Recensione “Major Arcana” blog Love Is All Around

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Recensione “Major Arcana” – Federica Soprani & Vittoria Corella

Titolo: Major Arcana
Autore: Federica Soprani & Vittoria Corella
Serie: Victorian Solstice #0
Genere: Storico, Noir, Threesome
Casa Editrice: Self Publisher
Prezzo: Gratis
Link all’acquisto: Major Arcana

SINOSSI

Prima di “Victorian Solstice” c’erano un Mago, un Medium e una donna libera.
Poi gli Arcani hanno parlato.
Prima che qualcosa cominci occorre che qualcos’altro finisca.
Questa è la fine di tutto. Per il principio bisogna aspettare Jonas Marlowe.

Per i contenuti trattati la lettura è consigliata a un pubblico maggiorenne e privo di pregiudizi.

Slanif2

Jericho Marmaduke Shelmardine e Cristophe Safire si incontrano per la prima volta in un teatro, poco prima dell’inizio di uno spettacolo. Cristophe sta ammaliando tutti con le sue prodezze e il suo sorriso da canaglia, mentre Jericho è placido accanto a Lady Hornfield, in attesa di compiacerla come la donna si aspetta che faccia.
Tra i due scatta subito qualcosa, sin dal primo sguardo, e Safire, essendo abituato a ottenere sempre ciò che vuole, invita Jericho nella sua suite dove c’è anche la sua assistente, Valentina Casanova. La scusa ufficiale sarebbe un incontro di lavoro. Quella ufficiosa, tuttavia, è consumare la forte attrazione che ha sentito sin dal primo istante scorrere tra di loro. Vigendo un accorto tra il Mago e Valentina di condivisione degli amanti, basta che siano per una sola notte e che siano di bell’aspetto, la donna è lieta di avere un così bel ragazzo tutto per loro in quella grigia notte londinese.
Ma cosa succederà quando il grande Mago Cristophe Safire non riuscirà a lasciare andare Jericho Marmaduke Sherlmardine e quella che doveva essere solo l’avventura di una notte, si trasformerà in qualcosa di duraturo e, pare, definitivo?
Tra sogni rivelatori e desideri di vendetta, il prologo della serie “Victorian Solstice” prende corpo sotto i nostri occhi, fino alla sua tragica conclusione, che pare inevitabile, eppure lascia atterriti per la frivolezza e crudeltà di certe scelte, spinte solo da gelosie infantili e capricci.

A modo loro, lo sapevano. S’avvicinava la tempesta, dopo la calma e l’ebrezza. Da qualche parte, sopra le loro teste, in un punto preciso del loro immediato futuro, il tempo stava per finire. D’altronde si sa, la candela che brilla più intensa brucia prima, e la loro era la luce di tutte le luci, migliaia di fiammelle che avevano generato una stella danzante. E ora la stella iniziava a implodere.

Nonostante questo volume sia cronologicamente antecedente a “Victorian Solstice” (qui la nostra recensione), io vi consiglio di leggerlo comunque dopo, perché così non vi toglierà la curiosità di sapere determinate cose del romanzo principale e vi farà mantenere un certo velo di mistero su alcuni dettagli che si intuiscono, ma di cui non si ha la certezza fino a questa novella.
È stato bello conoscere più a fondo Cristophe e Valentina, che tanto se ne era parlato in “Victorian Solstice”, ma che per forza di cose non avevamo conosciuto a fondo. Soprattutto il Mago impariamo a conoscerlo meglio, a capirne lo spirito e gli atteggiamenti; nonché vediamo confermata quella crudeltà che pare caratterizzare la sua assistente Valentina e che respiriamo nel primo volume della serie come un refolo d’aria pungente.

Quegli occhi erano come un abisso vorticante. Un lago vivente sul cui fondo dormivano mostri.

