Romagna Corriere, 6-3-2014

Romagna Corriere, 6-3-2014

articolo

Articolo sulla presentazione che avrà luogo sabato 8 marzo nella fortezza del Governatore a terre del sole.

Dopo cinquecento anni Michele Corella torna in Romagna 😉

 

Giulietta deve morire, #5

Giulietta deve morire, #5

La luce esangue del mattino li accolse, un cielo simile a neve sciolta, un nulla adamantino spalancato sulle loro teste.
Jericho procedeva a passo spedito. Era il solo modo per non farsi lasciare indietro da Jonas Marlowe, dalle lunghe falcate di quelle gambe di cicogna.
Forse per questo Jonas faceva in modo di lasciarsi sempre precedere da lui, anche di un solo passo.
A volte rallentava, senza farsi accorgere, e lasciava che il Medium proseguisse da solo. Lo osservava distanziarlo, le falde del cappotto che gli si gonfiavano intorno alla figura sottile come ali nere.
Ascoltava la sua voce perdersi, mentre gli rivolgeva parole che non avrebbe udito.
Lo guardava proseguire da solo, tra la gente che non faceva caso a lui, solo, lungo il marciapiede lucido di pioggia, nell’aria fredda che si condensava in nuvole di vapore, finché non sentiva dolore per la distanza che si andava allargando tra loro.
Dopo un po’Jericho si accorgeva della sua assenza e si voltava a cercarlo, lanciandogli un’occhiata da sopra la spalla, un po’stupito. Allora Jonas copriva con pochi passi quel vuoto spaventoso, e riprendevano a proseguire insieme, fianco a fianco, le maniche dei loro soprabiti che si sfioravano appena.
(Giulietta deve morire, #5)

I Fantasmi dei Natali Passati #4

I Fantasmi dei Natali Passati #4

fantasmiLa. Vita. E’. Una. Ferita. Lavitaèunaferita. L’aria ci passa gelida attraverso. Entra il freddo nella carne viva. Brucia e sa di sale. La lingua è un cartoccio, una foglia recisa e la linfa scorre dalla ferita, mentre il tessuto si svuota, le venature si asciugano, il colore cola fuori e tutto diventa grigio.
Mi chiedi: “Chi sei?” Ma io non ho mai sentito questa domanda prima. Chi sei non significa niente. Chiedi al mare chi sei? Chiedi alla pioggia? Chiedi ad un brandello di muro chi sei? Esisti solo quando ti distingui dal resto. La risposta, se te ne serve un, è questa: il buio. Sono il buio, perché qui dentro è così. Buio. Il giorno si ferma ad un passo dagli occhi. Persino i sapori ignorano la bocca, gli odori non raggiungono le mucose olfattive. La coperta ruvida pizzica la pelle nuda di qualcun altro. Ho detto buio? Intendevo vuoto. Ma in fondo non c’è differenza.

(“I Fantasmi dei Natali Passati” #4)

Episodio III: Recensione di Drusie su La biblioteca di Drusie

Episodio III: Recensione di Drusie su La biblioteca di Drusie

17 febbraio 2014

<<Siamo tutto quello che rimane delle persone che ci hanno amato e se ne sono andate.>>

