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Giulietta deve morire, #5

Giulietta deve morire, #5

La luce esangue del mattino li accolse, un cielo simile a neve sciolta, un nulla adamantino spalancato sulle loro teste.
Jericho procedeva a passo spedito. Era il solo modo per non farsi lasciare indietro da Jonas Marlowe, dalle lunghe falcate di quelle gambe di cicogna.
Forse per questo Jonas faceva in modo di lasciarsi sempre precedere da lui, anche di un solo passo.
A volte rallentava, senza farsi accorgere, e lasciava che il Medium proseguisse da solo. Lo osservava distanziarlo, le falde del cappotto che gli si gonfiavano intorno alla figura sottile come ali nere.
Ascoltava la sua voce perdersi, mentre gli rivolgeva parole che non avrebbe udito.
Lo guardava proseguire da solo, tra la gente che non faceva caso a lui, solo, lungo il marciapiede lucido di pioggia, nell’aria fredda che si condensava in nuvole di vapore, finché non sentiva dolore per la distanza che si andava allargando tra loro.
Dopo un po’Jericho si accorgeva della sua assenza e si voltava a cercarlo, lanciandogli un’occhiata da sopra la spalla, un po’stupito. Allora Jonas copriva con pochi passi quel vuoto spaventoso, e riprendevano a proseguire insieme, fianco a fianco, le maniche dei loro soprabiti che si sfioravano appena.
(Giulietta deve morire, #5)

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