orlando

Appartamento dei fratelli Swan
ore 18.30

Orlando era immobile, nuda, davanti al grande specchio del salotto.
Un oggetto obsoleto, fin troppo ridondante per la loro casa modesta, ma era già lì, quando ci si erano trasferiti, e Percy aveva pensato che fosse utilissimo per coprire le mecchie di umidità sulla parete sottostante. Pensiero condiviso anche dai precedenti affittuari, con ogni probabilità…
La superficie riflettente, ora velata dal vapore che si alzava dalal vasca da bagno, era un po’scurita, picchiettata da chiazze di ossidazione, ma faceva il suo dovere con sufficiente efficacia. E spietata crudeltà…
Orlando non si faceva troppe illusioni riguardo al proprio aspetto. In realtà non era del tutto convinta che Percy sbagliasse, quando l’accusava di non essere cosciente di se stessa, anche se davanti a lui sfiorare quel tasto si era sempre rivelato motivo di discussioni furibonde.
Inclinò la testa di lato, osservando la curva flessuosa del collo, che si inarcava inerme, palpitante. Indubbiamente femminile, forse perfino aggraziato, in quel gesto di apparente languore.
Si raddrizzò subito, arricciando il naso, le mani sui seni non tanto per vergogna (dopotutto era a casa da sola), ma per un naturale pudore a visualizzare il proprio corpo tutto in una volta, così, brutalmente. Quel corpo che le creava qualche disagio, con le braccia e le gambe che le sembravano sempre troppo lunghe, difficili da posizionare in modo composto. Però le sue gambe le piacevano, se non altro, snelle e scattanti. Il seno…
Sospirò, scostando le mani a coppa e guardando la propria immagine riflessa.
Avrebbe potuto essere più florido, certo.
Avrebbe anche potuto non esserci affatto. A questo punto sarebbe stato anche meglio, le avrebbe risparmiato certe scomodità e avrebbe reso più agevole il suo travestimento, in certi frangenti.
La signora Piper le raccomandava sempre di bere latte, tanto latte, e a giudicare dal ciò che trabordava dalla sua scollatura generosa doveva essere un metodo efficacie per migliorare a certe… carenze.
Sul viso c’era poco da dire o da fare.
Aveva la pelle degli Swan, il che era un bene. Pallida, delicata, tendente al rossore solo in caso di caldo o imbarazzo.
E aveva gli occhi degli Swan, quel taglio triste, malinconico, che in William, come in papà, era ancora più accentuato. In lei si notava meno perchè i suoi occhi erano più grandi.
Anche i capelli erano decisamente Swan…Swan da parte di madre, visto che papà era biondo come Percy. Ma i suoi capelli erano ingestibili, ecco la verità. Finchè erano stati lunghi tutto bene: folti, ricchi, di un color mogano così scuro da sembrare nero, come William, come la mamma. Ma da quando li aveva tagliati… Ci passò le dita in mezzo, agitandoli un po’, ottenendo come unico risultato quello di sembrare una specie di spirito dei boschi in fuga. Li tirò indietro, dopo aver immerso le mani nella vasca da bagno, ed essi parvero domati, almeno per il momento. Bell’affare!…
E poi il naso…il naso non c’entrava niente col resto della faccia!!
Troppo piccolo, troppo sottile, troppo aristocratico, ridicolamente aristocratico, piazzato così, al di sopra della bocca generosa, sulle labbra esageratamente carnose per il suo viso.
E poi si arricciava sempre, ormai era dotato di volontà propria!!

Orlando scacciò con la mano il vapore, come se lo incolpasse di tutte le proprie disgrazie, si avvolse in un grande asciugamano bianco, e rabbrividi muovendo qualche passo sul pavimento freddo.