Recensioni di Mellivora su Anobii
Episodio 1: La Società degli Spiriti
Non son cose che esistono, gli spiriti. Nessuno ha poteri medianici. I Defunti non hanno niente da dirci, perché una volta morti si cessa di esistere e basta.
Ho iniziato a leggere questa raccolta, di cui La Società degli Spiriti è quello che apre la saga, sotto consiglio di un’amica, pensando di trovare dei racconti che mi immergessero a fondo nelle atmosfere cupe e fumose della Londra di fine Ottocento, con le sue contraddizioni e contrasti.
Purtroppo il primo racconto di Victorian Solstice non ha fatto alcuna magia, se non la sensazione che mi sia stato gettato del fumo negli occhi per tutta la lettura.
Il racconto è molto corto, troppo, soprattutto perché quasi ad ogni pagina vi è un continuo ricambio tra un’ambientazione e l’altra (tutte descritte e ricercate, ma risultano comunque di poco d’impatto, rimanendo poco impresse), seguendo la pista di un caso senza dei veri e propri indizi a cui aggrapparsi, e quando questi vengono inseriti, il più delle volte ho avuto la sensazione che fossero molto campati per aria, un fallimentare tentativo di arrampicamento sugli specchi che ha avuto un inevitabile scivolone, alla fine della storia.
I personaggi sono molti, troppi per un racconto così breve, e nonostante si veda il tentativo delle due scrittrici di dare a tutti loro un’anima, alla fine il tentativo non riesce, e quasi tutti (comprimari e secondari) appaiono come macchiette messe sullo sfondo dei vari cambi di ambientazione, volti più a stupire e impressionare, piuttosto che cercare di catturare l’animo del lettore.
I due protagonisti sono quelli più riusciti, ma a mio avviso la chimica tra loro non funziona: forzata, rigida, quasi manipolata, come se fosse un paio di pantaloni stretti che si cerca a tutti i costi di indossare. Non dico che siano incompatibili o non funzionino, ma per quanto mi riguarda sarebbe stato sufficiente qualcosa di soffuso e ambiguo, di sicuro molto invadente; un semplice gettare le basi e nulla più sarebbe stato sufficiente, dando così alle autrici il tempo di concentrarsi anche su altre cose, come ad esempio una risoluzione del caso più soddisfacente di quella che è stata data alla fine di tutto, e deludente sotto molti aspetti.
Durante la lettura poi ho notato diversi errori di battitura e punteggiatura, a volte anche solo errori di distrazione e, d’accordo il non avere una casa editrice di grandi dimensioni alle spalle, ma avendo tra le mani un’edizione cartacea (quindi quella che si potrebbe dire una “seconda edizione”) un controllo più scrupoloso lo si sarebbe potuto fare.
Negli anni ho letto davvero della brutta roba, prodotti abominevoli, deludenti dal punto di vista stilistico, di trama, personaggi, gestione degli avvenimenti, dialoghi, storia… insomma, dei veri macelli letterari, e questo racconto assolutamente non lo è, un macello… tuttavia mi sento in diritto di dire che ho anche trovato di meglio. Tuttavia dico che anche che, già solo con una decina di pagine in più, una cura più scrupolosa della trama e degli avvenimenti e un controllo più attento degli errori di battitura, sarebbe già una musica tutta diversa.
Ho messo due stelle soltanto, ma volendo essere precisa il racconto tende verso anche le tre, perché è stato comunque un piacevole intrattenimento e, come ho detto, credo che Victorian Solstice abbia tutte le carte in regola per migliorare, in futuro.
Episodio 2: La Lega dei Gentiluomini Rossi
Il perché delle cose non toglie il dolore, ma ti permette di ricostruire sulle rovine.
Letto e gradito, questa volta maggiormente, anche questo secondo episodio del quartetto Victorian Solstice in cui ho notato, con piacere, che l’aumento di pagine ha effettivamente influito sulla storia, migliorandola in modo piuttosto significativo e aggiungendo quel pizzico di atmosfera in che, purtroppo, nel primo episodio secondo me mancava.
