Twelve Days of Christmas: 12

Twelve Days of Christmas: 12

Jonas Marlowe & Jericho Shelmardine

Edwardian Solstice
Londra, Natale 1910

bench.snow

“È molto che aspetti?”
“Tutta la vita.”
Jonas Marlowe sbuffa una nuvoletta bianca dalle labbra, mentre prende posto sulla panchina a fianco dell’uomo pallido. Jericho Marmaduke Shelmardine sembra un pezzo di arredo urbano, una statua a cui qualcuno ha fatto indossare un cappotto nero. Il volto emerge dal nodo di seta della sciarpa blu cobalto come un bocciolo candido.
“Devi sempre essere così melodrammatico?” si informa l’ex-ispettore, intrecciando le mani rivestite dai guanti sul pomolo del bastone da passeggio.
È il turno di Jericho sorridere. L’angolo della bocca disegnata con un pennello sottile si incurva in una piccola ansa che genera una raggiera di rughe.

“E tu devi sempre essere così prosaico, Ispettore?”
“Realistico” lo corregge l’altro, catturando un fiocco di neve che sta per posarsi sui capelli del medium. L’argento che gli spruzza le tempie dà l’impressione che l’inverno lo stia avvolgendo.
“Comunque scusa se ti ho fatto attendere. C’erano delle cose che dovevo capire” aggiunge, e la consueta piega appare tra gli occhi troppo vicini, come sempre quando è concentrato.
“Ora le hai comprese?” domanda Jericho, senza guardarlo. Il suo profilo sembra un cameo sbalzato nel crepuscolo azzurro.
“Forse ne ho comprese altre. Più importanti” risponde Jonas. Cerca la mano del medium, quasi casualmente. Intreccia le dita con le sue.

Nel farlo le attraversa.
Stringe le labbra.

“Ti troverò sempre qui?” domanda Jonas, fissando le ombre che si allungano sulla neve. Il parco è un gioiello di cristallo sul punto di dissolversi.
“Mi troverai sempre. Ovunque” risponde il medium. Ha scorto Gini in fondo al viale. Presto lo raggiungerà e siederà al suo fianco, sulla panchina vuota. Presto sarà ancora solo.
Socchiude gli occhi quando l’aria della sera gli sfiora la fronte.

(Federica Soprani)

On the sixth day of Christmas
my true love sent to me:
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

Twelve Days of Christmas: 11

Twelve Days of Christmas: 11

Christophe Casanova, Divo del Muto (e spia tedesca) & Annabel Ashton, suffragetta (ora infermiera presso l’Ospedale dei reduci)

Edwardian Solstice

Londra, 1915

olivia

Le informazioni dicono: lei è la donna del Piccolo Conte. Che la donna poi assecondi questa fantasia è un dettaglio. Il Piccolo Conte che vola sulla Francia e abbatte biplani tedeschi come fossero piccioni d’argilla al tirassegno del paese. E’ un diavolo ai comandi di un aereo da combattimento. Il suo poi è dipinto tutto di nero, senza insegne. Berlino lo vuole morto entro l’estate, ma può morire il Diavolo? Piccolo Conte di Cadogan ti sei fatto un nome tra i crucchi, ma se non posso colpire te, colpirò chi ti sta a cuore. Gli sciocchi tedeschi sono solo macchine, buoni a combattere, bravi a uccidere o morire, ma di certe sottigliezze…oh, mon dieu, non capiscono un accidente.

“Mademoiselle Ashton”.

La signorina si volta. Ha le maniche tirate su fino ai gomiti. Sulla gonna macchie scure. Sangue secco. Una vera Santa. Sono qui per una Santa attraverso la quale colpire un Diavolo.

“Sì?” dice Annabel. Siede al capezzale del soldato. E il soldato non ha più le braccia dal gomito in giù. Dalle lacrime è scivolato nel sonno, sul mormorio della voce della Santa. “Posso aiutarvi…”

Mi guarda attenta. Dischiude le labbra. Il Diavolo ha decisamente buongusto. Ora tremerà tutta, emozionata nel vedermi. Oh mio Diavolo Inglese, lei diventerà roba mia in nemmeno venti parole.

