twelve3

 

3

“Dormi” ordinò la Voce nel Buio “Dormi. Voglio i tuoi sogni su questo cuscino. Sogna cosa c’è fuori da queste mura”

Jericho dormiva dentro un Cuore. La Stanza era rossa come tessuto miocardico. Le pareti striate di fasce muscolari biancastre. La luce liquida e densa  attraversava filtri di granati e rubini, schermata da vetri colorati di porpora e sangue.

“Fuori c’è una Maledizione” sussurrò Jericho. Aveva  palpebre sottili come garza, percorse dalle ramificazioni più scure dei capillari. Le ciglia erano spine dentate sulla bocca di una Dionaea Muscipula e gli occhi erano trappole carnivore per farfalle sciocche.

“Conosco le Maledizioni. Sono le uniche storie che mi divertono.” La punta del dito accarezzò le ciglia e gli occhi si chiusero. Buffo come Jericho reagisse proprio come  quelle piantine insettivore. Belial decise di farsene portare qualche dozzina, di pianticelle, da disseminare nella Casa. Le avrebbe guardate starsene con le fauci aperte e le avrebbe sfiorate di tanto in tanto, per osservarle richiudersi sul niente. O forse si sarebbe fatto portare insetti e le avrebbe nutrite. Non avrebbe avuto pazienza di aspettare che le piante digerissero le farfalle, quello non era divertente. Ma  avrebbe deposto le creature tra le fauci che si richiudevano. Un lembo d’ala, una zampetta che vibra. Tutti, quando muoiono, provano dolore.

“Ogni maledizione è fatta su misura. E’ strabiliante. Io ho la mia, eppure molti farebbero a cambio con me. Io invece potrei fare a cambio con te, se la tua fosse allettante. Racconta.” Il re ritrasse le dita e si chinò sull’uomo disteso sul letto dentro la stanza a Cuore. Per un istante solo parve cercare la gola, come fanno certi esseri maligni nei libri gotici.

“Le Maledizioni ben fatte non si raccontano: potrei parlare e tu sentiresti parole inutili che per te non significano niente. Occorre poter diventare l’altro per capire la sua maledizione. E tu, mio Re, puoi solo essere te stesso e capire il linguaggio che ti è familiare. Non conosci altro che te stesso e questa casa. “

Il Re gettò granelli d’incenso nel piccolo braciere di rame che riluceva del rosso dei muri e delle tende.

“Conosco molto più di quello che credi. Ognuno di voi è un libro con una storia e prima o poi tutti vi aprite alla pagina giusta. A volte quella pagina io la strappo e la brucio insieme all’oppio delle vostre pipe e voi non ricordate più niente. A volte la pagina la incido sui muri del vostro cuore con qualcosa che trasforma i desideri in incubi, così non potete dimenticare mai più. Racconta e ti concederò di scegliere: dimenticare per sempre o ricordare per l’eternità.”

Le ciglia si richiusero sulla farfalla di un ricordo: “Voglio ricordare per l’eternità”

“Diventerà un incubo”

“Così sia. Se è l’unico modo per tenerlo per sempre con me.”

Belial sorrise: “ Ora la tua Maledizione. Apri a quella pagina cosa c’è scritto?”

“Jonas”

 

(Vittoria Corella)

On the 3rd day of Christmas

my true love sent to me:

3 French Hens

2 Turtle Doves

and a Partridge in a Pear Tree