Questo racconto è un significativo passo in avanti, sia per il lettore che per le autrici: Corella e Soprani con La lega dei gentiluomini rossi sembrano acquisire maggiore consapevolezza di loro stesse come scrittrici e del loro prodotto, i personaggi sono ormai stati “sdoganati” dal primo racconto, sono conosciuti e sanno come sfruttarli. La scrittura ha un tratto più fluido e sicuro e la storia e l’ambientazione non sono più sacrificate in favore dei due protagonisti, ma divengono un buono scenario, questa volta carico di maggiore atmosfera, in grado di attirare il lettore e spingendolo a voltare le pagine una dopo l’altra, avido del proseguire della storia, che si dipana agilmente pagina dopo pagina, liscia e piacevole come un bicchiere d’acqua fresca.
La Lega dei gentiluomini rossi non è una perla di rara bellezza, non è qualcosa di superlativo, ma mi ha intrattenuta in modo piacevole nelle ore che mi sono occorse a leggerlo… continuo a pensare che i casi da risolvere abbiano molti difetti, e le loro risoluzioni lasciano sempre un senso di incompiuto e un po’ di amaro in bocca, ma questo credo sia una scelta delle autrici: è chiaro, di fatti, che prediligano scrivere lo sviluppo dei rapporti tra i due protagonisti, piuttosto che imbastire un caso su cui il lettore ci si possa arrovellare per ore! Probabilmente in effetti, un caso più complesso sarebbe difficile da gestire, con solo sessanta pagine a disposizione, o poco più.
Al solito, sono presenti alcuni errori di battitura o anche stilistici che in certi momenti mi hanno reso meno agile la lettura, tuttavia rispetto al primo episodio della saga sono considerevolmente diminuiti, e questo mi ha fatto piacere.
Ho concluso la lettura di questo racconto con le stesse riserve che avevo al termine di La società degli spiriti, in merito soprattutto al modo in cui si sta sviluppando il rapporto tra Jericho e Jonas: molto veloce, in certi casi mi sembra pure frenetico e invadente, o quantomeno, il comportamento di Jericho risulta tale, soprattutto dopo quello che Jonas gli ha detto, a un certo punto della storia.
Capisco che nel corso della storia, e al termine di essa, il loro legame debba progredire in modo più significativo (rispetto invece a come sarebbe in un romanzo) ma continuo a pensare che anche dimostrazioni meno palesi avrebbero funzionato allo stesso modo.
La nota che stride, in tutto questo, dipende dal fatto che chi legge deve per forza non tenere conto dei comportamenti rigidi (almeno in società), delle numerose regole di etichetta, ma anche i numerosi tabù del periodo vittoriano, dove un comportamento disinibito o un orientamento sessuale differente venivano non solo messi al bando dalla società, ma anche condannati, a volte in modo anche pesante.
Jericho e Jonas sono personaggi atipici che non seguono le convenzioni, d’accordo, tuttavia una maggiore prudenza non potrebbe che giovare, in più di un senso, alla storia.
Piccola nota per concludere: era davvero necessaria la storia dello “zio”?
Questo, se devo essere sincera, mi ha fatto un po’ cadere le braccia, alla fine.
Episodio 3 – I Figli del Pozzo di carne
Il Pozzo di carne di Macklin Street era un luogo che non c’era… Era un luogo che non era un luogo, al crocevia di strade con nomi di re, una zona d’ombra in pieno sole, una pustola purulenta sul seno immacolato di una regina vergine.
Nel terzo episodio di Victorian Solstice abbiamo un ulteriore salto di qualità da parte delle autrici, che una volta di più sono state in grado di dimostrarmi che un inizio tentennante non significa rimanere impalati al punto di partenza ma che anzi, il più delle volte è solo l’inizio di un percorso di miglioramento.
Nelle pagine di I figli del Pozzo di Carne sin dall’inizio ho sentito un velo di pelle d’oca percorrermi braccia e collo, come il respiro gelido di uno spettro: più la lettura va avanti, più lo stomaco si è stringe in una morsa, e non passa finché non arrivi alla conclusione del racconto, e forse neanche dopo ti senti al sicuro. Sono parole scritte, inchiostro su carta, eppure il degrado e le brutture sono scaturite dalle pagine come una visione grottesca e allucinante, lasciandomi a bocca aperta, boccheggiando in cerca d’aria.
Questo racconto è bello, molto, per atmosfera, personaggi, caso presentato, ambientazioni… ma come sempre non è esente da difetti. Bene o male, gli errori riscontrati negli altri racconti continuano ad essere presenti, ma quello che all’inizio faceva storcere il naso, è diventato meno evidente, proseguendo con la saga, perché adesso i pregi delle avventure di Jericho e Jonas sono nettamente maggiori, rispetto alle mancanze.
