici sono come i preparatori olimpici della ex-Germania Est: pur di vincere le loro gare non esitano a mettere a rischio la salute e la vita dei loro soggetti con modifiche non del tutto etiche. E’ un ‘doping’ psicofisico con aggiunta di parti meccaniche e droghe sintetiche. Non vi piacerebbe diventare un esperimento meccagenetronico, credetemi.
4) Mi affascina particolarmente il personaggio del Sergente Murphy, un Senza-Dio tra i ranghi di un Impero che ha messo al bando quella tecnologia. Scopriremo qualcosa di più su come è stato possibile?
VITTORIA: naturalmente. Malachy Murphy è straordinariamente solo nella sua diversità, in un mondo che rifiuta e teme quelli come lui. Ma l’alternativa sarebbe stata vivere da invalido e da vinto, e Malachy è nato per l’azione, come dimostrerà nel corso della storia. All’inizio è ancora smarrito davanti alla sua nuova ‘natura’.
5) Mordecai Gerolamus è un’altro personaggio decisamente intrigante grazie ai suoi tre demoni. Nei prossimi capitoli entreremo in merito alla loro apparizione? E soprattutto cosa vi ha spinto a tratteggiarli con quei nomi, colori e poteri?
VITTORIA: chi sono i demoni di Mordecai e cosa ci fanno nella sua testa sarebbe uno spoiler grosso come un Golem.
6) Hope’s End – La fine di ogni Speranza e la Fine del Mondo, altro luogo-simbolo della vostra serie precedente: è un omaggio? Una sorta di parallelismo? Un vostro incubo personale che ritorna?
VITTORIA: Sono una lettrice di Gaiman, specialmente dei suoi fumetti su Sandman, dove spesso le Case sono veri e propri “personaggi”. Oggetti inanimati con un’anima. Impossibile? A volte no. Le case sono vive, sono scrigni di segreti e ricordi, più sono vecchie e più ti parlano. Amo moltissimo le vecchie case. Hope’s End è anche un richiamo a Lost Hope, un’altra terribile casa appartenente ad una creatura molto molto crudele nel Romanzo “Jonathan Strange & Mr Norrell” di Susanna Clarke. La Clarke ha un gusto formidabile per i nomi delle case e per le loro storie. Vi consiglio di leggerla.
E poi mi piacciono i nomi inglesi delle case con END dentro, tipo Howard’s End, è terribilmente british!
7) Una storia apparentemente popolata da personaggi maschili, eppure per ora due donne tengono la scena, entrambe temerarie e capaci di affrontare i maschi, Orlando la buona e Baba Yaga, la cattiva. C’è una volontà specifica dietro a questo? Sono le vostre due anime (*risata malvagia*) che si fanno sentire?
VITTORIA: io personalmente mi trovo meglio nello scrivere di personaggi maschili, che nel 19esimo secolo hanno più facoltà di manovra, essendo il XIX secolo un centennio orrendamente maschilista. Le donne ‘forti’ in un romanzo ottocentesco sono d’obbligo se vogliono giustificare la loro presenza al di fuori di una cucina o una nursery piena di figli, purtroppo.
8) Quale è stata la sfida più impegnativa: immedesimarsi in un ambiente vittoriano (mi riferisco sempre a VS), con l’attenzione per il dettaglio e la coerenza storica, oppure creare questo mondo distopico e immaginifico dal nulla?
VITTORIA: come scrittrice e come persona sono molto ancorata al reale e al razionale. Il Fantastico, privo di regole, ti permette di fare qualsiasi cosa e non lo trovo stimolante. “Tanto è Fantasy” sembra il leit-motiv di chi scrive determinati generi di pura fantasia, senza preoccuparsi di stabilire regole che creino una coerenza interna, necessaria alla sospensione dell’incredulità. Qui la componente fantastica è tanta, per me è stata una sfida orientarmi in un mondo senza punti cardinali. Anzi, i punti cardinali li dovevo decidere IO! E’ una responsabilità grandissima! Personalmente preferisco lo storico puro, con le sue regole (la storia è questa, ti documenti, leggi, studi e alla fine del lavoro hai una tua mappa piuttosto precisa).
Ed ora, se volete conoscere anche le risposte di Federica, non dovete far altro che cliccare su http://liber-arcanus.blogspot.it/
La parola a Federica!
Com’è nata l’idea per questa nuova storia? C’è stato un particolare di una foto/film/libro/ecc che ha messo in moto la vostra fantasia? O era una storia tenuta dal sacchetto?
Forse non tutti sanno che Vittoria e io abbiamo iniziato a scrivere insieme in un Gioco di Narrazione da noi stesse creato e dal quale è scaturito tutto il nostro mondo vittoriano o quasi. Molti personaggi di Victorian Solstice vengono da lì, primo fra tutti Jericho. Lo stesso vale per Spettro di Nebbia e il Dottor Morse. Un giorno ci venne voglia di creare un supereroe vittoriano e Vittoria, da sempre devota alla causa dei Villain, decise di affiancargli un super-cattivo. In origine il Dottor Morse era un personaggio piuttosto buffo, i suoi post faceva ridere ed erano momento di leggerezza nel marasma di disgrazie che quotidianamente riversavamo sui nostri personaggi. Ma, come si sa, con noi finisce tutto in ‘tragggeddia’, e così anche il povero Morse è diventato un cattivo ‘vero’. E che cattivo!!
Come avviene la divisione dei compiti? Avete una preferenza di “scene” che amate scrivere o vi alternate?
In teoria ciascuna crea e gestisce i propri personaggi. Si definisce insieme la trama, si parla a lungo per sviluppare le idee, si prendono appunti (Vittoria ha la memoria a breve termine di un pesce rosso. Spesso dimentica anche ciò che ha scritto). In realtà ormai siamo talmente rodate bene insieme che ognuna si appropria dei personaggi dell’altra e se li spupazza, ottenendo di solito risultati ugualmente pregevoli. Senza contare i momenti in cui i personaggi prendono il controllo e fanno completamente di testa loro… Se poi vogliamo parlare di scene, Vittoria ama particolarmente quelle molto violente e splatter, oltre alle scene di sesso rigorosamente a tre 😉
Ergomeccatronica e Meccagenetronica, quali sono le loro principali differenze e quali sono le “regole” su cui vi siete fondate per crearle?