Annabel inclina la testa: “…Monsieur Casanova, se non erro.”

Ottimo. Mi ha riconosciuto.

“Esattamente, io…”

“Siete qui per una donazione alle forze armate?”

“Veramente no…”

“Il morale allora. Ammetto che le attrici femmine funzionano meglio. E se poi volete anche fare una donazione all’ospedale dei feriti, ne saremo tutti molto lieti. Vi mostro la strada per la sala ricreazione. Un attore del Cinema per le truppe!”

Mi guarda ancora. Impermeabile al mio sorriso.

“Credevo vi foste arruolato…”
“Aspetto di essere assegnato”

No, non sta tremando o sdilinquendosi. Una Santa di Pietra. Il Diavolo Nero dei Cadogan combatte una battaglia qui in terra che non può vincere. Interessante missione, questa. Gli uomini del Kaiser sono astuti bastardi.

(Vittoria Corella)

On the sixth day of Christmas
my true love sent to me:
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

Twelve Days of Christmas: 10

Twelve Days of Christmas: 10

Victor Miranda, uomo di fiducia di August Lovelace (Il Don dell’East End) & Catherine “Orlando” Swan, giornalista della Mayfair Gazette

Victorian Solstice

West India Club, 1887

Buongiorno, dice l’uomo. Vibra la voce come una nota bassa di violoncello.
“Buongiorno” sorride Orlando. La giornalista sorride sempre, perché i sorrisi aprono molte porte. Ne è convinta. L’uomo che parla come un violoncello sulle note basse ne dissentirebbe. Le chiavi aprono le porte, le chiavi in mano a gente terrorizzata con un revolver alla tempia. Ovvio, non lo dirà mai. E lei non lo chiederà.
“In realtà avrei voluto intervistare il Signor Lovelace in merito alla sparatoria dell’altro giorno.”
Anche lui sorride. I denti sono bianchissimi. Ci sono tutti e sono perfetti. Solo gli stranieri ricchi hanno questa dentatura. Gli immigrati poveri non hanno denti di cui potersi vantare, anzi.
“Sono autorizzato a rispondere per il Signor Lovelace a qualsiasi domanda non risulti troppo indiscreta. Siete Miss Swan?”
“Sì, Orlando…”
“Catherine.”
“Come sapete il mio vero nome?”
I denti sono perle geometriche, piccole lapidi d’avorio, bianche come il marmo nei giorni assolati.
“Ho solo telegrafato in redazione, chiedendo i dati del reporter che avrebbero mandato. Conosco i reporter e con alcuni non parlo. Troppi pregiudizi circa quello che facciamo qui, per la comunità. Voi avete pregiudizi? Spero di no.”
Orlando, in piedi si limita a fissarlo. Qualche pregiudizio ce l’avrebbe. L’uomo coi denti perfetti, lo straniero azzimato ed elegante non sa anche quello?
“Vogliamo sederci e parlare?” chiede infine la ragazza.
“Lascerò la porta aperta, visto che non avete uno chaperon. Ma suppongo la cosa non vi preoccupi troppo. Anche se chiudessi la porta non vi sconvolgerebbe più di tanto.”
“Ho qualcosa da temere?” Orlando cerca di sembrare insinuante. Più sicura.
“Dipende dalle vostre domande, signorina”.

