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Twelve Days of Christmas: 17

Twelve Days of Christmas: 17

William Gerald Cadogan, primogenito di Gerald, Visconte Chelsea & e suo nonno, il Conte di Cadogan (il Drago)

Edwardian Solstice

Cadogan Hall, 1904

library

Una nuvola di fumo si gonfiava in volute grigie nella luce adamantina del meriggio. Le pesanti tende che solitamente schermavano le finestre della biblioteca erano state rimosse per la pulizia mensile. L’operazione richiedeva l’impegno di almeno cinque tra valletti robusti e cameriere, un dispendio di forze eccessivo per una sala preclusa agli ospiti e usata di rado perfino dai membri della famiglia. Il Visconte di Chelsea avrebbe diluito di buon grado quell’intervento a tempi più lunghi, ma il vecchio Conte di Cadogan, suo padre, non era disposto a cedere di un passo, a riguardo. E non era il caso di contrariare il vecchio, se era possibile evitarlo.
Quando la porta si aprì lo spostamento d’aria disperse la nuvola di fumo che si sfilacciò in striature aromatiche.
William Gerald Cadogan si sollevò con un colpo di reni e rivolse a chi sopraggiungeva uno dei suoi sorrisi sghembi. Il genere di sorriso che riservava alla propria sorella, giacché era certo fosse lei ad andare a stanarlo e magari a rubargli una sigaretta. Ma non era Beatrix Lilian. Scorgendo la figura del nonno avanzare nell’ampia sala, William non poté fare a meno di sentirsi colpevole.
Era inevitabile, il vecchio faceva quell’effetto a tutti, perfino a lui che si vantava di non avere paura di niente e di nessuno. Durò pochissimo, il tempo di disperdere con la mano i resti del fumo, ma il giovane ne fu ugualmente infastidito. Impossibile sperare di non essere visto. Il vecchio ci vedeva ancora dannatamente bene, e aveva pure un buon naso. Infatti scorto il nipote si diresse senza esitazione verso di lui. Nonostante si appoggiasse a un bastone, conseguenza di una caduta sul ghiaccio dell’inverno precedente, la sua andatura era ancora dritta e marziale, tipica di un uomo poco avvezzo a inchinarsi davanti agli eventi non meno che davanti ai suoi simili. William si ricompose, ma senza urgenza. Non esistevano regole riguardo al fumare in biblioteca, se non quelle implicite per il vecchio e solo per lui. La smettesse di seccare il prossimo una buona volta! In quella luce impietosa il Conte sembrava grigio, grigia la pelle raggrinzita che pendeva dagli zigomi pronunciati, grigio l’azzurro-Cadogan degli occhi, che avevano perduto il loro splendore, ma non la durezza.
“Buongiorno nonno” lo salutò William ostentando un’eccessiva allegria, che al vecchio non avrebbe potuto che risultare sgradita. Le narici del Conte si dilatarono percependo l’odore del tabacco e al contempo gli occhi si strinsero in due mezzelune crudeli. William sorrise come avrebbe sorriso al diavolo ai cancelli dell’Inferno. Difficilmente avrebbe potuto essere peggio del vecchio!
Il Conte sedette su una panca rivestita di velluto damascato, simile a quella sulla quale il nipote se ne stava stravaccato fino a pochi istanti prima. Erano panche comode, con un’imbottitura leggera che rendeva gradevole la seduta senza eccedere in una morbidezza che avrebbe conciliato il sonno, piuttosto che la lettura. Teneva le mani giunte sul pomolo del bastone, dita lunghe, nervose, percorse da vene azzurre e macchiate dall’onta del tempo, ma ancora belle, ancora forti. Il Conte trasudava forza, nonostante tutto. William non poteva negarlo. Era anziano, certo, e come tale veniva trattato con tenerezza e rispetto, ma anche con la superficialità che si riserva a chi ha perduto la propria utilità. Eppure c’era in lui un vigore mai sopito, un’energia che solo il decadimento del corpo riusciva a trattenere, e pure a stento. Quell’energia non apparteneva a suo padre, il Visconte. Non apparteneva a nessuno, in casa. A William faceva piacere credere di averne ereditata una parte. Assunse un atteggiamento adeguato, avvertendo gli occhi del vecchio percorrerlo in un attento esame. Sapeva che il nonno si aspettava educazione e rispetto, ma era certo che da lui esigesse di più, molto di più. Era qualcosa che non poteva essere richiesto, non poteva essere insegnato.
William intuiva che si trattasse di qualcosa che avrebbe fatto impallidire suo padre e probabilmente svenire sua madre.
“Come impieghi il tuo tempo, William Gerald?” domandò il Conte. Una domanda apparentemente casuale, normale per un nonno che si rivolgesse al giovane nipote svagato sorpreso a oziare in biblioteca, fumando una sigaretta. Una domanda che avrebbe potuto essere il preludio a un giudizio, perfino a un rimprovero.
Ma non era quello il caso. William lo sapeva.
“Cerco di impiegarlo in modo costruttivo, signore” affermò, e le sue labbra s’incurvarono in un sorriso che non era stato richiesto, che non aveva ragione d’essere, ma che sarebbe stato perdonato.
Il vecchio Conte annuì, come se in quella risposta apparentemente banale fosse racchiuso un significato profondo e recondito noto solo a lui e al ragazzo che gli sorrideva. Il ragazzo… Un gioiello scaturito da un errore, discendente da una catena di errori srotolatasi nei secoli dei secoli fino a giungere a quel pomeriggio, a quella biblioteca invasa dalla luce. Un errore perfetto, irripetibile, il sangue del Drago mescolato a quello del Serpente. Nemmeno se il vecchio Conte avesse potuto immaginare un simile scenario avrebbe potuto concepire un protagonista più ideale.
“Il tempo è un dono e una maledizione” riprese il Conte, lo sguardo fisso davanti a sé. La luce attraversava le sue iridi accendendole di barbagli metallici. “Nessuno può illudersi di ingannarlo o dominarlo, ma imparare a sfruttare a proprio vantaggio gli istanti che lo compongono è possibile. Ci sono istanti più preziosi di altri, lo sai questo, William Gerald?”
“Lo immagino, nonno” rispose il ragazzo prontamente. Il ritratto della devozione, il volto giovane atteggiato a un’austerità che non riusciva a frenare l’estrema mobilità dei lineamenti, il rincorrersi in essi di espressioni contradittorie.
“Quale genere di potere credi possa conferire a un uomo la capacità di disporre di quei particolari istanti?” continuò il vecchio, le mani nodose strette intorno al pomolo, lo sguardo ora fisso in quello del nipote, e tuttavia errante, come se le pupille non fossero che un passaggio attraverso il quale gli fosse dato di rivelare un segreto a quei tanto più giovani occhi.
“Il potere di vita o di morte su qualcuno, per esempio.”
La risposta di William era atroce, ed era corretta, pronunciata con la levità con cui si sarebbe potuta enunciare una preferenza a tavola, tra il pudding e la torta di mele.
Il Conte strinse le labbra, una ferita netta nel volto pallido. L’orrore non riusciva a smorzare l’orgoglio. Avrebbe solo voluto non essere così vecchio. Avrebbe solo voluto aver imparato davvero a ingannare il tempo. Ma ciò che avrebbe avuto gli sarebbe bastato.
Lo avrebbe fatto bastare.

