Nome: Ignoto. Conosciuto come il Re dei Topi

Cognome: Ignoto

Età: Potrebbe avere 40 come 60 anni, il suo volto reca cicatrici solo in parte imputabili al tempo.

Aspetto: Il Re dei Topi dà l’impressione di non essere mai stato diverso da com’è ora, di non poter mutare mai. Non lo si può immaginare più giovane o più vecchio, non si può provare a ripulire quel volto, a domare quei capelli simili ad erba bruciata, striati d’oro e argento, e a vederlo in vesti diverse dagli stracci con cui si copre, in uguale maniera d’estate e d’inverno. E’ alto e secco come un vecchio albero nodoso, con la pelle olivastra, gli occhi simili a frammenti di vetro, alla neve quando si scioglie. Si dice possano leggere nell’anima degli uomini, quegli occhi. Si dice che le sue orecchie siano state la tomba di infiniti segreti. Di certo il suo corpo è segnato come vecchia una mappa. Una mappa che conduce ai confini del mondo e oltre.

Carattere: Spesso parla per enigmi, eppure in pochi metterebbero in dubbio la sua parola, nel suo regno di fango. Il Re non segue la morale dei più, per lui concetti come “giusto” e “sbagliato” non sono che sciarade pronunciate per ingannare l’udito e confondere la mente. Il Re sa che esiste la fame, che esiste il dolore, la paura, il bisogno, spesso urgente, di soddisfare ciò che il corpo reclama, ciò che la mente invoca. Tutto il resto non riempie la pancia, non acquieta l’istinto. Imprevedibile nelle sue decisioni, sampre pacato nell’atteggiamento, nell’eloquio, a volte si perde in deliri e monologhi, apparentemente folli. Ma, in realtà, lui vi dirà che sta parlando coi topi…. Giusto, in un modo tutto suo, spietato, agli occhi del mondo civile, misericordioso come un arcangelo. E altrettanto crudele.

Storia:
Quando nel 1858 la Corona incaricò l’architetto Bazalgette di costruire le nuove fogne, non si diede certo pena di ripulire prima quelle vecchie. Parallelamente ai nuovi condotti che correvano sotto la metropoli, 1300 miglia di merda e rifiuti che si rimescolano in un lento e perpetuo scorrere fino al Tamigi, erano rimaste le vecchie gallerie chiuse e cieche, i vecchi pozzi asciutti. Accanto al sistema fognario vecchio e a quello nuovo, inoltre, presero a scorrere i tunnel della metropolitana, neri di carbone, perennemente odorosi di fumo e metallo rovente. Così, il ventre della città divenne un intersecarsi di budelli piccoli e grandi, che scorrevano a varie altezze, il più delle volte senza sfiorarsi, come le vene e le arterie di un sistema circolatorio in perpetuo mutamento. Un labirinto senza fine, dove era possibile vagare per giorni senza vedere la luce del sole, dove anche i più esperti potevano perdersi, finire intrappolati in pozzi senza fondo, in sistemi senza uscita, popolati da creature difficilmente riconducibili a specie note all’umanità, capaci di far vacillare le menti più salde. Una trappola mortale per i più, un rifugio sicuro e inespugnabile per pochi…
Qui il Re dà asilo e ospitalità a chi non ha trovato spazio nel mondo di sopra, perchè non perfetto, o improduttivo.
Dispersi, perseguitati, massacrati, usati come capro espiatorio per tutti i mali dell’umanità “sana” e bella: non c’è bisogno di essere “mostri” per essere rifiutati e gettati via. Dal dedalo di strade scure e sporche, dagli androni in cui riecheggia solo il silenzio, i loro occhi spiano, famelici e timorosi al tempo stesso. Tutta la corruzione e la degradazione della città viene qu ia figliare, dando vita a una stirpe sfortunata e nascosta, con occhi pieni di fame, corpi piegati dalla miseria e dalla malattia, storti, insani, consumati dagli istinti più bassi e brutali, esasperati dal bisogno, dalla paura e dalla disperazione. E c’è di più. Avanzano brancolando, annaspando, trascinandosi penosamente esseri troppo mostruosi per immaginare siano mai stati uomini, ogni arto una deformità, volti tumefatti, piaghe infette, i capelli grovigli arruffati, le unghie artigli protesi per ghermire, i denti zanne snudate. Una folla di abomini con fattezze di uomo, uomini abominevoli, emersi dal viscidume che scorre sotto la città ignara. Ma guai a chi si avventura in quel mondo all’incontrario, senza conoscerne le regole: la città ha zanne e artigli. E non ha cuore.

Residenza: Reclama come suo regno tutta la Londra sotterranea, ma l’ingresso alla sua Corte è situato sotto la stazione di King’s Cross St. Pancreas, laddove un tempo sorgeva un ospedale per i malati di vaiolo.