da jonas | Dic 31, 2014 | Schegge
Johnny Sweets, compagnia prezzolata per soli Gentlemen (vedere episodio 4) & Padre Finnegan, prete cattolico irlandese
Victorian Solstice
St. Thomas, Kennington Road, Londra – 1890

Si butta sulla seggiola: “Perdonami padre perché ho tanto peccato.”
Attraverso la grata traforata come pizzo, s’intuisce un sospiro: “Oh, finiscila John” dice il prete “sappiamo entrambi che del perdono mio o di chiunque altro non te ne fai granché”
Scricchiola la sedia, il legno tarlato s’assesta. Il ragazzino ride: “Corpo di Giuda, padre, hai perso finalmente la tua proverbiale pazienza. Non vuoi diventare santo? Accenderei candele davanti alla tua statua, davvero. Se mi venisse voglia di buttare penny in stronzate, ovvio.”
“John, mi chiedo cosa ti diverta tanto nel cercare di provocarmi. Sentiamo questi peccati.”
Johnny si schiarisce la gola: “Versione breve o lunga?”
“Quella meno noiosa”
“Benone: dall’ultima volta che mi sono confessato, ho continuato a farmi pagare per le scopate. Diciamo un paio a notte. Due per sette, quattordici. Quattordici volte che l’ho preso. Devo dire dove? Bocca o culo sono gravi uguale, per Dio, o per la bocca c’è uno sconto di pena?”
Padre Finnegan si massaggia le tempie con gli indici. La grata gli disegna fiori e foglie sul volto ancora giovane.
“Ora devo chiederti se l’hai fatto con malizia, lo sai”
“Oh, sì. Almeno un paio di volte sì. Le altre ho fatto finta. Ma c’era questo ufficiale di marina, bello come una specie di angelo del Signore, con rispetto parlando. Gliel’avreste preso in bocca pure voi!”
Padre Finnegan si raddrizza tutto. Esce dal confessionale. Anche i cardini della porticina cigolano male. Vecchio trabiccolo malandato.
Tira la tendina e guarda Johnny in faccia: “Due Padre Nostro, tre Ave Maria. A sabato prossimo.” Tende la mano.
Johnny si cerca nel taschino e prende delle monete: “Ecco. Mia madre come sta?”
Padre Finnegan intasca i soldi: “Bene, chiede di te. Che devo dirle quando le porto i tuoi soldi, domani?”
“Che sono un ragazzo di stalla magnifico e lavoro tanto tanto” risponde Johnny. Inclina il capo da un lato e sorride bellissimo.
“Vai in pace, John Sweets. Ci vediamo sabato prossimo”.
(Vittoria Corella)
On the seventh day of Christmas
my true love sent to me:
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree
da jonas | Dic 31, 2014 | Schegge
Gordon Cadogan, Visconte Oakley ed Esploratore D’Africa & Beatrix Craven, Lady Cadogan
Edwardian Solstice
Timbuctu, Mali – 1907

Il richiamo del muezzin riecheggiava nell’incendio dell’tramonto. Il minareto solitario si stagliava come un dito di pietra nella fornace del cielo, coronato dal volo occasionale di aironi dalle ali bianche screziate.
Presto la notte si sarebbe distesa come un velo indaco trapunto di stelle sull’oasi e sull’intero deserto che la racchiudeva come un singolo, insignificante granello di sabbia.
La finestra si apriva sul cielo sanguinante, tende di garza leggere come sospiri, spumose come l’Oceano che si gonfiavano all’interno della stanza già in ombra. Le lampade ad olio non erano ancora state accese, ma l’uomo e la donna non avevano bisogno di vedersi l’un l’altra. Sapevano che tra i veli impalpabili del baldacchino iniziava e finiva il loro mondo, il solo in cui era dato loro di vivere, tutto ciò che potevano sperare di essere.
Solo un uomo.
Solo una donna.
Amore, amore mio come siamo arrivati a questo? Ma lei gli posa le dita sulle labbra, e il suo corpo nudo è una fiamma bianca che oscilla nell’aria che profuma di ambra e sandalo. I suoi capelli sono filamenti d’ombra danzante, e quando si china su di lui avvolgono entrambi, come la notte.
