Recensione di Aquila Reale per La penna d’oro
STILE: 7STORIA: 7COPERTINA: 6Devo dire, con sincerità, che questo racconto, breve ma intenso, mi ha incuriosita inizialmente, sorpresa nell’evolversi e conquistata nel finale. Si perché questo racconto giallo-noir all’inizio ha indossato i tipici abiti della storia con omicidio e indagine, ma ben presto si è trasformato, mostrando un’anima ben diversa. In effetti l’omicidio avviene: “Un eminente Pari d’Inghilterra, Lord Kynaston, nonché stimato antropologo, viene trovato a brandelli nella sua biblioteca. La porta chiusa dall’interno”.
L’indagine è affidata a due personaggi che sembrano distanti anni-luce uno dall’altro: Jericho Shelmardine, il Medium dei bei salotti e Jonas Marlowe, investigatore scettico ed emarginato di Scotland Yard.
Siamo nella Londra vittoriana del 1890. Jericho è un medium famoso e Marlowe riceve l’incarico, dal suo superiore, di condurre le inagini sull’omicidio di Lord Kynaston. Anche Jericho indaga e le strade dei due uomini si incrociano inevitabilmente. Inizia così una collaborazione-disputa tra i due personaggi così diversi eppur accomunati da un passato doloroso che si insinua nel presente travolgendo le loro vite. Ben presto, l’omicidio e l’indagine acquisiscono un ruolo secondario nella storia che si focalizza sulle vite dei due uomini. Entrambi hanno un’anima tormentata e insieme si muovono nella notte londinese dove la nebbia cela coloro che vivono nell’oscurità, nei bordelli per ricchi annoiati. Le indagini portano il Medium e il detective fino al Casino del Cielo Riflesso meglio conosciuto come il Casino dei Perduti e qui, sulla soglia di questo luogo di perdizione, io mi fermo lasciando a voi la scelta di decidere se oltrepassare quei limiti che ti portano all’Inferno dei sensi.
La perdizione può indossare gli abiti eleganti del Medium o la divisa del detective, può scambiare i loro ruoli, può presentarsi sotto mentite spoglie ma può l’uomo reagire? Può liberarsi da questa schiavitù?“L’amore conduce alla follia, la follia è solo un’altra faccia dell’amore”
Il passato ritorna sempre, bisogna affrontarlo: per Jericho il passato è rinchiuso nella Casa alla Fine del Mondo, per Jonas è l’accusa di un reato che non ha commesso.
Federica Soprani e Vittoria Corella hanno realizzato una storia sensuale, coinvolgente dove dolore e piacere diventano ingredienti di un cocktail che danna l’anima. Questa narrazione ha uno stile semplice ma raffinato, curato nei minimi particolari, dove le due scrittrici si alternano con maestria nella scrittura, con una continuità tale da dare l’impressione che a scrivere sia un’ unica persona.
La fine del romanzo mi ha lasciata con un interrogativo: mi piacerebbe sapere se questa strana coppia ha un futuro nel mondo dell’investigazione! Mi attira anche l’aria malsana che si respira in un altro luogo, appena accennato nella storia: l’Ospedale dei Matti “Bethlehm”. Da approfondire anche il personaggio del Re Belial.Consiglio la lettura a coloro che amano le nebbie della Londra Vittoriana che non ha paura di provare emozioni forti. Spero di leggere al più presto il seguito.
Per il momento Aquila Reale non può che dire: Brava Federica, brava Vittoria, continuate così 🙂