In questo prologo non vediamo lo svolgersi di un’indagine criminosa, non nel modo classico del termine. Assistiamo a un crimine, uno dei peggiori, ma “dal di dentro”, vivendolo tramite la mente di vittima, carnefice e spettatore.
Una novella breve ma intensa, che vi consiglio assolutamente di leggere per avere un quadro ancora più completo di questa bellissima serie.

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Recensione in anteprima “Victorian Solstice” blog Love Is All Around

Recensione in anteprima “Victorian Solstice” – Federica Soprani & Vittoria Corella

Titolo: Victorian Solstice
Autore: Federica Soprani & Vittoria Corella
Serie: Victorian Solstice #1
Genere: Storico, Mistery, Noir
Casa Editrice: Dark-Zone Associazione Culturale
Prezzo: Prossimamente
Link all’acquisto: Prossimamente

SINOSSI

Londra 1890: Babele, Gran Forno, Inferno e Paradiso. Capitale del Mondo Occidentale. Dai fasti di Buckingham Palace al Popolo del Sottosuolo, passando per lo sfavillante mondo della potente borghesia in ascesa. Delitti, intrighi, passioni, amore e morte. Il Crepuscolo di un’epoca, l’agonia del Lungo Ottocento che ha ormai perso la sua innocenza.
Jericho è un medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale.
Nella Londra Vittoriana l’Uomo Nero esiste davvero. I Mostri sono reali e hanno fame.
Per sconfiggerli ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione.
Dai bordelli per ricchi annoiati ai misteri della Londra sotterranea, dalla casa del vizio più pericolosa del West End, agli orrori di Whitechapel, un viaggio da incubo che parte dai sobborghi più infimi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra.
Una detective story vittoriana oscura e sensuale.

Slanif2

Jericho Marmaduke Shelmardine e Jonas Marlowe si incontrano per la prima volta in un contesto inusuale, eppure di gran voga in quel periodo nella Londra del 1890: una seduta spiritica in uno dei salotti bene della città.
Infatti, Jericho è un Medium, un Tramite con il mondo dei morti, e Jonas è un ispettore di Scotland Yard incaricato di dire al sensitivo di non interferire ancora con le indagini della polizia. Jonas è convinto che Jericho usi dei trucchi, e non ha nessuna intenzione di farsi imbrogliare dalle magie che riesce a compiere senza farsi scoprire dai meno attenti e gli affascinati spettatori dei suoi spettacoli.
Tuttavia, quello che doveva essere un breve incontro, si trasforma in una collaborazione insolita e a tratti quasi paradossale, che vedrà i due uomini indagare insieme in quattro diversi casi di omicidio.
Il romanzo è infatti suddiviso in quattro racconti distinti, che rappresentano le indagini, ma la storia personale dei protagonisti si dipana senza interruzione, abbracciando tutte le quasi quattrocento pagine del libro, in un susseguirsi di rivelazioni e risposte dal passato.

«Il risultato non cambia. L’amore conduce alla follia e la follia è solo un’altra faccia dell’amore.» 

Nel primo racconto, “La società degli spiriti”, vediamo Jonas e Jericho alle prese con il cercare di scoprire chi ha ucciso Lord Kynaston, stimato antropologo, ritrovato a brandelli nella sua biblioteca.
Tra bordelli nascosti in bella vista e Sirene spuntate direttamente da una favola, i due uomini si ritroveranno a dover fare i conti con una verità sconvolgente e a tratti macabra.
Possibile che le creature del mare possano camminare su questa terra?

«So che nasciamo soli, viviamo soli e moriamo soli» proferì Jericho. «Poco importa quanto possiamo credere di essere vicini a qualcuno. È solo un’illusione alla quale ci aggrappiamo per non soccombere alla disperazione.»

Nel secondo racconto, “La lega dei gentiluomini rossi”, dovranno scoprire che fine hanno fatto tutti quei giovani uomini scomparsi, che in comune hanno i capelli rossi e un aspetto piuttosto somigliante l’uno con l’altro.
Perché spariscono? Che fine fanno?
E cosa c’entrano il Duca di Beaufort e la giovane moglie-bambina Gwen in tutto questo?