Questo è tutto ciò che desideravo. Questa stanza. Questo silenzio. Il volo degli aironi nel cielo sanguinante. Questo è il momento, il solo momento, e nient’altro ha avuto senso, prima. Il mondo inizia e finisce qui, in questa stanza, tra i tuoi capelli, sul tuo petto, amore mio.
Il mattino s’insinuò con dita di neve attraverso le tende che pendevano immote come vele nella bonaccia.
Nessuno sapeva chi fosse lo straniero.
Nessuno sapeva da dove venisse, e nemmeno di cosa mai fosse morto.
Forse non era mai esistito fuori da quella stanza, lontano da quel letto che profumava di ambra e sandalo.
(Federica Soprani)
On the seventh day of Christmas
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da jonas | Dic 30, 2014 | Schegge
Jonas Marlowe & Jericho Shelmardine
Edwardian Solstice
Londra, Natale 1910

“È molto che aspetti?”
“Tutta la vita.”
Jonas Marlowe sbuffa una nuvoletta bianca dalle labbra, mentre prende posto sulla panchina a fianco dell’uomo pallido. Jericho Marmaduke Shelmardine sembra un pezzo di arredo urbano, una statua a cui qualcuno ha fatto indossare un cappotto nero. Il volto emerge dal nodo di seta della sciarpa blu cobalto come un bocciolo candido.
“Devi sempre essere così melodrammatico?” si informa l’ex-ispettore, intrecciando le mani rivestite dai guanti sul pomolo del bastone da passeggio.
È il turno di Jericho sorridere. L’angolo della bocca disegnata con un pennello sottile si incurva in una piccola ansa che genera una raggiera di rughe.
“E tu devi sempre essere così prosaico, Ispettore?”
“Realistico” lo corregge l’altro, catturando un fiocco di neve che sta per posarsi sui capelli del medium. L’argento che gli spruzza le tempie dà l’impressione che l’inverno lo stia avvolgendo.
“Comunque scusa se ti ho fatto attendere. C’erano delle cose che dovevo capire” aggiunge, e la consueta piega appare tra gli occhi troppo vicini, come sempre quando è concentrato.
“Ora le hai comprese?” domanda Jericho, senza guardarlo. Il suo profilo sembra un cameo sbalzato nel crepuscolo azzurro.
“Forse ne ho comprese altre. Più importanti” risponde Jonas. Cerca la mano del medium, quasi casualmente. Intreccia le dita con le sue.
Nel farlo le attraversa.
Stringe le labbra.
“Ti troverò sempre qui?” domanda Jonas, fissando le ombre che si allungano sulla neve. Il parco è un gioiello di cristallo sul punto di dissolversi.
“Mi troverai sempre. Ovunque” risponde il medium. Ha scorto Gini in fondo al viale. Presto lo raggiungerà e siederà al suo fianco, sulla panchina vuota. Presto sarà ancora solo.
Socchiude gli occhi quando l’aria della sera gli sfiora la fronte.
(Federica Soprani)
On the sixth day of Christmas
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da jonas | Dic 30, 2014 | Schegge
Christophe Casanova, Divo del Muto (e spia tedesca) & Annabel Ashton, suffragetta (ora infermiera presso l’Ospedale dei reduci)
Edwardian Solstice
Londra, 1915

Le informazioni dicono: lei è la donna del Piccolo Conte. Che la donna poi assecondi questa fantasia è un dettaglio. Il Piccolo Conte che vola sulla Francia e abbatte biplani tedeschi come fossero piccioni d’argilla al tirassegno del paese. E’ un diavolo ai comandi di un aereo da combattimento. Il suo poi è dipinto tutto di nero, senza insegne. Berlino lo vuole morto entro l’estate, ma può morire il Diavolo? Piccolo Conte di Cadogan ti sei fatto un nome tra i crucchi, ma se non posso colpire te, colpirò chi ti sta a cuore. Gli sciocchi tedeschi sono solo macchine, buoni a combattere, bravi a uccidere o morire, ma di certe sottigliezze…oh, mon dieu, non capiscono un accidente.