Ergomeccatronica . Meccagenetronica. Ricordo la fatica di trovare i nomi per queste due discipline e scuole di pensiero. Perché uno dei nostri problemi è che pretendiamo di dare un fondo di veridicità e coerenza a tutto quello che scriviamo. Quindi non ci saremmo MAI accontentate di creare due scienze con nomi a caso e tanti saluti. Eh no! L’Ergomeccatronica ha un approccio più umano e ‘naturale’ al progresso. Andando avanti nel romanzo scoprirete che dietro l’armatura dello Spettro, in particolare, c’è uno studio biologico molto accurato e ‘realistico’. Comunque, essa mira a migliorare le condizioni di vita degli uomini e la loro efficienza con l’aiuto di esoscheletri e arti meccanici installati in modo non invasivo.
Tutt’altra storia per i Senza-Dio. La Meccagenetronica prevede che il corpo e in ampia misura anche la mente umana siano stravolti nella loro stessa essenza. Gli innesti sono invasivi, pienamente integrati con la carne di chi li porta, connessi al sistema nervoso. In alcuni casi, come per Vassilissa, essi ‘crescono’ con i portatori, come parassiti, in una simbiosi sempre più spaventosa. La Meccagenetronica è geniale e terribile e prevede che chi la pratica, non meno di chi la subisce, sia pronto a giocarsi l’anima.
Mi affascina particolarmente il personaggio del Sergente Murphy, un Senza-Dio tra i ranghi di un Impero che ha messo al bando quella tecnologia. Scopriremo qualcosa di più su come è stato possibile?
Bello e dannato, il nostro Sergente. A Vittoria vengono bene certi personaggi che, immancabilmente, piacciono alle donne… Scoprirete molte cose su di lui. Personalmente credo che sia uno dei personaggi che subisce l’evoluzione più sorprendente nel corso del romanzo.
Mordecai Gerolamus è un’altro personaggio decisamente intrigante grazie ai suoi tre demoni. Nei prossimi capitoli entreremo in merito alla loro apparizione? E soprattutto cosa vi ha spinto a tratteggiarli con quei nomi, colori e poteri?
I Demoni di Mordecai sono strettamente connessi alla storia, quindi non è possibile parlarne senza rischiare di fare anticipazioni troppo plateali. Anch’io trovo geniale il modo in cui Vittoria ha tratteggiato questo personaggio e come è riuscita a unire suggestioni oniriche e oserei dire psicologiche, con elementi legati all’ambientazione. Man mano che si andava avanti e scoprivamo a nostra volta certi dettagli, mi veniva la pelle d’oca, giuro!
Hope’s End – La fine di ogni Speranza e la Fine del Mondo, altro luogo-simbolo della vostra serie precedente: è un omaggio? Una sorta di parallelismo? Un vostro incubo personale che ritorna?
Ci piace creare luoghi che abbiano nomi significativi, e anche un’identità, un’anima. Hope’s end è un omaggio a Susanna Clarke, sicuramente, e al suo Senzasperanza, castello nei regni fatati di cui è signore il Gentiluomo dai Capelli lanuginosi nel romanzo Johnathan Strange e Mr. Norrel. Fine-del-mondo esiste davvero, anche se col tempo si è ammantata di valenze via via più intense ed evocative. Nel romanzo c’è anche Badhouse, la Malacasa, una mia indiretta citazione della Malmaison, il castello che Napoleone Bnnaparte donò a Giuseppina in occasione le nozze.
Una storia apparentemente popolata da personaggi maschili, eppure per ora due donne tengono la scena, entrambe temerarie e capaci di affrontare i maschi, Orlando la buona e Baba Yaga, la cattiva. C’è una volontà specifica dietro a questo? Sono le vostre due anime (*risata malvagia*) che si fanno sentire?
Parlare di ‘anime’ tirando in mezzo Vittoria Corella è quanto meno ardito… La vita per le donne nell’antichità è stata di rado facile. Inutile raccontarsi storie. Riuscire a creare delle eroine letterarie credibili e immergerle in un’ambientazione realistica necessita di una vena masochista, perché prevede inevitabilmente il sacrificio di aneliti e aspirazioni troppo moderne. Forse per questo non mi spiace creare personaggi femminili, ho un motivo in più per renderli tormentati! Ma dal momento che la letteratura deve essere anche evasione, qualche licenza ce la si può concedere 😉 Inoltre tanto Orlando quanto Vassilissa riveleranno, andando avanti aspetti squisitamente femminili, e una natura che è frutto inevitabile della storia che hanno vissuto, delle influenze che le hanno accompagnate fin dall’infanzia. Orlando in particolare mi accompagna da anni, prima come personaggio del Gioco di narrazione, poi in Victorian Solstice. È il genere di eroina nella quale ho amato riconoscermi fin da piccolissima, coraggiosa, eccentrica, un po’ buffa e tanto, tanto appassionata in tutto quello che fa.
Quale è stata la sfida più impegnativa: immedesimarsi in un ambiente vittoriano (mi riferisco sempre a VS), con l’attenzione per il dettaglio e la coerenza storica, oppure creare questo mondo distopico e immaginifico dal nulla?
La coerenza storica per noi è sempre importante, come lo è quella scientifica. Quando scrivi di un’ambientazione che corre parallela alla realtà, devi, a mio avviso, mantenere comunque una coerenza interna, che troppo spesso manca alla letteratura fantasy o di fantascienza (o degli infiniti rigagnoli e sottogeneri scaturiti negli ultimi anni). Puoi raccontarmi tutto, insomma, ma fammi vedere che è possibile perché dietro c’è qualcosa che lo giustifica!
Per noi passare dal realismo storico di VS all’irrealismo storico di VV è stato un passaggio naturale e non troppo doloroso. Si è trattato di aggiungere elementi e possibilità, senza rinnegare nulla di ciò che abbiamo studiato e continuiamo a studiare da anni.
Se volete conoscere anche le risposte di Vittoria, non dovete far altro che cliccare su http://www.sognipensieriparole.com/
Sesta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