Era un libro di carne e una pergamena vivente scritta con inchiostro d’acciaio, ferite infette e sangue secco.

Nel terzo racconto, “Il pozzo di carne”, vediamo il direttore del Circo Binewski, Kasimir, chiedere aiuto al suo vecchio amico Jericho per ritrovare Ansel, il figlio di una sua artista. Essendo lui il proprietario del Circo, quel bambino è anche un po’ figlio suo, ed è disposto a tutto pur di sapere che fine ha fatto e riportarlo a casa.
Dove sarà finito? E perché sembra che siano spariti tanti altri bambini zingari o orfani? Chi li prende? E per farci cosa?

«Lui va e viene da un mondo all’altro, ma appartiene a nessun dove.»

Nel quarto ed ultimo racconto, “I fantasmi dei Natali passati”, oltre a dover scoprire chi è che uccide i giovani prostituti omosessuali ritrovati agghindati come figure mitologiche in zone diverse della città, Jericho e Jonas dovranno fare i conti anche con i fantasmi del passato della vita di entrambi. Ritrovare conoscenze che credevano di non dover mai più affrontare e lasciare andare persone che hanno perso per sempre e a cui non credevano di poter dire addio.
In tutto questo, cos’è quel sentimento che li porta a gravitare l’uno intorno all’altro, a cercarsi e a capirsi, nonostante un rapporto così stretto e ambiguo sia a dir poco pericoloso, in quanto punibile con i lavori forzati e la prigione?
E chi sono Cristophe Safire e Valentina Casanova? Cos’hanno a che fare col passato di Jericho, e quanta influenza hanno sul suo presente?
Riuscirà Jonas a scoprire chi ha assassinato sua moglie Alice, omicidio per il quale è stato inizialmente accusato e per cui ha compromesso la sua carriera alla Yard?

«Due cuori spezzati non ne fanno mai uno intero. Fanno solo più cocci.»

In una cornice fatta di dissolutezze e vizi, quattro indagini si dipanano e vedono coinvolti Jericho e Jonas. Con atmosfere fumose e atteggiamenti misteriosi, seguiamo le indagini e la vita privata di questi due uomini che all’apparenza sono così diversi, eppure anime così affini.
Jericho Marmaduke Shelmardine è un giovane uomo con un passato misterioso. Ha molti segreti, molte cose che non può confessare, e un dolore profondo che muove ogni suo passo, nascosto dietro un atteggiamento dissoluto e ciarliero e un sorriso fasullo. Anche il suo presente è difficile, perché fantasmi del passato lo perseguitano e lo tengono incatenato loro, ma mi è piaciuto vedere l’evoluzione del personaggio, il distacco che riesce a costruire giorno dopo giorno e l’amore incrollabile che prova per Jonas che lo spinge a desiderare di tornare a sentirsi vivo.
Jonas Marlowe è il suo esatto opposto: un uomo limpido e integro, con una ferrea morale, che non si fa mai abbattere dal male e perseguisce sempre il bene. Anche se ha sofferto a causa delle accuse e della prematura scomparsa dell’amata moglie, anche se quel sentimento per Jericho lo spaventa, è anche fortemente intenzionato a dare giustizia ai meno fortunati e a vivere la vita secondo le sue regole.

Ricordi belli e soprattutto ricordi brutti.
Erano parte del suo essere, erano tutto ciò che gli restava. Nel momento in cui fossero svaniti, lui stesso non sarebbe stato che niente.
La presenza di Jonas Marlowe sembrava far sì che facessero meno male.

Victorian Solstice” mi ha conquistata sin dalle prime pagine, e una volta iniziato non sono più riuscita a staccarmi.
All’inizio, quando le autrici ci hanno proposto di leggerlo, ero un po’ titubante, perché non sono una grande amante dei romanzi storici e ne ho letti davvero pochissimi. Tuttavia, la trama investigativa mi affascinava e non ho saputo resistere, così ho detto alla nostra Admin di accettare e ho ricevuto il file.
Sono davvero felice di aver seguito il mio istinto, perché si è rivelata una piacevolissima lettura, fatta di indagini avvincenti, personaggi machiavellici e con una base male to male molto soft ma al contempo intensa.
Non aspettatevi grandi scene d’amore tra Jericho e Jonas, perché non ne troverete, ma riuscirete a respirare il loro nascente sentimento pagina dopo pagina.

