valodia

“Comincio a pensare che ti piaccia che ti si faccia male, Johnny Sweets” osservò pacato il grosso russo dopo che, recuperato il fuggitivo, lo aveva sbattuto nuovamente contro il muro, facendogli sbattere la testa con tale violenza da tramortirlo quasi.
Gli occhi di Johnny si riempirono di lacrime, forse per il dolore, forse per la rabbia, e la sua bocca si deformò in una smorfia infelice.
“Così sei proprio brutto” osservò Valodia, sollevandogli il mento e passandogli le grosse dita sul volto a raccogliere le lacrime, o più che altro a schiacciarle.
“E ti stai sporcando contro questo muro lercio.”
Il fatto che fosse lui e tenercelo bloccato contro, con una mano sola che gli bloccava a un tempo mani e capelli sopra la testa, sembrava irrilevante…
“Sei bello, ma sei stupido, Johnny Sweets” concluse infine, quasi con rammarico, lasciandolo andare e lanciandogli la camicia e la giacca appollottolate insieme.
“Rivestiti e vieni a mangiare con me”
Non era certo un invito, nè un vero e proprio ordine. Una specie di affermazione, che non lasciava spazio a dubbi.
Ancora un po’intontito per la botta in testa, Johnny cercò di rivestirsi, meccanicamente, le dita che tremavano visibilmente.
Valodia se ne accorse e lo riassettò alla bell’e meglio, cercando di tenere chiusa la camicia sbrindellata.
Poi si tolse il pesante cappotto di pelle e glielo mise addosso.
L’effetto dell’indumento su Johnny doveva risultare davvero esilarante, perché sul volto del russo si disegnò un sorriso tanto feroce quanto inconsueto, che sfociò anche in una bassa risata cavernosa.