Cristophe Safire

“Anche lor signori sono ovviamente invitati” si rivolse alla anziana Lady ed al suo accompagnatore accennando un inchino “sarebbe davvero splendido avervi come pubblico. Lady Hornfield, se ho ben capito, e signor…” si bloccò.
Quell’uomo. Non riusciva a “leggerlo”.  Non ancora.
Aveva notato come la vecchia dama con una mano quasi artigliava il braccio sottile del giovane in blu, come se fosse una cosa di sua proprietà e temesse che prima o poi sarebbe volata via. Aveva capito molte cose da quel gesto.
Le mani del giovane in blu erano abbandonate lungo i fianchi, inerti. Safire sospettò che quelle mani non si sarebbero mosse nemmeno per farsi scudo da uno schiaffo inaspettato. Mollemente immobili, come se non fosse poi così importante da che parte potesse arrivare una qualche minaccia, tanto non sarebbe cambiato nulla per lui.
Gli occhi invece stridevano fastidiosamente con la totale passività del corpo. Quegli occhi erano come un abisso vorticante. Un lago vivente sul cui fondo dormivano mostri. E lo fissavano in maniera quasi imbarazzante, come se non potessero perderlo di vista neppure per un secondo. O peggio, come se non si fidassero abbastanza da permettersi di perderlo d’occhio anche per un battito di ciglia.
Pardonnez-moi, non ho afferrato il vostro nome, Monsieur…?” come sempre quando si concentrava, Cristophe Safire scivolava gradualmente nella lingua di sua madre.

Jericho Marmaduke Shelmardine

Jericho fissava l’uomo che aveva davanti.
Era da villani fissare, gli era già stato fatto presente diverse volte, nell’arco della sua breve, seppur intensa, vita. Spesso non ci si era limitati a farlo notare a parole. Spesso le parole non erano state ritenute necessarie.
Impossibile capire se lo stesse fissando con aperto interesse, con sospetto, o se il suo sguardo semplicemente si fosse posato su di lui, fisso e vacuo come quello di una bambola, occhi di vetro ciechi al mondo.
Ma, di fatto, lo fissava, e sorrideva lievemente, le labbra vermiglie che parevano tracciate con un pennello sottile.
Sapeva chi egli fosse. Non perchè la sua conoscenza del mondo dello spettacolo fosse tale da rendergli nota la sua fisionomia. Per quello bastava il cartellone alle spalle dell’uomo. Bello come un attore, come un atleta. Per un istante Jericho desiderò di averlo potuto incontrare in un qualsiasi altrove. Nella nebbia densa di oblio di una fumeria d’oppio, al tavolo di una locanda ai margini dei Docks, dove sconosciuti cercano altri sconosciuti per ridere in faccia al gelo notturno… Ovunque, purchè non lì, non in quel momento. Fu solo un istante.
Cristoph Safire non sapeva chi fosse lui. Ma Jericho sapeva che non ci sarebbe voluto molto per colmare quella lacuna, e, come spesso accadeva, lui non avrebbe dovuto nè potuto aprire bocca.
“Jericho Marmaduke Shelmardine” intervenne infatti Lady Hornfield, lasciando al suo protetto solo il tempo di socchiudere le labbra, forse per parlare, forse solo per respirare.
L’anziana Lady pronunciò quel nome con uno strano miscuglio di orgoglio e divertimento, come se stesse presentando il proprio orso ammestrato. Mirabile creatura, beninteso, ma pur sempre un orso….
Jericho fu grato che la sua accompagnatrice non si dilungasse sulla descrizione degli innumerevoli titoli e appellattivi coi quali lui era conosciuto nel bel mondo. Qualcosa gli suggeriva che l’uomo che aveva innanzi non ne avrebbe trovato alcuno edificante.