C’erano state innumerevoli occasioni nelle quali potersi liberare da corde, catene o da una camicia di forza gli avrebbe fatto molto comodo. Ma alla fine il medium era giunto alla conclusione che esistesse un momento giusto per ogni cosa, l’occasione giusta per ogni incontro, per ogni addio. Un momento singolo e irripetibile, imprescindibile, negli oscuri disegni dell’universo. Era valsa la pena essere prigioniero per così tanto tempo, solo per imparare dal mado a essere libero. Il fatto che lui ora fosse in grado di liberarsi, perché il mago era vissuto, era morto ed era stato suo, anche se solo per un tempo tragicamente breve, aveva un senso.

Attraverso le strade di Londra, quelle meno lucide e con le strade piene di buche, con i vicoli puzzolenti e le carrozze cigolanti, verrete trasportati nel suo grigiore e nella sua anima, in un susseguirsi di personaggi profondamente disturbati e con una melanconia incurabile.
Molti sono infatti i disturbi mentali trattati, che affliggono le vittime, ma anche i carnefici. Oscure anime che, ormai perdute, si aggirano come fantasmi per le vie acciottolate e i vicoli bui rischiarati dalle luci fioche e giallastre.
Un romanzo dalle tinte noir, pieno di metafore e immagini suggestive, che vi consiglio assolutamente di leggere e assaporare, sentendovi trasportati in quelle stesse vie, camminando fianco a fianco con i due giovani protagonisti.

L’Apocalisse non era mai stata così dolce, l’inizio della fine così sublime. Da quel momento in poi, nulla avrebbe più potuto essere come prima. Avrebbero potuto essere tutto, o niente, ma lo sarebbero stati insieme, uno dell’altro.

Non do il massimo perché, dal primo racconto al quarto, si percepisce il cambio e la maturazione di scrittura, nonché di articolazione della parte investigativa. Infatti, questo romanzo era nato come quattro racconti separati, scritti in tempi diversi, riuniti poi sotto quest’unico volume. Questo non pregiudica assolutamente la godibilità della lettura, beninteso, ma forse mi sarebbe piaciuto una lieve armonizzazione in più.

Recensione in anteprima Sogni di Carta e altre storie

Recensione in anteprima Sogni di Carta e altre storie

Recensione Anteprima “VICTORIAN SOLSTICE” di Federica Soprani e Vittoria Corella a cura di Alessia Cerbara

Londra 1890: Babele, Gran Forno, Inferno e Paradiso. Capitale del Mondo Occidentale. Dai fasti di Buckingham Palace al Popolo del Sottosuolo, passando per lo sfavillante mondo della potente borghesia in ascesa. Delitti, intrighi, passioni, amore e morte. Il Crepuscolo di un’epoca, l’agonia del Lungo Ottocento che ha ormai perso la sua innocenza.

Jericho è un medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale.

Nella Londra Vittoriana l’Uomo Nero esiste davvero. I Mostri sono reali e hanno fame.

Per sconfiggerli ci vuole coraggio, follia e un pizzico di disperazione.

Dai bordelli per ricchi annoiati ai misteri della Londra sotterranea, dalla casa del vizio più pericolosa del West End, agli orrori di Whitechapel, un viaggio da incubo che parte dai sobborghi più infimi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra.

Una detective story vittoriana oscura e sensuale.

Ho appena finito di leggere questa avvincente serie poliziesca vittoriana e non posso far altro che parlarne subito, per non perdere nemmeno un dettaglio  della miriade di emozioni provate e che ho ancora addosso: sensazioni che mi hanno accarezzato e graffiato l’anima al contempo.

