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Recensione L’uomo senza volto – Lilli Luini

4.0 su 5 stelle
Scrittura luminosa
Da Lilli Luini
il 21 gennaio 2017

Sesto romanzo della serie Victorian Solstice che, per chi si trovasse a leggere per caso questo mio commento, narra di un ex ispettore di Scotland Yard e di un sedicente medium che insieme hanno messo su un’agenzia di investigazioni. Siamo nella Londra vittoriana, ma non quella a cui cinema e letteratura ci hanno abituati. Qui siamo nella città perduta, tra bassifondi, vicoli, banditi, senzatetto e prostitute. Atmosfere gotiche ma velate di una malinconia sottile. Jonas e Jericho sono i protagonisti di queste storie, ma intorno a loro si muove una folla di personaggi che finiscono per farne un romanzo corale. Il bene e il male si inseguono, si fondono, si dividono, e ancora si inseguono, ed è difficile definirli e riconoscerli.
Commentando il quinto volume della serie, mi auguravo che le autrici tornassero alle atmosfere più noir dei primi quattro. Sono stata accontentata. Dimenticati i toni soft della trasferta parigina, Jonas e Jericho vengono trascinati in una vicenda violenta e oscura, dove rischieranno di perdersi, e qualcosa perderanno.
C’è un altro fattore che rende questa seria una stella luminosa nel panorama desolante della nostra editoria: la scrittura. Una scrittura sontuosa, ricca, che non si limita a usare il dieci per cento della lingua italiana ma ne dispiega ben altre potenzialità. Una scrittura che si distacca nettamente dalla media e vola verso l’alto.

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