Una Casa! Cristophe era uscito sabato mattina e si era comprato una casa a Londra.
Valentina Casanova, strizzata in un vestito da pomeriggio di velluto rosso scuro, stentava ancora a crederci. Mai avuta una casa in tanti anni. Carrozzoni da Circo sì, uno. Celeste e Blu. Decorato con stelle e pianeti. Camere d’albergo anche, tante. Bettole. Poi pensioni rispettabili. Infine quattro e cinque stelle. Ma una casa, mai. E ora avevano una casa a due piani con giardino nel West End in cui cominciavano già ad arrivare i fornitori. Mobili, vasellame, casse di libri, bauli di biancheria.
“Vuoi fermarti a Londra?” aveva chiesto Valentina in piedi nell’ingresso, mentre sfilava lo spillone che le incollava il cappellino con veletta alla treccia bionda: “Non sapevo volessi fermarti a Londra. Non ci siamo mai fermati. I vecchi si fermano. I borghesi si fermano. Ma non noi. Non io.”
Cristophe che giocolava pericolosamente con una coppia di tazzine da caffè, facendole danzare in aria a sfiorare il lampadario a gocce, le aveva riacchiappate al volo e rimesse a posto: “Chi ha parlato di fermarsi? La Tournèè prima di tutto, Cherie. Solo ci vuole un punto fisso…”
“…a Londra. Non a Parigi. Non a Nizza, dove ci sono quelli come noi. Ma a Londra”
Era andata alla finestra ed aveva passato un dito guantato di rosso sul davanzale, per ritirarlo nero di fuliggine in punta: “Questa è Londra , Cristophe!” si era pulita il dito sul bavero della redingote del Mago, lasciandovi un segno nero come un virgola triste di carbone.
“Qui ci abita mia madre”
“Non hai comprato questa casa per tua madre. E nemmeno per me” Valentina aveva specchi bui al posto degli occhi.
“Ti sbagli. Questa è casa nostra ora. Ho fatto portare i tuoi bauli”
Valentina ovviamente non gli aveva creduto. Sentiva puzza d’inglese. Le aveva contate anche lei le camere da letto. E ce n’era una di troppo, per i suoi gusti. Aveva intuito per chi era quella camera esposta ed est, tappezzata di grigio e bianco, con i mobili di abete e il letto a baldacchino.
Allora aveva dato una spinta ad una cassa di porcellane, che era rovinata a terra spargendo cocci bianchi come ossa tutt’intorno. Poi era toccato ad una pila di piatti. Poi ai bicchieri.
“Cherie, quella roba era nuova. Sai quanto costa?” aveva commentato ieratico Cristophe.
Valentina aveva aperto un baule e ora, uno per uno, buttava i suoi vestiti più belli nel camino acceso. Buttò cappellini, guanti, spazzole col manico d’avorio e pettini d’osso. Quando fracassò una bottiglia di profumo francese nel focolare, divampò una fiammata.
Cristophe assisteva e subiva.
La distruzione durò un buon venti minuti, al termine dei quali ogni avere del Mago e della sua assistente era in frantumi o incenerito.
“Ora sto meglio” sorrise Valentina, beandosi di tutto quel caos “Libretto degli assegni…” disse infine impassibile.Visto che Cristophe non reagiva, Valentina gli infilò la mano nella tasca interna della giacca e pescò un portafogli di pelle. Lo mise in borsetta e fece per uscire.
“Dove vai ora?”
“A fare compere. Non ho più niente da mettermi, non vedi?”