Unica pecca evidente per me, che non ho potuto ignorare, riguarda la storia, e più nello specifico le varie ambientazioni. Perlopiù sono tre: il circo, il Mondo Sotterraneo e Macklin Street.
Interessanti, affascinanti… ma di breve durata. Niente più del tempo di un respiro, a volte.
Soprani e Corella sono state davvero brave a tratteggiare in poche pagine, anzi, in poche righe ambientazioni affascinanti e grottesche, aliene e allo stesso tempo familiari, in un certo qual modo… tuttavia la storia ne ha risentito, a parere mio, e i personaggi con essa. Di questi ne compaiono parecchi nel corso del racconto, ognuno di loro tratteggiato con caratteristiche che li rendono tridimensionali e interessanti al lettore, ma purtroppo, sempre per mancanza di spazio, la storia prende davvero poco tempo per dare il giusto spazio a tutto, lasciando così un certo senso di incompiutezza che lascia un poco l’amaro in bocca, e la voglia di saperne di più, ma senza la possibilità di ottenerlo.
Il personaggio dell’assassino, in particolare, devo dire che mi sarebbe piaciuto avere più tempo per conoscerlo, nonostante tutto. Le autrici nel corso della storia si sono prese il disturbo di entrare nella sua testa, e dando di conseguenza la stessa opportunità anche al lettore. Hanno creato un personaggio grottesco e inquietante, ma che in un certo qual modo mi ha lasciato una punta di fascinazione, come le zone d’ombra che si scorgono guardando la luce di un lampione. È oscurità e decadenza, è orribile e mostruoso… ma sono comunque stata dentro di lui, ho visto il suo modo di vedere le cose, e ho pensato che avrei voluto sapere, vedere molto di più.
Diete che commetto un reato, dicendo che un giorno mi piacerebbe tanto leggere un romanzo per ognuno di questi racconti? Io incrocio le dita e spero, nel frattempo!
Episodio 4 – I Fantasmi dei Natali passati
Era la dodicesima notte, la notte in cui tutto era impossibile, in cui i mendicanti divenivano re, e i re mendicanti, e ciascuno poteva osare essere tutto e il contrario di tutto.
Con questa recensione si conclude, per il momento, la mia avventura di lettrice nel mondo di Victorian Solstice, creato dalle illustri Soprani e Corella. Onestamente ormai non so più che dire in merito, perché l’idea generale su questa mini saga ce l’avevo da tempo, e tutte le impressioni accumulate nel corso della lettura dei quattro racconti le ho già sciorinate a sufficienza… quello che posso dire, di nuovo, è che spero vivamente che il quinto episodio di Jericho e Jonas non tardi a uscire, e che attualmente mi sento orfana della saga!
Spero vivamente che nei prossimi scritti le pagine continuino ad aumentare, perché è più che chiaro ormai che, più le due scrittrici hanno possibilità di manovra, migliore è il prodotto finale. Avendo raggiunto e superato il centinaio di pagine, I fantasmi dei Natali passati si presenta come un prodotto molto più completo rispetto ai suoi fratelli maggiori; il giallo imbastito nel corso della storia questa volta occupa molto più spazio, viene curato con più dovizia nelle indagini e nei particolari… gli assassini purtroppo ho constatato che il più delle volte sono realizzati sulla stessa falsariga, cioè persone ossessionate e con più o meno evidenti tare mentali: non è sbagliato, sia chiaro, e in un qualche modo hanno delle peculiarità che li rendono differenti l’uno dall’altro, ma come ho detto, il modello di partenza è lo stesso, e la sensazione che il caso ristagni è sempre presente. Quello che mi aveva stupido dei primi due racconti, lo ammetto, era il modo in cui si erano conclusi, ma sono contenta che almeno negli ultimi due ci sia stata il finale più “tradizionale”, per così dire!
Gli elementi utilizzati negli omicidi e il caso li ho trovati interessanti, ma ammetto di essere una particolare cultrice di questo tipo di casi, quindi è stato come sfondare una porta aperta… ma non dimeno lo considero un caso riuscito e interessante. Unico consiglio che mi viene in mente, per eventuali situazioni future, sarebbe di fornire un maggiore range di eventuali colpevoli, perché a mio avviso non c’è niente di meglio, per la lettura di un giallo, della presenza di più persone verso cui puntare il dito! Il bello di un giallo è anche questo, per il lettore: avere la possibilità di calarsi nei panni del detective e raccogliere le informazioni sul caso, gli indizi e le testimonianze.