(Vittoria Corella)

On the fifth day of Christmas
my true love sent to me:
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

Twelve Days of Christmas: 9

Twelve Days of Christmas: 9

Maurice Langdon Seymour, Lord Cancelliere dell’Impero & Lady Gwen Coventry, sua moglie

Victorian Solstice (Vedere episodio 2)
Langdon Manor, Natale 1889

gwen
Il grande albero di Natale era cresciuto nell’arco di una singola, magica notte, nel salone delle feste di Langdon Manor. Qualcuno – il signor Fletcher, Gwen ne era certa – aveva deposto un minuscolo seme al centro del pavimento di marmo bianco di Carrara e marmo rosa del Portogallo e nel silenzio e nel buio l’incanto si era compiuto.
“Ti piace piccola Gwen?”
La voce di Maurice risuona come un rintocco di bronzo nella sala troppo grande, un’eco metallica che rimbomba fino al soffitto coperto di affreschi e stucchi e angeli dalle ali d’oro che sembrano sul punto di staccarsi dal paradiso e scendere in picchiata.
Un attimo dopo le mani di suo marito le si posano sulle spalle. Gwen sospira. Il puntale dell’albero è una lama affilata conficcata nel cuore del paradiso. Da laggiù le sembra di vedere l’azzurro sanguinare. O forse è uno degli angeli ad agonizzare trafitto da quel raggio di stella.
Maurice le posa un bacio tra i capelli e Gwen sente gocce di sangue precipitarle sul capo come una corona di rubini.

(Federica Soprani)

On the fifth day of Christmas
my true love sent to me:
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

Twelve Days of Christmas: 8

Twelve Days of Christmas: 8

William Gerald Cadogan, Tenente dei Flying Corps & Virginie Safire, agente segreto impiegato dalla ‘Buona Morte’ del Conte di Cadogan

Edwardian Solstice
Ypres, Belgio – 1915

william

“Il est un prêtre pour vous”
Perfino la dolcezza del francese svanisce nella bocca del soldato tedesco. Sembra che quella gente non sappia pronunciare nemmeno una parola senza conferirle un’asprezza che non ha ragione d’essere. Ma il fatto che si sforzi di parlare in una lingua che il prigioniero possa comprendere è apprezzabile. Quest’ultimo solleva appena il capo. Sostiene con la mano la fronte fasciata, come se quel semplice gesto gli costasse fatica. Sotto la frangia corvina che gli ricade sul volto gli occhi lucidi di febbre sembrano frammenti di giada sotto il pelo dell’acqua.
Il prete entra, con passo marziale, come ci si aspetta da un prete soldato tra i soldati. È straordinariamente giovane, ma da quando il mondo è impazzito la gioventù non è più un alibi per nessuno, tantomeno per Dio. Ma la sua giovinezza è il meno. Per un attimo, gli occhi del prigioniero si dilatano per metterlo a fuoco. Non ha mai visto un prete così bello. Comprensibile che lussuria e perversione siano così diffuse tra i papisti! Come si fa non essere tratti in tentazione da creature simili?
“Come ti senti figliolo?”
Il prete-bello parla un francese perfetto. Le parole sbocciano come fiori dalle labbra velate da un accenno di baffi biondi che non ne celano del tutto il turgore roseo.
Il prigioniero stringe le labbra. Quando risponde la voce gli esce dalla gola come un gemito appena udibile.
“Bene. Grazie per essere venuto, padre.” Buffo chiamare ‘padre’ una creatura del genere. Lo indovina esile sotto la tonaca, al di sopra della quale indossa un informe cappotto militare con le insegne del suo servizio.
Il soldato di guardia viene invitato ad andarsene da un’occhiata perentoria del cappellano. La sua presenza non è solo superflua, ma inopportuna. Dopotutto il prigioniero francese ha diritto di confessare i propri peccati, prima di incontrare il proprio destino.
Lascia che il prete si sieda accanto a lui e lascia la cella, chiudendo la porta alle proprie spalle.
Ed eccoli soli, seduti sulla paglia sporca, il capo d’oro del sacerdote accanto a quello bruno e impolverato del pilota catturato.
“Siete pronto per raccogliere i miei peccati, padre?” domanda quest’ultimo in un sussurro. Possibile che, sotto l’odore acre del sudore e della polvere da sparo, la pelle del prete profumi di fiori? Non era la pelle degli angeli a profumare di paradiso?
“Non ho bisogno di ascoltare i tuoi peccati, figliolo. Li conosco già tutti”
La risposta sorprende il prigioniero al punto che non si accorge neppure che è stata formulata in inglese. La sua vera lingua.
“E dunque perché siete qui, se non per preparami alla morte?” bisbiglia, ancora in francese, perché ancora non sente di potersi fidare di quella strana creatura che sembra rubata a un libro sulle fate.
Le labbra del prete si socchiudono svelando un sorriso di perla.
“Oh, la morte è spesso sopravvalutata, Milord. Sono qui per farvi resuscitare, piuttosto. Siete pronto a un miracolo?”
William Gerald Cadogan, futuro settimo Conte Cadogan e futuro Marchese De Secondat, non risponde nemmeno. Almeno su una cosa lui e il ‘prete’ sono d’accordo. La morte è spesso sopravvalutata.

