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Episodio II: Recensione + intervista di Aquila Reale per La penna d’oro

Episodio I: Recensione di Aquila Reale per La penna d’oro

STILE: 7
STORIA: 8
COPERTINA: 6
Quando ho finito di leggere “La società degli Spiriti” ho lasciato Jonas e Jericho alle prese con le loro rispettive disperazioni, ho pensato che il loro fascino si identificasse proprio nel loro dolore, nelle ferite dell’animo, nei meandri di una mente che avrebbe voluto ricercare nell’oblio un po’ di pace. Tuttavia credo che siano proprio queste inquietudini, queste lacerazioni nell’animo a fare di Jericho e Jonas, due affascinanti –inquietanti- eroi.
Oggi, leggendo  “La  lega dei Gentiluomini Rossi”, secondo episodio della serie Victorian Solstice scritto da Federica Soprani e Vittoria Corella, ho ritrovato la strana coppia Jericho e Jonas, J & J per gli amici, di nuovo insieme per affrontare, ancora una volta le perversioni umane. Londra, una carrozza percorre i viali di Southwark, tra il silenzio della notte e le miserie della vita, ha inizio una truce spietata caccia all’uomo. Giovanotti dai capelli rossi spariscono nel nulla e nell’indifferenza della polizia ma quando a sparire è un giovane appartenente ad una nobile famiglia, le cose cambiano. È qui che entra in scena la novella coppia d’investigatori, Jericho e Jonas, che affronteranno insieme questo caso che li porterà a percorrere i meandri della follia umana. In un susseguirsi incalzante degli eventi notiamo subito un’evoluzione dei nostri protagonisti. Jericho, il medium, si mostra più fragile ma sempre seducente, fa dell’ironia la sua arma vincente e continua ad avere uno strano rapporto con la sua stessa esistenza perché è costretto a vivere quando ciò che desidera di più è morire. Abita a “Fine del Mondo” in una casa in cui trascorre notti insonni perso nei suoi ricordi e nell’inquietudine del presente. Jonas, l’ispettore, è l’uomo dai mille perché; è l’uomo che vive un doloroso conflitto interno, non trovando pace ripensando alla morte della moglie Alice. Due solitudini, due modi diversi di affrontare il dolore e la vita.
Due cuori spezzati non ne fanno mai uno intero. Fanno solo più cocci.
Tra i cocci Jonas acquisisce nuova forza, si mostra tenace quasi avventato, prende decisioni importanti, diventa un uomo d’azione rude e burbero. Jericho fa un passo indietro e lascia la scena a Jonas, dando la possibilità all’ispettore di esprimersi al meglio in un’indagine che vedrà coinvolti personaggi importanti della Londra che conta. Un’indagine dai risvolti impensabili che farà luce su storie di incesti e perversioni, intrighi e passioni, che si manifestano con un erotismo mai volgare, che lega tra loro i protagonisti, misere anime di un mondo apparentemente normale. Vittoria e Federica descrivono con maestria un vortice di perversione che vede la sua forza alimentata dai rapimenti, nei quartieri bassi, di giovani uomini per poi travolgere tutto nelle alcove dell’alta borghesia. Nelle stanze della perversione si consumano rapporti morbosi, ma Jonas e Jericho riescono a squarciare quel velo di silenzio omertoso che tende a soffocare ogni possibile ribellione. Il finale, signori miei, è travolgente. Io, lettrice, conquistata dalla strana coppia, vorrei tanto essere li con loro, passeggiare per quel viale alberato dove bambini sorridenti giocano soavemente, innocenti e fiduciosi. Quale viale vi chiederete, quali bambini? Non lo sapete ancora? Allora non vi resta che leggere “La lega dei Gentiluomini rossi” oppure, se siete portati, prendete i tarocchi, mischiate velocemente per sette volte e voltate le carte, ma attenti alla torre! Eh si, Federica e Valentina sono ormai “due penne” che hanno ben capito come coccolare e catturare l’attenzione di noi lettori, realizzando dei piccoli capolavori di genere poliziesco-erotico. Mi piacciono le emozioni che scaturiscono dai loro scritti, le autrici, centellinando le informazioni su Jonas e Jericho creano una dipendenza lettore-storia che lascia sempre con la voglia di sapere. Misterioso il filo rosso dell’erotismo che unisce virtualmente i primi due episodi. Ogni fatto è sempre circondato dalle nebbie di una città che mostra un cuore che pulsa ma che nasconde l’esistenza di personaggi alla deriva morale. Non si giudica, non si razionalizza la perversione, si resta solo in attesa di un amore con la A maiuscola. Ancora una volta, con stile semplice ma elegante, le scrittrici riescono a coinvolgere il lettore trascinandolo nella Londra dell’epoca vittoriana ed è li che aspetterò con ansia la pubblicazione di altri episodi di Jonas e Jericho, ormai nel mio cuore.