Sesta tappa del Blog Tour per Victorian Vigilante

mercoledì 5 agosto 2015

BLOG TOUR: “Victorian Vigilante Vol. 1” di Federica Soprani e Vittoria Corella / Sesta Tappa: Presentazione Vassilissa

Salve cari lettori 🙂 Benvenuti alla sesta tappa del blog tour dedicato a “Victorian Vigilante – Le infernali macchine del Dottor Morse” di Federica Soprani e Vittoria Corella,  primo volume di una saga steampunk che raccoglierà sicuramente pareri molto positivi. Quest’avvincente opera è il frutto della fervida immaginazione di due talentuose scrittrici che, ancora una volta, non hanno deluso il loro vasto pubblico di lettori.

Percyval Swan sollevò gli occhi dalla sua copia della Mayfair Gazette. Guardò fuori dal finestrino dell’omnibus a vapore. Le facciate dei palazzi d Regent Street scorrevano come soldati in parata. Pochi passanti percorrevano i marciapiedi indugiando davanti alle vetrine e agli ingressi delle sale da tè. Nessuno sembrava avere fretta. C’era una quiete speciale, quel giorno, come se Londra avesse cessato di respirare e rimanesse col fiato sospeso, in attesa. Il mondo appare sempre bello un istante prima di precipitare nel caos.