Questo libro è un vero e proprio pugno nello stomaco che ti colpisce e ti lascia stupita e dolorante per tutto il tempo della lettura, come se rimanesse sempre lì e, pagina dopo pagina, ti entrasse sempre un pizzico di più dentro. A volte con meno pressione, permettendoti di tornare a respirare e sperare nel futuro, altre affondando di più nella carne fino a prendere il cuore e a stritolarlo tanto da sentire un dolore cupo che gela da dentro tutto il tuo essere. I temi trattati e il modo in cui vengono affrontati lasciano attoniti e senza forze tanto da far vacillare anche la speranza: in alcuni casi la coperta che ci viene offerta scalda come il più amorevole degli abbracci, ma talvolta, a dir la verità forse anche più spesso, si è schiaffeggiati come in preda alla punizione più cruenta e crudele.

I nostri carnefici, capaci di redimerci o condannarci, sono sempre loro, i protagonisti e i vari personaggi che incontrano sulla loro strada: le autrici sono minuziosamente dettagliate nel presentarceli, sia nei tratti somatici che caratteriali, e mentre li si vive, li si ha davanti agli occhi e dentro l’anima. Sono foto in 3D che si delineano davanti a noi come mosse da piccoli fili impercettibili agli occhi, raccontando la storia che viviamo con loro, passo dopo passo.

 Marionette con cui le mani sapienti delle burattinaie giocano, facendoceli amare o detestare a loro piacimento. Il loro nomi e molteplici soprannomi, sono ricercati ed evocativi e, in alcuni casi, lasciano stupiti per quanto significativi.

Le ambientazioni sono universi incredibili che ci si snodano dinnanzi in modo talmente particolareggiato che sembra di essere nel libro e, come per i protagonisti, hanno nomi carichi dell’emozione che restituiscono.

Tanto i personaggi, quanto i luoghi, riescono a sprigionare una costellazione di sentimenti contrastanti: per alcuni è istintiva la simpatia e il piacere di trovarcisi, per altri, livore, sdegno e sensazione di sentirsi un pesce fuor d’acqua sono quasi istantanei. Le autrici, già solo per questo, meritano i miei complimenti più sinceri.

La storia, raccontata in terza persona e ricca di discorsi diretti, mantiene viva un’attenzione già di per sé sempre vigile su ciò che è accaduto ma, soprattutto, riguardo cosa sta per succedere o si spera avvenga. E’ un intreccio ben congegnato di storie nella storia, come detto prima, sembra una matrioska cui non si riesce mai a scoprire il cuore. Quando si pensa di aver compreso e che la soluzione sia dietro l’angolo, ecco che le autrici rimescolano le carte e si torna a giocare; è un’altalena di emozioni da cui non si vuole né si riesce a scendere. La trama è interessante, rapisce e colpisce, spesso nell’intimo, lasciando dietro sé desolazione e senso di smarrimento ma fornisce, anche, vie di fuga che leniscono e fanno sperare in una redenzione più che meritata. Sono sincera, in alcune occasioni ho sofferto particolarmente e il balsamo offerto dalle scrittrici ha avuto un vero e proprio effetto benefico e ristoratore.

L’amicizia, l’amore declinato in ogni sua forma e dimostrazione, la fiducia nel prossimo ma, soprattutto in sé stessi, gli intrighi, i sotterfugi, la felicità, il dolore, il degrado, il vilipendio dei corpi, lo stupro, la perversione, la fame, l’opulenza, la tortura psicologica e fisica, il sesso nudo e crudo, la pedofilia, l’esacerbazione del rancore che conduce alla vendetta, l’assassinio, c’è tutto in questo libro, e tutto fa male e riflettere al contempo. C’è un rapporto che nasce da una sfiducia professionale e che diventerà, via via, sempre più intimo e il modo in cui viene snocciolato è qualcosa di sublime al palato, accarezza l’anima mentre la fa sanguinare. C’è la bontà dei puri di cuore per i quali nulla sarà mai un vero ostacolo, inattaccabili da nulla e nessuno, i veri vincenti nella vita ma che soffrono dolorosamente perché provano ogni minima sofferenza dell’altro e la fanno propria, per loro il lieto fine ci sarà sempre e comunque e saranno in grado di farlo vedere e provare anche al più scettico. C’è l’assenza genitoriale, madre di tutti i mali, che mina dall’interno e rende gusci vuoti come fantocci che solo il calore di un amore puro e sincero saprà colmare.

