Ho conosciuto il duo di scrittrici Soprani & Corella con la serie di quattro racconti di Victorian Solstice, che mi è piaciuta. Ritrovarle alle prese con il loro primo romanzo steampunk di 238 pagine (io ho l’edizione cartacea completa!) conferma ciò che avevo pensato all’inizio: più pagine le due scrittrici si concedono, migliori sono i risultati.
Victorian Vigilante mi è piaciuto molto. Per continuare il paragone con Victorian Solstice, l’ho trovato più maturo e intrigante, scritto in uno stile simile ma molto più potente. VS era intenzionalmente lezioso in certi punti, VV invece non lo è.
Non si trovano molti esempi del genere steampunk, ma credo che qui le autrici abbiano fatto un buon lavoro, integrando la presenza costante di macchinari, impianti prostetici, e un incessante contrapporsi di Vecchio versus Nuovo nell’atmosfera vittoriana londinese. Felice, insomma, che le due non si siano limitate ad “aggiungere ingranaggi sullo sfondo” per giustificare la classificazione come steampunk!
Anche se si concede un po’ di lirismo nei punti giusti, la scrittura è precisa e stringata e non si dilunga neppure in descrizioni, se non dove è necessario.
Se il libro è ottimo nei pezzi di introspezione o di narrazione di stralci del passato dei personaggi, purtroppo invece è un po’ carente nelle scene d’azione pura sul finale. Gli scontri o le azioni rocambolesche dello Spettro di Nebbia sono gestite abbastanza bene, ma invece nello scontro che avviene verso il finale ci sono repentini interventi di più personaggi, scritti in modo così rapido che il lettore fatica a stare dietro a chi stia agendo in quel momento. È l’unico punto in cui si risente davvero di una mancanza di precisione nel descrivere il luogo dello scontro, e si finisce per non avere un’idea precisa di quale posto occupino i personaggi nella scena.
I personaggi: non ce n’è uno che non mi sia piaciuto.
Vogliamo sfondare porte aperte con il dottor Morse e la sua Vassilissa? Il sergente Murphy? Percyval Swan? Tutti interessanti e ben delineati, perfino i secondari, i quali sembrano avere ancora molto da dare nei seguiti, dove spero che sia dato loro lo spazio che meritano.
Ottimo equilibrio con un cast di personaggi molteplici: stavolta non c’è solo una coppia di protagonisti attorno al quale gravita il resto, ma i punti di vista multipli sono ben gestiti e sono tutti quanti interessanti.
Mordecai mi è piaciuto fin da subito, ma ancora di più nel momento in cui si comincia a capire la vera natura delle voci che sente nella testa. Belli i rimandi alla mitologia ebraica, e il fatto che ogni dettaglio fosse pieno di significati nascosti che il lettore può scoprire prima ancora che lo faccia lui.
Un po’ mi è dispiaciuta la fragilità di Catherine: comincia come donna ostinata e ribelle, per poi finire purtroppo a fare poco altro se non sospirare per chi sappiamo noi. Lei continua a piacermi, ma poteva dare di più: per questo spero nei seguiti.
Un ottimo libro, sicuramente consigliato!