Nella fumosa Londra della regina Vittoria si è venuta a formare una singolare coppia di investigatori: Jonas Marlowe e Jericho Marmaduke Shelmardine. Perché singolare? Perché il primo è un concretisssimo e realissimo ispettore di Scotland Yard, l’altro un medium in bilico tra realtà e paranormale. Due personaggi che sembrano non avere niente in comune e, proprio per questo, forse, il duo funziona.
Dopo essersi ritrovati a collaborare nei primi due episodi e aver rischiato più volte la vita, decidono di aprire assieme una società investigativa (la descrizione della casa e dei suoi abitanti mi ha ricordato tanto Sherlock Holmes e la cosa è stata graditissima). Per quali casi? A quanto pare i due sono destinati a far luce su tutto ciò che non interessa (o fa paura, come nell’episodio due) ai canali ufficiali.
L’enigma di quest’avventura si presenta fin da subito terribile e crudele: bambini scomparsi. E all’abominio di far del male a creature indifese, in queste pagine sono colpiti i più deboli tra i deboli: i bambini poveri, quelli che nessuno vede, che nessuno conosce, che nessuno cercherà mai.
Non ufficialmente.
Come negli altri due casi, da qui si dipana una vicenda torbida fatta di personaggi inquietanti e idee folli, di egoismo e scorciatoie per arrivare al benessere e alla ricchezza.
E non solo. Talvolta il male è semplicemente il male, senza motivi, senza giustificazioni che permettano alle nostre menti di accettare ciò che d’istinto rifiutiamo. Ci sentiamo più tranquilli, se riusciamo a dare spiegazioni logiche al male. Invece spesso non c’è nessuna spiegazione. C’è chi fa del bene semplicemente perché vuole e c’è chi fa del male semplicemente perché vuole. Accettiamo l’esistenza del bene libero e gratuito, ma non del male. Il male deve avere sempre un fondo logico, un motivo, una spiegazione che lo giustifichi.
Non ce l’ha. E difatti in questo libro non ci sono spiegazioni a certe azioni. Se il lettore non accetta, che le trovi da solo.
Neanche i due protagonisti si interrogano in merito. Fanno ciò che sentono di dover fare, per i bambini, ma soprattutto per se stessi e per chi hanno a fianco.
Riflettono invece su altro, sul dolore, sulla perdita, sulla solitudine che pervade tutto il racconto.
Solitudine percepita, più che reale, perché nessuno è davvero solo, non come credo. C’è sempre qualcuno, vicino o lontano, che veglia e resta lì dove c’è bisogno.
Solo una scena mi ha lasciato perplessa, che giunge all’improvviso e di cui non ho capito l’origine. Tra l’altro non se ne fa cenno neanche dopo e l’unica cosa che mi è venuta in mente è che fosse una piccola fanservice. Mi ha lasciato perplessa… ma soddisfatta eh!

Personaggi: Continua la dicotomia tra i due protagonisti anche se entrambi si stanno lentamente muovendo l’uno verso l’altro per capirsi, comprendere oltre ciò che l’altro mostra, aiutarsi, nei casi come nella vita. Jonas è sempre concreto ma idealista, generoso, altruista, ma sgomita, per far capire al socio che c’è, che esiste e che farà il possibile per non lasciarlo solo. Lo scettico sembra diventare Jericho che ancora non si fida, teme, conserva i suoi segreti. Però vengono regalati dei bellissimi momenti introspettivi in cui guardare tra i suoi pensieri e i suoi ricordi.
Adorabile miss Tipperary che compare pochissimo ma che spero di vedere di più nelle prossime avventure.
Mi ha incuriosita moltissimo la figura del Re dei topi, non tanto per il personaggio in sé, quanto perché ha suscitato l’eco di qualcosa lontana. Ho avuto l’impressione che non fosse la prima volta che sentivo quel nome e credo di aver già incontrato una figura simile in almeno un’altra occasione.

Stile: Sempre molto poetico e lirico, le due autrici deliziano il lettore con virtusismi eleganti e perfettamente azzeccati che rendono il romanzo piacevole e leggeremente surreale. Descrizioni evocative coinvolgono e rendono partecipi della scena. Azzeccati i dialoghi. Registro medio alto, ma comprensibile da tutti.

Giudizio finale complessivo: Ah bè, non vale. Io adoro questa serie e i suoi protagonisti per cui sono abbondantemente di parte. Ho apprezzato moltissimo la crescita di J&J e le escursioni nei loro pensieri e nel loro passato. A livello di ‘caso’ continuo a preferire i primi due, ma è solo un gusto personale. Non mi piace che vengono coinvolti i bambini, non in modo così negativo. Non li sopporto e mettermi un marmocchio a meno di cento metri è il sistema migliore per rovinarmi l’umore, ma questo non vuol dire che voglia loro male. Per me i bambini vanno lasciati stare, anche nei libri. E non amo storie su di loro. La trama comunque è coerente e i colpi di scena ben distribuiti lo rendono un’ottima lettura. Come dicevo, è mero gusto personale.
Voto: 8/10