 

Questa recensione partecipa alla sfida di lettura “Io leggo italiano

 

Do il benvenuto sul blog “Penna d’Oro”  a Federica Soprani e Vittoria Corella, autrici della serie “Victorian Solstice”. Grazie per aver accettato di rispondere a questa intervista a due voci.
Per cominciare raccontateci qualcosa di voi e soprattutto come nasce la vostra collaborazione?
Federica : Mi sono imbattuta in Vittoria su un forum dedicato al Doctor Who. Dopo cinque minuti stavamo già litigando riguardo a Cesare Borgia e Caterina Riario Sforza. Ho deciso che era meglio averla come amica che come nemica e l’ho convinta a creare con me un forum di Gioco di ruolo ambientato nella Londra vittoriana. Per lei il massimo del gioco fino ad allora era Monopoli e, ingenua, mi ha seguito senza sapere in che ginepraio si stava cacciando.
Vittoria : Federica mi ha trovata su internet e manipolata, facendomi credere di poter scrivere dei libri. Io credo a tutto.
Quali autori hanno influito sulla vostra formazione?
Federica : Sono sempre stata una lettrice onnivora, e ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno lasciata libera di seguire il mio naso più delle direttive ministeriali. E soffrendo di rinite allergica… Ho un passato di Umanista alle spalle, con un amore non sempre corrisposto per i classici. Dopo che qualcuno è riuscito a convincermi che dopo l’Ottocento c’è stato anche il Novecento ho allargato un po’i miei orizzonti. Come modelli di riferimento cito solo Tanith Lee, Paola Capriolo, Angela Carter.
Vittoria : Sono di formazione anglosassone: classici inglesi, americani, australiani, neozelandesi e anche moltissimi africani in lingua inglese (ci sono autori grandiosi).  Citarne alcuni? A me basta che parlino inglese. E l’accento ‘british’ mi fa anche sesso.
Se vi fosse stata data la possibilità di scegliere, in quale epoca avreste voluto vivere?
Federica : Idealmente Rinascimento italiano, primo Ottocento inglese (ho creduto per anni di essere la reincarnazione di Percy Shelley e se mi chiamano Shilo mi volto ancora. Ma solo se lo fa Byron), epoca vittoriana, sempre in Inghilterra. Sono decisamente filo-albionica, nonostante la mia passione viscerale per le guerre napoleoniche e le figure umane di Napo e dei suoi marescialli. Riconosco tuttavia che l’epoca in cui vivo mi offre molte più opportunità e la speranza di non essere falciata da un lanzichenecco mentre porto fuori il cane.
Vittoria : Mi piace scrivere quasi esclusivamente di epoche passate, ma come donna me la sarei vista brutta in tutte, per cui mi va bene il XXI secolo, anche se non è che siano rose e fiori anche oggi.
Come nasce la serie poliziesca-erotica Victorian Solstice?
Federica : Come detto prima, io e Vittoria abbiamo creato e gestito per tre anni un gioco di ruolo di ambientazione vittoriana, Victorian Solstice. A un certo punto abbiamo deciso che tutte quelle storie e quei personaggi meritavano uno spazio maggiore di quello offerto dal forum, e così siamo partire per questo nuovo viaggio.
Vittoria : MANIPOLAZIONE MENTALE. Vedi domanda 1.
La genesi della coppia Jericho e Jonas è stata travagliata?

 Federica : No, non direi. Vittoria aveva pensato bene di far morire Safire nel Gioco di Ruolo. Il minimo che poteva fare era dare al medium un’altra possibilità. Inoltre ci piaceva l’idea di affiancare due personaggi che non potessero essere più diversi e incompatibili, almeno di primo acchito.
Vittoria : No, serviva una controparte per Jericho. Jericho lo conosco molto bene, visto che gli ho rovinato la vita nel peggiore dei modi. Gli dovevo ‘qualcuno’ che gli stesse vicino e lo facesse almeno un po’ sorridere.
I loro nomi Jericho Marmaduke Shelmardine e Jonas Marlowe da dove traggono origine?
Federica : Marmaduke Bonthrop Shelmardine è un personaggio di Virginia Woolf che appare nel romanzo Orlando. Racchiude in sé tutti gli archetipi dell’eroe romantico: passa il tempo doppiando il Capo di Buona Speranza col mare in tempesta, quando non è impegnato a combattere per l’indipendenza di un qualche paese lontano; conosce l’opera omnia di Percy Shelley a memoria e la recita alla propria donna dopo aver fatto l’amore. E ovviamente è bello e tormentato.
Vittoria : Mi piacciono i nomi corti da scrivere, perché sono pigra: ecco Jonas, un gradino sopra ‘Ugo’. Marlowe per via del drammaturgo inglese pugnalato a Deptford perché spia di Elisabetta I. Vedere domanda 2, in ogni caso.
Una frase di Franz Kafka recita: “Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. E’ così, in J&J c’è un cuore ghiacciato?
Federica : Ce ne sono due, ma personalmente spero che avvicinandoli si scatenerà una miracolosa reazione chimica che scioglierà il ghiaccio e colmerà il vuoto. Vittoria si diverte a deludere la mia speranza.
Vittoria : In Jonas sì, c’è moltissimo ghiaccio che copre una corona di spine, che cinge la fronte del crepacuore.
Perché, secondo voi, questi novelli investigatori piacciono così tanto al pubblico dei lettori?
Federica : Piacciono? Davvero?… 😉 Credo che piacciano per motivi diversi a lettori diversi. Per esempio molte ragazze fanno semplicemente il tifo per vederli prima o poi insieme, nella miglior tradizione del M/M. Ce li shippano pure. Io credo che possano affascinare perché si lasciano scoprire a poco a poco, a ogni racconto, un velo dopo l’altro, e forse questa imprevedibilità accende la curiosità di chi legge e fa venire voglia di andare avanti.
Vittoria : Beh, suppongo perché sono imperfetti. Come tutti noi.
Quanto vi sentite emotivamente coinvolte nei confronti dei personaggi che avete creato?
Federica : Moltissimo. Non riesco a mantenere il distacco da loro. Soffro spesso per il loro dolore (che io stessa ho inflitto, vabbè…). Fortunatamente la cosa non è reciproca. Ai loro occhi credo di essere una specie di portinaia impicciona che amministra dispoticamente il condominio in cui sono costretti a vivere e che può solo assistere con trepidazione alle loro storie.
Vittoria : Non molto. Io li guardo da fuori e li muovo. Sono un regista. O una divinità assiro-babilonese.