E caos fu. Nella Londra del 1890 si respirano già le prime avvisaglie di una guerra che incombe sul futuro dell’Europa. Come in duello mortale si fronteggiano due scuole di pensiero scientifiche: l’Ergomeccatronica si contrappone alla Meccagenetronica. Gli uomini non sono più “carne e ossa” ma diventano un tutt’uno con impianti sperimentali. L’unione ibrida tra macchina e uomo è una realtà.

Ho letto il primo volume di questa avvincente saga Steampunk con molta curiosità e mi sono ritrovata completamente affascinata dalla dinamica della storia e dai suoi incredibili protagonisti. Fin dalla prime pagine le scrittrici creano un’atmosfera carica di mistero, si percepisce che qualcosa di sbalorditivo sta per accadere. E accade.

Ho conosciuto molti personaggi ma tra tutti sono rimasta affascinata da Vassilissa, la Baba Yaga.

Vassilissa era tanto bella quanto la Baba Yaga era spaventosa. Ed erano la stessa persona.

Incuriosita ho chiesto, alle autrici, ulteriori notizie inerenti a Vassilissa

ed ecco la risposta di Vittoria Corella:

Vassilissa è l’ultima di una serie di bambole maccaniche ferme sulla soglia della vita, bloccata a un passo dalla luce dell’autocoscienza dalle modifiche di suo padre-scienziato-giocattolaio.  Vassilissa è Coppelia, creata da un artigiano un po’ mago e un po’ mostro, bellissima, ma artificiale.   E’ Pris di Blade Runner, con l’ingenuità di una bambina e la pericolosità di una leonessa.  Nasce il giorno in cui viene modificata e trasformata in un’arma da guerra. Quello che c’è prima non è importante. Non c’è nessuna Vassilissa Morse, c’è solo una bambina in surplus che nessuno ha voluto, finché Morse non l’ha scelta. L’adozione e la modifica successiva cambiano la sua vita, ma è impossibile capire se in meglio o peggio. Vassilissa entra nel limbo delle cose ‘non del tutto vive’, delle intelligenze artificiali, degli automi. Le cure del suo amato padre-inventore fanno di lei una creatura ibrida a cavallo dell’essere e del non essere.   Quanto c’è rimasto di vivo in lei, quanto c’è di umano? I sentimenti che prova sono pilotati, oppure sono autentici? E’ molto difficile capirlo nella prima parte della storia. Come gli altri esperimenti umano-meccagenetronici, ciò che addolora sia Vassilissa che  Malachy è l’estrema solitudine della loro condizione di Senza Dio in un regno in cui quelli come loro sono temuti ed osteggiati. Ma nessuno dei due ha avuto scelta e la domanda che si fa spesso Vassilissa è: c’è qualcun altro come me? Bambola meccanica, replicante, una forma di vita nuova, eccezionale, spaventosa e molto sola. La domanda da farsi quando si parla di lei è “Lì dentro c’è ancora un cuore? Un’anima?” Qualcuno nella storia se lo chiederà e dimostrerà che è possibile amare una ‘macchina da guerra’ del più puro degli amori. Coppelia fa nascere l’amore ma non può corrisponderlo, Pris lo possiede sì, ma solo per un tempo limitato. Vassilissa? Rimarrà macchina eppure le crescerà un’anima? Subirà il destino della creatura di E.T.A. Hoffman o sarà più fortunata? Si può solo leggere il libro e sperare per il meglio.

Con queste premesse, non vedo l’ora di leggere il secondo volume e scoprire di più su questo personaggio. “Victoria Vigilante – Le Infernali Macchine del Dottor Morse” è un inizio strepitoso per una saga che promette avventure, emozioni, la scoperta di un nuovo modo di essere. L’uomo non si pone alcun limite, la scienza viene piegata al volere di menti deviate dalla follia. Tutto questo mi piace. Federica Soprani e Vittoria Corella si riconfermano due scrittrici talentuose che non hanno paura nell’affrontare nuove tematiche. Il coinvolgimento del lettore è completo complice un ritmo sostenuto, duelli descritti talmente bene che non faticano a trasformarsi in immagini. I protagonisti, complessi e ricchi di sfaccettature, presentano il contrasto tra “uomo” e “macchina”. Le emozioni non svaniscono ma si moltiplicano. Un solo difetto: troppo breve! Non vedo l’ora di continuare a leggere l’evolversi di questa storia che vi conquisterà.

La settima tappa del blog tour vi aspetta il 9 agosto sul blog Stelle nell’Iperuranio.
Buon proseguimento e buona lettura 🙂