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I Fantasmi dei Natali Passati #4

fantasmiLa. Vita. E’. Una. Ferita. Lavitaèunaferita. L’aria ci passa gelida attraverso. Entra il freddo nella carne viva. Brucia e sa di sale. La lingua è un cartoccio, una foglia recisa e la linfa scorre dalla ferita, mentre il tessuto si svuota, le venature si asciugano, il colore cola fuori e tutto diventa grigio.
Mi chiedi: “Chi sei?” Ma io non ho mai sentito questa domanda prima. Chi sei non significa niente. Chiedi al mare chi sei? Chiedi alla pioggia? Chiedi ad un brandello di muro chi sei? Esisti solo quando ti distingui dal resto. La risposta, se te ne serve un, è questa: il buio. Sono il buio, perché qui dentro è così. Buio. Il giorno si ferma ad un passo dagli occhi. Persino i sapori ignorano la bocca, gli odori non raggiungono le mucose olfattive. La coperta ruvida pizzica la pelle nuda di qualcun altro. Ho detto buio? Intendevo vuoto. Ma in fondo non c’è differenza.

(“I Fantasmi dei Natali Passati” #4)

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