 C’è una particolarità del carattere dei due investigatori che non sopportate?
Federica : Jonas è ‘odiosamente integro’ come non mancherà di affermare qualcuno nel quarto racconto. A me personalmente piace anche questo suo aspetto, ma suppongo che alle volte i suoi spigoli possano risultare ostici. Di Jericho non apprezzo l’istinto di autodistruzione, ma per fortuna sta guarendo, pian piano.
Vittoria : Il famosissimo ‘palo in quel posto’ che ha Jonas. Di Jericho non sopporto il distacco verso i suoi figli (spoilers!).
Avete mai subito “il blocco” dello scrittore?
Federica : Purtroppo sì. Bisogna fare i conti con la vita, giorno dopo giorno, col lavoro e con tutte quelle cose squisitamente materiali che ci ammorbano e appesantiscono le nostre ali con la grigia polvere dei giorni. Ma poi passa. Scrivere mi fa stare troppo bene.

 Vittoria : Sì, quando sono depressa, ma poi prendo le mie medicine.

Qual è il lavoro di ricerca da cui nascono i vari episodi?
Federica : Io e Vittoria parliamo molto, il nostro brainstorming è costante. Il fatto che per la maggior parte del tempo diciamo idiozie non significa che prima o poi non ne potremmo trarre qualcosa di buono. Già ai tempi del forum cercavamo di curare molto la veridicità storica e di costume, quindi andiamo avanti a leggere e cercare notizie sui libri e sulla rete.

Vittoria : Leggo libri di vari argomenti sull’epoca storica che tratto: vita sociale, politica, sessualità, letteratura. Anche libri per bambini. Uso molto internet.

Con un mix perfetto di collaborazione avete creato uno stile raffinato, curato nei minimi particolari. E’ difficile scrivere in due?
Federica : No, mi trovo benissimo con Vittoria, nonostante non possano esistere due persone più diverse di noi (un po’ come J e J ;)).  Ci stimoliamo molto a vicenda e come per magia tutti i tasselli si incastrano, prima o poi, anche quelli che sembravano destinati a non trovarsi mai. Lei è molto severa e un po’rompiscatole quando si tratta di editing, ma mi ha aiutata a migliorare molto in questi ultimi mesi e di questo le sarò sempre grata.

 Vittoria : Non con Federica.
Che sensazione provate nel digitare l’ultima parola di un racconto?
Federica : sto benissimo, poi malissimo. La crisi d’astinenza subentra dopo le prime 48 ore.
Vittoria : Rispondo con Violetta della Traviata:

“Sempre libera degg´io
folleggiare di gioia in gioia,

vo´che scorra il viver mio
pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
sempre lieta ne´ ritrovi,
a diletti sempre nuovi
dee volare il mio pensier”
Progetti per il futuro?
Federica : Tanti. Una serie di racconti Steampunk che racconteranno le avventure di un supereroe Vittoriano e della sua nemesi, un racconto sempre Steampunk su Byron e Shelley e un romanzo storico che coprirà qualcosa come settant’anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ma nel frattempo cerchiamo di non perdere il ritmo. Abbiamo scritto perfino un romance, anche se Vittoria non vuole che si sappia in giro. Ops, non dovevo dirlo?… Nel frattempo portiamo avanti progetti in solitario. Il mio romanzo storico Corella, l’ombra del Borgia, uscirà entro l’estate (pubblicità progresso ;))

 Vittoria : Per ora qualcosa di Steampunk. Forse.

Grazie per la vostra disponibilità, ad maiora Federica e Vittoria!


Federica : Grazie a te! Alla prossima.

Vittoria : God save the Queen!

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