“Mademoiselle Ashton”.
La signorina si volta. Ha le maniche tirate su fino ai gomiti. Sulla gonna macchie scure. Sangue secco. Una vera Santa. Sono qui per una Santa attraverso la quale colpire un Diavolo.
“Sì?” dice Annabel. Siede al capezzale del soldato. E il soldato non ha più le braccia dal gomito in giù. Dalle lacrime è scivolato nel sonno, sul mormorio della voce della Santa. “Posso aiutarvi…”
Mi guarda attenta. Dischiude le labbra. Il Diavolo ha decisamente buongusto. Ora tremerà tutta, emozionata nel vedermi. Oh mio Diavolo Inglese, lei diventerà roba mia in nemmeno venti parole.
Annabel inclina la testa: “…Monsieur Casanova, se non erro.”
Ottimo. Mi ha riconosciuto.
“Esattamente, io…”
“Siete qui per una donazione alle forze armate?”
“Veramente no…”
“Il morale allora. Ammetto che le attrici femmine funzionano meglio. E se poi volete anche fare una donazione all’ospedale dei feriti, ne saremo tutti molto lieti. Vi mostro la strada per la sala ricreazione. Un attore del Cinema per le truppe!”
Mi guarda ancora. Impermeabile al mio sorriso.
“Credevo vi foste arruolato…”
“Aspetto di essere assegnato”
No, non sta tremando o sdilinquendosi. Una Santa di Pietra. Il Diavolo Nero dei Cadogan combatte una battaglia qui in terra che non può vincere. Interessante missione, questa. Gli uomini del Kaiser sono astuti bastardi.
(Vittoria Corella)
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da jonas | Dic 29, 2014 | Schegge
Victor Miranda, uomo di fiducia di August Lovelace (Il Don dell’East End) & Catherine “Orlando” Swan, giornalista della Mayfair Gazette
Victorian Solstice
West India Club, 1887
Buongiorno, dice l’uomo. Vibra la voce come una nota bassa di violoncello.
“Buongiorno” sorride Orlando. La giornalista sorride sempre, perché i sorrisi aprono molte porte. Ne è convinta. L’uomo che parla come un violoncello sulle note basse ne dissentirebbe. Le chiavi aprono le porte, le chiavi in mano a gente terrorizzata con un revolver alla tempia. Ovvio, non lo dirà mai. E lei non lo chiederà.
“In realtà avrei voluto intervistare il Signor Lovelace in merito alla sparatoria dell’altro giorno.”
Anche lui sorride. I denti sono bianchissimi. Ci sono tutti e sono perfetti. Solo gli stranieri ricchi hanno questa dentatura. Gli immigrati poveri non hanno denti di cui potersi vantare, anzi.
“Sono autorizzato a rispondere per il Signor Lovelace a qualsiasi domanda non risulti troppo indiscreta. Siete Miss Swan?”
“Sì, Orlando…”
“Catherine.”
“Come sapete il mio vero nome?”
I denti sono perle geometriche, piccole lapidi d’avorio, bianche come il marmo nei giorni assolati.
“Ho solo telegrafato in redazione, chiedendo i dati del reporter che avrebbero mandato. Conosco i reporter e con alcuni non parlo. Troppi pregiudizi circa quello che facciamo qui, per la comunità. Voi avete pregiudizi? Spero di no.”
Orlando, in piedi si limita a fissarlo. Qualche pregiudizio ce l’avrebbe. L’uomo coi denti perfetti, lo straniero azzimato ed elegante non sa anche quello?
“Vogliamo sederci e parlare?” chiede infine la ragazza.
“Lascerò la porta aperta, visto che non avete uno chaperon. Ma suppongo la cosa non vi preoccupi troppo. Anche se chiudessi la porta non vi sconvolgerebbe più di tanto.”
“Ho qualcosa da temere?” Orlando cerca di sembrare insinuante. Più sicura.
“Dipende dalle vostre domande, signorina”.
(Vittoria Corella)
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