Jonas Marlowe & Jericho Shelmardine

Victorian Solstice
Londra, 1891

frozen.lake

L’inverno vestiva il parco di merletto bianco. La notte aveva filato la luce delle stelle in una passamaneria scintillante, che ornava i cespugli sempreverdi lungo il corso ghiacciato del fiume. Festoni di brina si dipanavano tra i rami spogli, intrappolando i raggi del sole pallido nei loro cristalli.
Nel candore immacolato del paesaggio invernale i capelli di Jonas Marlowe erano una fiamma ardente, uno squillo festoso che infrangeva il silenzio. Mentre sfrecciava veloce sul ghiaccio, sembrava lasciare dietro di sé una scia di lapilli. Dalla riva Jericho contemplava assorto le sue evoluzioni sui pattini. Strano uomo Jonas… Apparentemente impacciato da quelle braccia e quelle gambe troppo lunghe, ci si sarebbe aspettati fosse goffo, quando non procedeva con la sua andatura spedita e quasi marziale. Invece, sul fiume ghiacciato, come sulla pista da ballo, le sue movenze erano eleganti e precise, ogni gesto misurato, incantevole. In quell’istante si stava dirigendo verso di lui. Poco prima di raggiungerlo compì una serie di piroette aggraziate, e perfino un salto, atterrando sul ghiaccio senza la minima esitazione. Quando frenò, le lame dei pattini sollevarono una nuvola di polvere gelida. Scorgendo lo sguardo dell’ex-ispettore, Jericho non poté fare a meno di ridere. Sembrava aspettasse un applauso. Glielo concesse, ottenendo in tutta risposta una smorfia imbarazzata, ma tutto sommato compiaciuta.
“Dai, vieni anche tu.”
Gli porgeva la mano, ora, fasciata nel guanto di capretto. Era il più allettante degli inviti, quella mano sicura che si rivolgeva a lui e a lui solo, per sostenerlo, certo, ma anche per essere riempita. Jericho non sapeva cosa fosse più struggente nell’uomo che gli stava davanti, se la tenerezza e la sollecitudine con cui sembrava determinato a prendersi cura di lui, o il disperato bisogno d’amore che intuiva in fondo ai suoi occhi, così sepolto tra le pieghe dell’anima da non poter essere quasi percepito.
“Non sono molto disinvolto sul ghiaccio, Jonas” lo avvertì, muovendosi cautamente per raggiungere la sua mano tesa. Avrebbe camminato sul filo di cento spade pur di afferrare quella mano. Non sarebbe stato certo un fiume ghiacciato a fermarlo.
“Meglio. Una volta tanto farai quello che dico io senza discutere” commentò l’altro pratico, afferrando saldamente le sue dita e attirandolo a sé. Jericho sembrò sul punto di obiettare, ma godere di quella stretta valeva bene una piccola concessione all’altrui orgoglio.

(Federica Soprani)

GRAZIE A VOI, LETTORI, CHE FIN QUI CI AVETE SEGUITO CON PAZIENZA, ATTENZIONE E UN POCO DI CURIOSITA’.

Questa è l’ultima scheggia e ora arriva la dodicesima notte.

Federica & Vittoria

“Era la Dodicesima Notte, la notte in cui tutto era possibile, in cui i medicanti divenivano re, e i re mendicanti, e ciascuno poteva osare essere tutto e il contrario di tutto.

Jonas Marlowe sentiva di non sapere ancora neppure lui chi e cosa avrebbe voluto essere da allora in poi.

Era improbabile che ci sarebbe stato un momento migliore per cominciare a esserlo.”

On the twelfth day of Christmas
my true love sent to me:
12 Drummers Drumming
11 Pipers Piping
10 Lords a Leaping
9 Ladies Dancing
8 Maids a Milking
7 Swans a Swimming
6 Geese a Laying
5 Golden Rings
4 Calling Birds
3 French Hens
2 Turtle Doves
and a Partridge in a Pear Tree