Michael Valentine (il Signor V) e Victor Miranda

I “Cattivi”

13521859_1015964901792048_2860247075637350424_nNome: Michael Valentine (come di consueto per chi fa il suo lavoro, un nome falso). Meglio noto come Signor V.
Età: sconosciuta, ma diciamo più di 30 e meno di 60
Aspetto: Valentine sembra uscito da un romanzo. Uno di quei romanzetti da pochi soldi con i Cattivi pallidi, magri,misteriosi (e possibilmente con i canini lunghi), sempre a tramare nell’ombra e ad insidiare le vergini nei loro letti. Anche se nel caso di Michael Valentine le vergini hanno veramente poco da temere. Non è un mistero per nessuno che Valentine preferisca i ragazzini. E comunque è quello che ci si aspetta da lui, si addice al personaggio.
Carattere: A chi lo conosce per la prima volta, suggerisce l’idea di un ex-attore di teatro caduto in disgrazia. Assume pose drammatiche, eccessive, da primadonna. Nonostante il suo essere spesso sopra le righe lo faccia sembrare innocuo, è bene guardarsi da Michael Valentine. Ha l’umanità e il calore di un rettile. Un serpente, nello specifico. Ovviamente velenoso. Non si dovrebbe mai dare fiducia a un serpente, se si vuole vivere a lungo. La stessa cosa vale per Valentine.
Storia: Michael Valentine è una spia. Ha sempre “venduto” informazioni e segreti fin da ragazzo per fare qualche soldo in più. Con gli ambienti “ambigui” che frequenta, ha spesso accesso a dettagli succulenti. Ma se una volta era una spia senza padrone che si vendeva al migliore offerente, oggi un padrone ce l’ha, eccome. Il suo talento per lo “spionaggio” l’ha tradito ed è stato quindi costretto a vendere l’anima al diavolo. Questo diavolo si chiama Lord Glenarvon. Venuto in possesso di informazioni scottanti riguardo la famiglia reale, troppo per uno come Valentine, quelli della compagnia della Buona Morte gli hanno fatto visita, ma siccome sprecare un talento naturale è contro la politica del Lord, Valentine è stato assunto.
Come tutti i membri della compagnia, non possiede più una vita.
Nel momento in cui tradirà o non servirà più, verrà “smaltito”. Fino ad allora, è il capo della Compagnia, ed è lui a decidere chi debba essere smaltito o meno.

Sedeva comodo, lunghissime gambe accavallate, piega perfetta dei pantaloni. Sotto le suole, il pavimento era appiccicoso, viscoso. Puzzava di marciume e metallo. V scartava un bon-bon, la carta dorata crepitava piano come un insetto che grattasse il muro con le zampine chitinose. Qualcuno doveva dare una ripulita alla stanza degli interrogatori, buon Dio.
Togliere tutto quel sangue, quel vomito secco. E non parliamo del resto. Un odore nauseabondo che guastava l’aroma di bacche di caffè tostate del suo cioccolatino.
Guardò l’uomo riverso sul pavimento e sospirò: si sarebbe sporcato oggi. Questa gente si sentiva sempre male, per la paura prima, poi per il dolore fisico. Perdevano ogni controllo. Disgustoso. Fastidioso.E grandioso.
Il potere che nasceva come una lama d’oro dalla melma nera della paura era un orpello bellissimo, un sostituto perfetto del prestigio che aveva perduto dall’alba del suo tempo come V.
Si alzò, stirandosi bene la giacca di splendida fattura. Niente di troppo vistoso, un sobrio nero, la stoffa migliore che i soldi potessero comprare. Mosse qualche passo, fino ad andare a osservare, piegandosi appena, il viso del prigioniero.
“Joli Coeur” mormorò: “Senza macchia e senza paura. Fino a oggi, s’intende. Oggi macchie e paura saranno il tuo unico contributo all’esistenza.”
Lo toccò con la punta dello stivale: “Sveglia, Joli Coeur. Combatti l’intruglio di Graves, so che l’effetto sta per finire. E’ ora di fare amicizia.”
L’uomo a terra digrignò i denti. Forse l’intruglio dava un po’ di dolore. Testa, tendini, spina dorsale.
“Buongiorno” Sorrise V “Benvenuto nel luogo dal quale non uscirai più. A meno che tu non collabori, il che mi mette sempre di buon umore. Allora divento generoso e offro patti. Molti sono usciti, sai. E ora vivono” Evitò di aggiungere ‘felici’.
“Patti” Mormorò l’uomo a terra. Cercava di rialzarsi. “Molto piacere dunque,voi siete il Principe delle Tenebre?” Ricadde. La testa fece toc, sul pavimento lordo.
“Un arcangelo? Io? Buffo. Buffissimo.”
“Quale Arcangelo sei?”
V mangiò il suo Bon-bon: “Uh, allettante. Siete incline alla conversazione, dunque. Andremo d’accordo Onorevole Ashton.”
“Oh, non andremo d’accordo affatto, Signor Arcangelo. Affatto.”
V sorrise con tutte le sue zanne:”Che carino. Ti mangerò il più tardi possibile. Promesso.”

 

13512232_1015964895125382_5188587317137605679_nNome:Victor Miranda
Età:30
Aspetto: Olivastro, occhi neri come la più vellutata delle notti, un volto in cui si sposa la morbidezza mediterranea con il rigore del più gelido degli inverni albionici. E’ chiaro come il sole che Victor Miranda non è inglese, eppure parla con una received pronounciation perfetta, appena sfumata di un qualcosa di esotico, un’essenza di fuoco imprigionata nel ghiaccio formale, una goccia di rum mellifluo e stordente aggiunta di nascosto al tè delle cinque.
Carattere:”Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere, se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che amati”. Miranda è intransigente. Con se stesso, prima di tutto. Poi con i suoi. Infine, con chiunque debba avere a che fare con lui. Una circostanza questa che è meglio non augurarsi. Sa essere amabile, Victor Miranda, ma per ogni granello di zucchero, per ogni goccia di giuleppe, c’è un’amarezza velenosa della quale non conviene avere un assaggio.
Storia: Il Signor Miranda è sudamericano. Nazione Imprecisata ad altissima quota, piena di niente. Suo padre era un signorotto che sfruttava i minatori andini. Spazzato via dai suoi nemici, ha messo al sicuro suo figlio di là dall’oceano, consegnandolo a Augusto Lovelace, uomo d’affari e principe della malavita dell’East End.

Buongiorno, dice l’uomo. Vibra la voce come una nota bassa di violoncello.
“Buongiorno” sorride Orlando. La giornalista sorride sempre, perché i sorrisi aprono molte porte. Ne è convinta. L’uomo che parla come un violoncello sulle note basse ne dissentirebbe. Le chiavi aprono le porte, le chiavi in mano a gente terrorizzata con un revolver alla tempia. Ovvio, non lo dirà mai. E lei non lo chiederà.
“In realtà avrei voluto intervistare il Signor Lovelace in merito alla sparatoria dell’altro giorno.”
Anche lui sorride. I denti sono bianchissimi. Ci sono tutti e sono perfetti. Solo gli stranieri ricchi hanno questa dentatura. Gli immigrati poveri non hanno denti di cui potersi vantare, anzi.
“Sono autorizzato a rispondere per il Signor Lovelace a qualsiasi domanda non risulti troppo indiscreta. Siete Miss Swan?”
“Sì, Orlando…”
“Catherine.”
“Come sapete il mio vero nome?”
I denti sono perle geometriche, piccole lapidi d’avorio, bianche come il marmo nei giorni assolati.
“Ho solo telegrafato in redazione, chiedendo i dati del reporter che avrebbero mandato. Conosco i reporter e con alcuni non parlo. Troppi pregiudizi circa quello che facciamo qui, per la comunità. Voi avete pregiudizi? Spero di no.”
Orlando, in piedi si limita a fissarlo. Qualche pregiudizio ce l’avrebbe. L’uomo coi denti perfetti, lo straniero azzimato ed elegante non sa anche quello?
“Vogliamo sederci e parlare?” chiede infine la ragazza.
“Lascerò la porta aperta, visto che non avete uno chaperon. Ma suppongo la cosa non vi preoccupi troppo. Anche se chiudessi la porta non vi sconvolgerebbe più di tanto.”
“Ho qualcosa da temere?” Orlando cerca di sembrare insinuante. Più sicura.
“Dipende dalle vostre domande, signorina”.