La lettura di questa raccolta è stata molto interessante, soprattutto perché non solo ho potuto immergermi nella lettura di un mondo che amo e considero familiare e amico (victorian era forever!) ma ho avuto la possibilità di scoprire anche dei suoi lati che non avevo mai preso in considerazione, o che conoscevo solo vagamente. Ho appreso un sacco di cose nuove, leggendo Victorian Solstice, e quello che ho appreso mi ha fatto apprezzare ancora di più questo libro, perché la lettura di un libro per me non è solo evasione, è anche apprendimento, e di nozioni interessanti questa saga ne è piena, e non sono mai invasive, a mio giudizio.
Unico piccolo neo che ho sempre notato, ma ammetto di non averlo mai tenuto in considerazione, fino a quest’ultimo racconto, sono i poteri medianici di Jericho. Io per prima dico senza problemi che non so se sarei in grado di scrivere di un personaggio con queste capacità, tuttavia questa sua abilità l’ho sempre sentita passare in secondo piano, in tutta la saga. Non sarebbe stata la stessa cosa, è vero, vedere i casi risolti perché Jericho parlava con i fantasmi delle vittime, ma in certe occasioni questa sua capacità avrei apprezzato che tornasse più spesso, perché non è solo una peculiarità del personaggio, come se avesse un neo sotto a un occhio, ma qualcosa che lo ha definito e in un certo senso plasmato come persona nel corso della sua vita, gli ha causato problemi, lo ha fatto soffrire, ma è stata anche la via che gli ha permesso di divenire ciò che è adesso, perciò sarebbe stato più che sensato sentire questo suo “dono” molto di più all’interno dei racconti.
A parte questa piccolezza, spero di avere presto tra le mani i prossimi scritti di queste autrici e di avere ancora la possibilità di leggere di questa saga. E se non si è capito abbastanza dai commenti precedenti: ne consiglio vivamente la lettura!
Episodio IV: Recensione di Rosa del Deserto
Finalmente sono riuscita a scrivere anche questa recensione. Ultimamente non trovo quasi le parole per esprimere i miei pensieri, quindi spero di non annoiare e di riuscire a coinvolgervi nei libri che leggo e di cui voglio parlarvi.
Pochi giorni fa ho concluso l’ultimo capitolo della serie Victorian Solstice, scritta da due autrici italiane: Federica Soprani e Vittoria Corella. Avevo voglia di perdermi ancora una volta nella Londra Vittoriana, e di scoprire maggiormente i due meravigliosi protagonisti, Jericho e Jonas! Nei precedenti capitoli molte cose erano rimaste in sospeso, ma ora finalmente il passato verrà rivelato!
Grazie di cuore alle due autrice per avermi permesso di leggere tutti i capitoli. Un’ottima lettura!
Per le precedenti recensioni, cliccate su “RECENSIONI” e andate a cercarle! È tutto ordinato per autore, così da non perdere nulla!
Consigliato? Sì! Come i precedenti capitoli di questa appassionante serie, ve lo consiglio! Soprattutto se amate perdervi nella Londra Vittoriana, tra salotti di nobili, ma anche tra i più poveri, persone che contano poco e niente. Una serie che presenta un mix di elementi che uniti insieme creano qualcosa di ben scritto e altamente godibile. Una bellissima lettura, a mio avviso.
Recensione
A volte il solo modo per salvare un amore era strapparselo via dal cuore.

In questo ultimo capitolo ritroviamo, come sempre, la coppia Jericho & Jonas che deve affrontare ancora degli ostacoli nel loro rapporto. Fantasmi oscuri tornano dal passato, che riaffiora con forza e prepotenza, e che indeboliscono i già fragili equilibri dei due uomini.
Fantasmi fatti di carne e ossa che si divertono a infliggere dolore, a riportare alla mente eventi passati impossibili da dimenticare. Violenze gratuite verso poveri innocenti. Ma anche ricordi di qualcuno che in realtà nasconde dei segreti, che sgretola le certezze e un sentimento che si credeva di provare e per cui essere realmente ricambiati.