(Federica Soprani)

On the ninth day of Christmas
my true love sent to me:
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree

10 Comments

  1. LuciaG

    Voi non mettete il link su FB e io vi trovo lo stesso. Ormai è un’abitudine irrinunciabile, vorrei solo che non finisse. Mi piacciono questi due. Il nipote dà l’impressione di poter fare qualsiasi cosa. E la farà, vero? E il nonnino sarà orgoglioso di lui proprio per questo.
    Federica, come giochi tu con la luce e con le parole, usandole per pennellarla nella nostra mente, nessuno.

    • jericho

      Il ‘nonnino’ a suo tempo ha fatto tutto ciò che andava fatto come capo della Buona Morte. Suo figlio si è rivelato un Drago efficiente, ma il nipote promette di saper ricreare un regno del terrore necessario per il nuovo mondo che sorgerà dalle ceneri della Grande Guerra. Nulla potrà più essere come prima (mica siamo a Downtown Abbey!!) e l’Impero avrà bisogno di draghi più spietati che mai.

      • jonas

        no, perchè il nonno materno a livello di regno del terrore qui dentro non è secondo a NISSUNO (cit. Valodia)

  2. jonas

    e comunque sì, il mio nipotino la farà, ‘qualsiasi cosa’, e tra le molte, il prigioniero dei tedeschi in Belgio, liberato da una specie di Mata Hari.

      • jonas

        anche la mia, di bambina, ma preferisco quel traditore di suo fratello gemello. Preferisco i marci dentro.

        • jericho

          Se non fosse stato per i nonni chissà che cosa ne sarebbe uscito da questi due…

          • jonas

            dici il Nonno Pagliaccio/Travestito o la Nonna Zingara che legge la mano?

          • jericho

            Ambedue…

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