Nella pancia della carrozza blindata, Georg von der Empten fissava V.
V d’altro canto fissava lo zigomo fratturato, l’arcata sopraccigliare tagliata, il volto tumefatto, il labbro spaccato del giovane tedesco: “Ti fa male la faccia, Crucco?” chiese Valentine: “dovevi stare più attento, per quelle scale!”
Quella notte, uscendo dalla Torre, il Signor Valentine, bontà sua, aveva graziosamente spinto Georg giù per una rampa delle scale di pietra secolare della Torre. Così, per divertirsi.
“Signor V, siete proprio un burlone. Chissà che anche la vostra bella bambina francese non sia volata giù per le scale a causa della sua disattenzione…”
V sollevò il mento. Sollevò anche un lato della bocca nell’imitazione di un sorriso: “Crucchetto, sei ancora roba mia. Sei ancora il mio pupazzetto puntaspilli, la mia bambolina di gesso friabile. Le cose non parlano e tantomeno fanno supposizioni. Le cose tacciono.”