Tra i loro problemi poi c’è sempre un caso da risolvere. Questa volta degli omicidi terribili a discapito di poveri ragazzi dediti alla prostituzione omosessuale. Bambini o poco più di bambini che per poter vivere devono lasciare il loro corpo ai voleri e ai piaceri di persone spregevoli che spesso si nascondono dietro una maschera di moralità e religione.
Omicidi che sono legati ai santi, al mondo in cui furono uccisi i martiri cristiani. Cosa c’è dietro il ritrovamento di una testa e, successivamente, del corpo abbigliato in modo femminile? E il corpo martoriato e trafitto da lame?
Innocenti, almeno in tali colpe, vengono spediti in carcere, a causa di genitori cinici e pronti a gridar vendetta per un matrimonio non voluto.
Amori che si incrinano per folli e oscene passioni.
E un forte desiderio di far giustizia. Perché tutti, dai ricchi al più povero cittadino di Londra, meritano di vivere, meritano di scoprire chi ha assassinato i propri amici, anziché chiudere gli occhi e andare avanti come se nulla fosse.
Laddove la polizia non interviene, ecco giungere di nuovo i due investigatori, che come sempre uniranno le loro abilità per rispondere a quel richiamo di giustizia che sentono nel cuore.

E chissà, magari riusciranno finalmente anche a vivere il loro amore, un sentimento malsano per l’epoca, non possibile da vivere alla luce del sole.
Questo ultimo capitolo mi è piaciuto davvero tanto. L’ho letto in un soffio. Le pagine scorrevano rapidamente sotto i miei occhi e non vedevo l’ora di saperne di più.
Le due autrici hanno disseminato vari indizi sul passato dei due protagonisti, ma solo ora si è giunti realmente a capire molto di più. Un uomo, Esteban Segundo Desiderio, sarà la chiave per comprendere molti degli elementi lasciati in sospeso.
C’è poi un ritorno anche alle fiabe che avevo trovato interessantissime nei primi capitoli.
La cosa che amo di più, e che ho ripetuto molto anche nelle precedenti recensioni, è lo stile delle due autrici. Tutti i capitoli di questa serie sono scritti in maniera eccellente. Uno stile davvero ben curato, a tratti “forte” nel descrivere i dialoghi delle persone povere e appartenenti alle soglie più basse della società, ma anche quasi poetico in altre circostanze. La cosa particolare, poi, è che pur essendo scritto da due autrici diverse, non si avverte quando inizi a scrivere l’una o l’altra. Si fondono, creando qualcosa di veramente godibile.
La descrizione delle ambientazioni è tra gli aspetti più riusciti. Leggendo questi racconti, sembra davvero di sprofondare in quella Londra di fine 800… tra i suoi fumi e le sue contraddizioni. Tra sale di lusso, e ambienti malfamati. C’è grande ricerca anche per quanto riguarda l’abbigliamento e gli usi e costumi dell’epoca, cosa fondamentale per scrivere un romanzo/racconto storico.
Insomma, sono davvero soddisfatta di questa serie. Ve la consiglio seriamente, se amate un mix di giallo, storico, con una punta di erotismo – soprattutto nei primi capitoli – che però non disturba troppo (e se ve lo dice una che non apprezza questo genere!).
Davvero un ottimo lavoro, ma vorrei consigliarvi di leggerli uno dietro l’altro, per non perdere elementi fondamentali soprattutto nel comprendere perfettamente il passato dei due protagonisti!
Episodio IV: Recensione di Giovanni Cattaneo su Nero Cafe
Quando mi è arrivato da leggere questo e-pub, quarto episodio della serie “Victorian Solstice”, sono rimasto inizialmente perplesso. Tropo breve, forse, il lasso di tempo trascorso dall’uscita precedente. Come possono le autrici, in soli sei mesi, costruire una storia accattivante, affascinante e suggestiva come le precedenti? Poi, però, la sensazione è subito mutata in sconforto, non appena ho scoperto che si tratta del segmento finale. No! Ora che mi stavo affezionando agli arguti e mordaci Jonas e Jericho, e alle loro torbide indagini, me li fate sparire? Crudeltà!