 

(Federica Soprani)

On the fourth day of Christmas
my true love sent to me:
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

 

Twelve Days of Christmas: 7

Twelve Days of Christmas: 7

Colonnello Lance Fitzroy del King’s Royal Rifle Corps, 2ndo Battaglione & John Preston Sandhurst, Tenente presso lo stesso reggimento in India.

Victorian Solstice

Lahore, British India (Raj Britannico) – 1880

willem

Mani nere dispongono piatti di porcellana, tazze da tè, forchette e coltelli d’argento. Dove sono i guanti? Fitzroy insiste perché il personale indigeno indossi i guanti. Hanno una pelle che non va bene – si dice – ha un brutto colore, sembrano sempre sporchi. E lo sono! Lo sono! Come osa costui toccare il mio piatto, il mio bicchiere senza guanti ?!
“Tu, dove hai messo i guanti?” Fitzroy vorrebbe prenderlo per un polso, per il bavero, ma adetesterebbe doverlo fare. Tra Fitzroy e ‘quelli’ ci devono  sempre essere 30 centimentri di distanza: la misura del suo scudiscio. Non lo guarda – gli indiani sono tutti uguali. Brutti, pelle marrone, pelle sporca, lurida. Bruttissimi.
“Non ho guanti” risponde il cameriere.
“Tutti i camerieri hanno i guanti. Dove hai messo i tuoi? Li hai perduti? Li hai VENDUTI?” Fitzroy sfila lo scudiscio dai suoi stivali alti.
“Mai avuto guanti da cameriere”
Sahib, doveva dire Sahib! Gli insegneremo un po’ di educazione, a questo sporco muso nero. Gli spiegheremo bene come ci si comporta nel Club degli Ufficiali di Lahore. Fitzroy si alza: “Devi chiamarmi ‘Signore’ quando ti rivolgi a me”.
Solleva il braccio e sferra un colpo contro il cameriere. Il muso nero non arretra, al secondo colpo si fa avanti e gli blocca un braccio. Poi il braccio glielo afferra e glielo piega dietro la schiena. Ha una presa d’acciaio.
“Incline all’ira.” Commenta il cameriere “Non bene in un paese con l’80% di umidità e quarantanove gradi d’estate. Potrebbe venirvi un collasso, Colonnello. Respirate. Calmatevi. Lasciate che le cose scorrano.”
Fitzroy lo guarda in faccia, spalanca la bocca: “Ma come diavolo siete combinato, Sandhurst?”
“Spionaggio” spiega il Tenente inglese. Gli prende il fazzoletto dalla tavola e si deterge la fronte. Da marrone scuro, quel pezzetto di pelle diventa rosa.
“Ho ingannato voi, ma voi non contate. Voi non guardate gli indiani, dovrò provare il travestimento su qualcun altro. Qualcuno più attento.”
“E’ una pagliacciata, Tenente”
“No. E’ la guerra.”

(Vittoria Corella)

On the fourth day of Christmas
my true love sent to me:
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree