Henry Cadogan, attuale Visconte Chelsea & sua moglie, Boudicca Lovelace con la loro figlia Allegra Cadogan
Victorian Solstice
San Terenzo, Liguria – 1896
“Oh, guarda, l’Airùn!”
Sapevo di chi stesse parlando Francesco. Lo sapevo prima di alzare gli occhi dal mio libro per rivolgerli alla spiaggia. Dovetti schermare la fronte con la mano, tanto il riverbero del sole sul mare era abbacinante. Era settembre inoltrato, ma l’estate non voleva saperne di finire. Solo la foschia che s’innalzava dalla terra nera al crepuscolo, velando l’argento degli ulivi, ci ricordava che l’autunno sarebbe arrivato presto.
Ma nel fulgore del meriggio i bambini correvano ancora scalzi sulla rena umida e frantumavano l’immobilità azzurra del mare coi loro tuffi e le loro risate.
E non erano i soli.
Mi sfilai gli occhiali e li posai sul libro che tenevo aperto in grembo. L’Airùn correva tra i piccoli, e sembrava davvero il trampoliere dal quale aveva preso il soprannome in mezzo a uno stormo di beccaccini. Alto, allampanato, coi pantaloni avvoltolati fino al ginocchio che svelavano le gambe magre e bianche, così bianche in confronto a quelle abbronzate e sporche dei monelli. Agitava le lunghe braccia come ali, e le maniche della sua camica catturavano il vento. Era buffo, in un modo contagioso.
Dietro di lui avanzava lentamente sua moglie, tenendo per mano l’unica figlia. Era bella, la moglie dell’Airún, una Madonna inglese col volto di porcellana e le guance rosa come pesche. Aveva perduto un bambino l’anno prima, e ora era di nuovo incinta. Ma non sembrava triste. Non sembrava felice. Guardava le evoluzioni del marito sulla sabbia come se assistesse a un miracolo. Non avevo mai visto tanto amore in un paio d’occhi.
“Allegra, corri!”
L’inglese si era voltato e agitava le lunghe mani bianche verso la figlia. La moglie lasciò andare la manina paffuta della piccola, che con passi incerti trotterellò verso il padre.
Sospirai piano, mentre tornavo a inforcare gli occhiali.
“Che c’è Simone?” mi chiese Augusta, mia moglie, che sonnecchiava sulla mia spalla.
“Niente” mentì. Non volevo turbare la bellezza di quel giorno. Non volevo macchiare lo splendore di quella spiaggia dove sembrava l’estate non dovesse finire mai. Nemmeno alla moglie dell’Airún avevo detto la verità quando, pochi giorni prima, avevo visitato suo marito.
A vederlo correre così, con la bambina sollevata verso il cielo, ero quasi convinto di aver sbagliato diagnosi.
Lo speravo davvero.
(Federica Soprani)
On the tenth day of Christmas
my true love sent to me:
10 Lords a Leaping
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

E’ stata proprio una bella idea questa degli spezzoni, ce li godiamo in attesa che diventino il titolo da mille pagine che ogni tanto ci paventate.
Molto intenso questo pezzo.
Grazie Lucia. Mi è particolarmente caro per una serie di motivi. San Terenzo, vicino a Lerici, fu l’ultimo rifugio di un altro inglese pallido e della sua infelice moglie. Si tratta del mio amatissimo Percy Shelley. Anche lui faceva ridere molto gli abitanti del luogo con le sue evoluzioni sul bagnasciuga. Dicono che la sua voce fosse stridula come quella di in uccello e la sua andatura ricordasse un serpente sinuoso. Il mare se l’è preso, ma ogni volta che torno su quella spiaggia mi pare di vederlo correre sfidando il vento con le sue strida. Vittoria ha voluto punire il cuore di pietra di Lord Cadogan (e della sua creatrice) mandando il giovane Henry e la sua Bou a seguire le orme di quel l’esilio.
Dietroscena assai gradito che svela un po’ dell’iceberg che e’ sotto a queste poche parole,
backstagiatevi dunque!!