Dal passato dell’ “impresentabile” Jericho Shermadine appare un fantasma. In ossa e lasciva carne. A scoperchiarne debolezze, a riaprire vecchie e profonde ferite. Tali da mettere in crisi la sua anima, tali da mettere in crisi il suo strano menage con l’irreprensibile investigatore Jonas Marlowe. Tali da metterlo completamente a nudo, privo di difese. Intanto, giovinetti ancor più innominabili, ragazzi la cui esistenza stessa è quasi nascosta da una società che preferisce voltarsi dall’altra parte, nel momento stesso in cui ne trae godimento, vengono uccisi. Moderni eromenos senza nemmeno erastes a condurli per mano nella vita, meri oggetti a cui l’High Society troppo spesso si rivolge, a suo uso e consumo. E i due investigatori sono costretti a scavare dove nessuno oserebbe nemmeno avvicinarsi, costretti a guardare una sorta di specchio del loro tempo passato. Ma quando Jonas scoprirà che lo stesso fantasma emerso dal passato di Jericho è l’unico che può scogliere il mistero dell’atroce fine di sua moglie Alice, tutto è rimesso in gioco. Il passato, il presente, e soprattutto il futuro. Che potrebbe diventare un inizio, oppure una fine. Definitiva.
C’è moltissimo Dickens in questo quarto episodio della serie “Victorian Solstice” di Federica Soprani e Vittoria Corelli. C’è molto del romanzo sociale, del sopruso e pregiudizio verso i “minori”, del moralismo bigotto e pernicioso, del falso perbenismo che spesso nasconde aberrazioni terribili. Predominante, rispetto alla vicenda nera e macabra, che ne diventa quasi sfondo, cornice. Nulla è sottaciuto, l’oscurità perversa che caratterizza la vicenda è vivisezionata, analizzata al microscopio nei minimi particolari, perfettamente applicata ai personaggi che la subiscono, o ne sono motivo, fino a renderli essi stessi causa ed effetto. Ed è senza dubbio il punto forte dell’opera, Jonas e Jericho arrivano al lettore in tutte le loro umane debolezze. Se, da una parte, il modo di scrivere delle autrici resta efficacemente crudo e, oserei dire, vissuto, quasi si identificassero contigue con i protagonisti e con le loro paure, dall’altra si nota invece qualche piccola crepa nella struttura narrativa. Non è così immediato seguire la vicenda e sembra che manchi qualche passaggio, che qualche evento sia dato troppo per scontato. O, forse, è l’effetto dell’eccessiva preponderanza dell’interiore, del personale, che rende il susseguirsi dei fatti criminosi troppo rado, episodico, difficile da seguire con continuità.
Il bene e il male di questo libro hanno origine proprio nella supremazia dei temi sociali rispetto a quelli giallistici. Che peraltro non toglie quell’abbrivio di novità, di terrificità e soprattutto di qualità, caratteristico della serie.
(Giovanni Cattaneo)
Episodio IV: Recensione di Mara Marallica
I Fantasmi dei Natali passati – Federica Soprani, Vittoria Corella
“A volte il solo modo per salvare un amore era strapparselo via dal cuore.”
Ok la trama, ok che in questa quarta parte ci viene spiegato il passato di Jonas e Jericho, ok l’abilità che queste due ragazze hanno sempre (e qui ancor di più) di farci “vedere” quasi cinematograficamente quello che scrivono, ma… oh, questo libro è scritto bene.
Ma proprio bene!
E’ come se i grandi classici avessero fatto un salto ai giorni nostri per raccontarci una storia del loro tempo, con la loro lingua, ma parlandoci pure di amori da bordello, passione e pompini riuscendo sempre a tenere il livello alto e il linguaggio ricercato.
Siete capaci voi?
Allora leggete qui.
Bravissime!
Episodio III: Recensione di GoblinL su Amazon
Jericho e Jonas si trovano ad affrontare un enigma davvero spaventoso, che metterà in pericolo le loro stesse vite ma rafforzerà ulteriormente il loro strano rapporto. La ditta Soprani & Corella è abilissima, come sempre, a condurci nei meandri di una Londra con un che di infernale, in cui niente è quello che sembra e dove le creature che lo abitano non sono mai veramente buone nè cattive. Spicca su tutti il Re dei Topi, epico personaggio veramente regale, che spero di incontrare ancora, e il variegato mondo circense, affascinante come non mai. E poi ci sono i cattivi, quelli veri, spaventosi come non mai. Una sorta di pinhead squilibrato e la sua orribile famiglia… che spavento, ragazzi.
La scrittura e lo stile delle due autrici è come sempre impeccabile, cosa rara in un tempo in cui, ormai, si legge qualsiasi cosa.