Descrivere tutte le sensazioni provate è davvero complicato.

Vi basti sapere che ho pianto, ho riso, mi sono arrabbiata e ho sofferto ma lo rifarei perché il messaggio finale che resta è un messaggio di speranza, è un sublime inno all’amore: perché l’amore vince sempre.

 “L’amore conduce alla follia e la follia è solo un’altra faccia dell’amore”

Siamo ciò che resta dell’amore e possiamo soccombere o risalire la china, magari a mani nude, sporcandoci, rompendoci le unghie, sanguinando, ma, pur sempre, risorgendo.

Il fine è ciò che conta, il resto è viaggio, desolante o benefico che sia, ma che porterà all’approdo, al porto sicuro e che farà tornare il sorriso negli occhi, oltre che sulla bocca.

La luce della speranza che scaccia il buio della tempesta del passato e che fa risorgere dalle ceneri più scure che attanagliano, questo ci arriva con solo quattro semplici e significative parole: “Sei tornato da me”. “Sei tornato da me” per andar via, “Sei tornato da me” per ricominciare, “Sei tornato da me” per restare. C’è tanto, forse tutto, e io non lo dimentico questo romanzo, no! Lo consiglio vivamente a tutti, con la sola postilla di aprire la mente e accoglierlo senza pregiudizi né preconcetti perché farà male, sì, non lo nego, ma ciò che non uccide, fortifica e permette di guardare avanti con fiducia. Il male ferisce, ma il bene lenisce e della ferita resterà solo un impercettibile segno bianco che sarà da monito, certo, ma non da scudo dietro cui nascondersi né spada con cui attaccare. Sarà ricordo da incamerare, cui non permettere di avvelenare il proprio futuro, ma da cui imparare per affrontarlo con positività e quel pizzico di follia che va a braccetto con la fiducia e che, sinceramente, non guasta davvero mai.

Victorian Solstice al Salone del Libro

Victorian Solstice al Salone del Libro

Victorian Solstice è stato presentato ufficialmente al Salone del Libro di Torino 2019. A breve sarà disponibile in versione cartacea sul sito DarkZone edizioni e dalla porssima settimana su Amazon. Per l’ebook dovrete aspettare ancora un paio di settimane. Buona lettura!

Blog tour: “Victorian Solstice” di Vittoria Corella e Federica Soprani (Dark Zone)

Blog tour: “Victorian Solstice” di Vittoria Corella e Federica Soprani (Dark Zone)

