Imogene Tipperary, Governante di Fine del Mondo & Peter Hicks, poliziotto londinese (bobby)

Victorian Solstice
la Dodicesima Notte a Fine del Mondo, Chelsea – 6 Gennaio 1891 (vedere episodio 4)

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“E così eccoci qui”
Imogene Tipperary contempla il salotto, come meravigliandosi di trovarlo deserto. Eccetto, ovviamente, per la presenza di Peter Hicks. In realtà non le sono sfuggite le manovre diversive dei suoi prodighi datori di lavoro per lasciarli soli. In altre circostanze, in un’altra casa, in un’altra vita perfino lei avrebbe trovato riprovevole quell’implicita volontà di lasciarli soli. Ma le circostanze sono quelle che sono, la casa è Fine del Mondo, e la vita, bè.. è una e una sola.
In più è la notte dell’epifania, e ne hanno passate fin troppe di recente, tutti loro. Eppure Peter non le è mai sembrato tanto spaventato e agitato quanto lo è ora che la fissa dal centro del salotto, con lo sguardo atterrito di uno che si specchi nel Pandemonio. Forse dovrebbe risentirsene. Invece sorride, facendogli cenno di accomodarsi sul divano, che lui raggiunge a tentoni. Imogene colma con un sospiro la distanza che li separa e prende posto accanto a lui. Per un istante il crepitio dei ciocchi di pino nel caminetto, lo sfrigolare aromatico della resina, è il solo suono che fa da contrappunto al silenzio.
“Imogene”
“Peter”
Pronunciano i nomi all’unisono, e i loro sguardi, sollevati repentinamente, si specchiano l’uno nell’altro restando agganciati. Arrossiscono, entrambi, e Hicks è il primo a distogliere gli occhi. Imogene reprime uno sbuffo di frustrazione. Dov’è il signor Shelmardine quando serve?
“Pensavo voleste parlarmi…” butta lì la ragazza, più piccata di quanto vorrebbe mostrare, ma Peter Hicks la interrompe subito.
“Imogene, Miss Tipperary”
La guarda negli occhi. In tempi recenti ha contemplato corpi straziati da ferite mortali, decapitati, eppure specchiarsi in quelle iride scure come la cioccolata e, buon Dio, altrettanto, dolci, gli fa talmente tanta paura!… Deglutisce a vuoto. In procinto di battere in ritirata, ancora una volta. Ma sarebbe l’ultima, lo sa. Imogene pende dalle sue labbra, indecisa se scoppiare a piangere o tirargli un pugno. Peter non se la sentirebbe di biasimarla in entrambi i casi.
“Io vi amo” Peter Hicks sgrana gli occhi. Possibile fosse così facile? Le parole sono uscite senza quasi che ui se ne rendesse conto, e ora tutto quel senso di oppressione che gli gravava sul petto sembra svanito. Sorride, incredulo, mentre aggiunge: ” Volete sposarm…”
Questa volta è lei a interromperlo, e le sue labbra non hanno neppure bisogno di parole, solo di quelle di lui, in un bacio che è già un ‘sì’.

(Federica Soprani)

On the eighth day of Christmas
my true love sent to me:
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree