Gwen non avrebbe dovuto sorridere così a quell’uomo.
Non avrebbe dovuto sorridere così a nessuno.
Confinato dall’altro capo della tavolata, troppo distante per poter parlare con la sorella ma crudelmente in grado di assistere all’avvicendarsi di amozioni sul suo volto, mentre Maurice Langdon le confidava chissà quali abomini, Georg sentiva che non sarebbe arrivato sano di mente alla fine della cena.
Per quanto si sforzasse di distogliere l’attenzione da lei, rispondendo grabatamente alle domande dell’anziana Lady Imelda seduta al suo fianco, o ai tentativi di catturare la sua attenzione di suo fratello Fred dall’altro capo del tavolo, il suo sguardo tornava regolarmente a Gwen e a quell’uomo, al modo in cui lui incombeva come un’ombra sulla sua luce, e a come lei sembrava non solo non farci caso, ma addirittura provarne un intimo piacere!
Se l’avesse toccata anche solo con un dito, era certo che non avrebbe saputo contenersi oltre, sarebbe saltato sul tavolo e gli sarebbe piombato addosso, per cancellare quell’espressione compiaciuta da quel volto di sfinge.