Tornano i miei amici di Dark Zone per un nuovissimo blog tour! Stavolta sono mie ospiti Vittoria Corella e Federica Soprani, che ci racconteranno qualcosa a proposito della genesi dei personaggi di “Victorian Solstice”, il loro ultimo romanzo.
Pronti?
Come scegliete i protagonisti dei vostri romanzi? Quanto di voi c’è in loro?
VITTORIA: Di solito parto dalla faccia. Guardo la tv, un film e se c’è un volto che mi parla, spesso mi parla di un personaggio. Così comincio a studiare le espressioni, le particolarità e dopo descrivere e immaginare è un soffio. Potrei dire che nei miei personaggi ci sono io, ma in realtà c’è una me stessa priva di regole e spesso amorale. Scrivere diventa esercizio di anarchia e malvagità, senza fare del male a nessuno ed evitando la galera. Ah, mi diletto di cattivi e perversi, magari non si era capito.
FEDERICA: Vorrei poter affermare che sono io a sceglierli. In realtà, nella maggior parte dei casi, sono loro a scegliere me. Tanti anni fa qualcuno mi ha definita un condominio ambulante di personaggi. Inizialmente la definizione mi aveva fatto sorridere, anche perché, Tutt’al più, io mi sento la portinaia che lava le scale e spazza l’atrio mentre questi uomini e queste donne bellissimi e dalla vita intensa e appassionante vanno e vengono come se io non esistessi. Riflettendo più seriamente sulla cosa è vero che, come spesso sono le storie a venire fuori da sole, così anche i personaggi in qualche modo scelgono di farsi raccontare da me. Troppo tardi si rendono conto di che razza di scrittrice sadica io sia. Ormai sono in trappola.
Per costruirli preferite ispirarvi a persone reali, oppure li inventate di sana pianta? 
VITTORIA: Per certi personaggi mi sono ispirata a persone realmente esistite, come Lancelot Mercyful liberamente ispirato ad Albert Fish, serial killer di inizio ’900.  Come ho già detto, i volti, i corpi vengono dalla realtà. Una faccia, una storia.
FEDERICA: nella maggior parte dei casi tendo a inventare. Però mi è capitato di ispirarmi anche a persone reali. Ricordo che una volta scrissi un racconto fantasy mettendo come antagonisti due personaggi veramente sgradevoli con i quali avevo avuto che fare durante un viaggio di lavoro. Il racconto fece molto ridere i miei colleghi, che capivano benissimo da chi avevo tratto ispirazione. Anche nel romanzo a cui sto lavorando ora uno dei personaggi principali è ispirato alla mia figlioccia, Noa, della quale porta anche il nome.
L’antagonista: che qualità deve necessariamente avere il “cattivo di turno” affinché sia davvero tridimensionale? 
VITTORIA: Vale per buoni e cattivi: esseri imperfetti. Avere difetti. Essere fallibili. La perfezione fa schifo.
FEDERICA: deve avere una buona ragione. È molto difficile riuscire a rendere il male puro profondo, intenso e affascinante. Questo non vuol dire che per forza di cose il cattivo debba essere diventato cattivo perché ha avuto un’infanzia difficile, un’adolescenza problematica, per non parlare dell’età adulta. Ci sono persone più portate a fare del male, così come ce ne sono portate a fare del bene. L’importante è motivare in modo coerente le loro scelte di vita. Che uno sia cattivo solo perché nella storia serve un cattivo è terribilmente banale e noioso.
Nel vostro libro c’è un personaggio che preferite? Avete un aneddoto da raccontarci sul suo conto? 
VITTORIA: L’incompresa, crudele, vendicativa Valentina Casanova. Carnefice e vittima insieme, da molti ritenuta cattiva, io la vedo come la donna che non vuole soccombere alla prepotenza dei maschi.
FEDERICA: solo uno? Scelta ardua… banalmente risponderò che mi piace Jericho. È un personaggio molto lontano da me, come indole e natura, eppure, per certi versi, sento di avere più cose in comune con lui che con molti altri. In un certo qual modo Jericho potrebbe essere quello che io sarei potuta diventare se avessi avuto meno remore morali, meno scrupoli, più faccia tosta e se fossi stata meno amata.
Nel romanzo c’è una frase o un piccolo passo che possa riassumere l’essenza di questo personaggio in particolare? 
VITTORIA: La via è una ferita.
FEDERICA:  C’era stato un tempo in cui non avrebbe reagito, se non sorridendo. C’era stato un tempo in cui tutto ciò che avrebbe desiderato sarebbe stato sentire anche solo il dolore, morire come una stella, ardendo in un’unica, abbagliante nova, per poi svanire nell’oscurità.
 
Grazie per lo spazio che ci avete dedicato! Vi va di lasciare un saluto ai lettori?
VITTORIA: Buona lettura e ricordate: i buoni lo sognano, i cattivi lo fanno.
FEDERICA: buona lettura, buona vita e lunga notte.